Potere agli oppressi !

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Ogni nostra azione è un grido di guerra contro l'imperialismo, è un appello vibrante all'unità dei popoli contro il grande nemico dei popoli: gli Stati Uniti d'America. In qualunque luogo ci sorprenda la morte, che sia la benvenuta, purché il nostro grido di guerra giunga a un orecchio ricettivo, e purché un'altra mano si tenda per impugnare le nostre armi e altri uomini si apprestino a intonare canti di morte con il crepitio delle mitragliatrici e nuove grida di guerra e di vittoria. ( Ernesto "Che" Guevara: "Creare due, tre, molti Vietnam" ) «Qui non è solo che abbiamo due destre e che quella peggiore ha vinto le elezioni. Questa vittoria, coronata da quella capitolina, fotografa un paese che sprofonda nel baratro delle proprie paure, una plebaglia che andati in fumo i propri sogni piccolo borghesi di ascesa sociale, lungi dal pigliarsela col sistema capitalistico, mette in piazza i suoi lati più oscuri, le sue pulsioni securitarie più ripugnanti. Se la prende con gli immigrati che vorrebbe ridotti a schiavi, coi poveri che non vuole trovarsi tra le palle, coi musulmani colpevoli di non genuflettersi ai piedi del Moloch Occidente e dei cretini che lo abitano. Verrà, non c’è da dubitarne, il momento della caccia alle streghe, della persecuzione di tutti i sovversivi. Siamo davanti a quella che potremmo fascistizzazione sui generis». ( Campo Antiimperialista, L'ITALIA S'E' DEST(R)A )






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giovedì, 27 dicembre 2007

Signor Presidente, destituisca Gentilini! HRP

Signor Presidente, destituisca Gentilini!


 

    Le scrivo sig. Presidente dopo che simili lettere ho scritto negli anni scorsi al Suo predecessore e ai ministri dell'Interno dell'attuale e del passato governo, su correlati argomenti, nella sincera convinzione che in democrazia il dialogo tra i cittadini e le istituzioni sia possibile, utile e necessario e nella pertinace convinzione che esista ancora, in questo nostro Paes,e una Costituzione e un ordinamento che sanciscano solennemente l'eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e il diritto al rispetto della loro dignità.

   

    Il fatto è, sig. Presidente, che mi hanno dato pubblicamente del "tumore"! Si, non hanno detto che HO un tumore, ma proprio che SONO un tumore da estirpare prima che possa produrre metastasi. Invero sig. Presidente sono sano come un pesce (Deo gratias), ho cinque figli che stanno benissimo e se queste sono le mie metastasi, Iddio le conservi!

   

    Questa orribile e del tutto erronea diagnosi non viene da un oncologo incapace ma da Giancarlo Gentilini, prosindaco di Treviso il quale giustificando la persecuzione dei musulmani della città da parte dei Vigili Urbani mandati ad identificarli durante la preghiera congregazionale e la proibizione di utilizzare una struttura privata per celebrare il rito della festa del Sacrificio, avrebbe detto di averlo fatto perchè trattandosi di "un tumore che poteva degenerare in metastasi andava estirpato". Gentilini non è nuovo a questo genere di esternazioni anni fa affermò che: " I perdigiorno extracomunitari bisognerebbe vestirli da leprotti per fare pim, pim, pim col fucile" e un'altra volta che bisognava affondare i battelli dei clandestini a colpi di bazooka.

    Sembrerà strano a Gentilini ma non sfugge di certo a Lei, sig. Presidente, che la nostra Costituzione garantisca la libertà religiosa e la nostra legge penale (art. 406 ) condanni la turbativa di funzione religiosa.

   

    Ebbene sig. Presidente, se alcune amministrazioni comunali del Sud sono state dichiarate decadute per ragioni di connivenza mafiosa, mi domando se non si sia possibile far decadere personaggi come Gentilini e i suoi sodali per totale incompatibilità con la Costituzione della Repubblica. E, per prevenire, che è sempre meglio che curare, non si potrebbe aggiungere un altro titolo alla nota Carta che il Ministro Amato ha fatto redigere e che vuole sotto(im)porre alle comunità immigrate per ribadire il sistema valoriale su cui si basa la convivenza nel nostro Paese? Un piccolo segno di reciprocità, anche di un solo articolo che obbligasse i sindaci, e i prosindaci, d'Italia ad un profilo di civiltà e di rispetto della dignità di tutti cittadini e i residenti?

 

    Con viva cordialità

   

    Hamza Roberto Piccardo, musulmano italiano

 

in allegato la lettera che scrissi al Presidente Ciampi nel 2005

qui di seguito rassegna stampa sulle affermazioni di Gentilini

 

In merito ai diritti negati ai musulmani gia' nel 2005 scrivemmo questa lettera al presidente Ciampi

Scarica il file>>

 

 

 

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Le perle di Gentilini

da http://www.maidire.net/public/forum/messages/3983/5750.html?1034265392

«Io stesso avevo chiesto più volte che gli alpini potessero essere utilizzati come truppe di controllo alle frontiere italiana contro l'immigrazione clandestina>>

[parlando di extracomunitari] «A volte le nostre stalle sono in migliori condizioni delle loro case»

«Molti nemici, molto onore»

«Agli extracomunitari che si fermano in Italia andrebbero prese non solo le impronte delle dita delle mani, ma anche dei piedi e del naso se occorre»

[Riferito ai giornalisti] «quei delinquenti che scrivono contro la razza Piave. Gente che deve essere rigettata nel Tevere pieno di fango rosso. E io odio quel colore, perché anche le ombre le bevo solo di vino nero».

«Mi hanno tanto criticato per la faccenda dei carri piombati. Ma quelli che vengono qui senza essere in regola vanno impacchettati come sardine e rispediti indietro».

«Per gli extracomunitari ci sono i deserti e le savane»

«Altro che sanzioni alternative e riforma del Codice penale. Chi viene condannato deve essere costretto a lavorare con la catena ai piedi ed il mitra sulla schiena»

Parlando di extracomunitari: «Questi non sanno nemmeno cosa sia il lavoro al massimo, potrei tollerare qualche ladro di polli nostrano. Stiamo studiando la possibilità di far loro pulire tutti gli scoli dell'acqua, che nel nostro comune sono ben 35.000»

«la Lega ha il dovere di erigere un cordone sanitario contro gli immigrati, i no global, i nomadi rubiaioli e i centri sociali. Contro tutti costoro, tolleranza zero. A noi non interessa una civilità multietnica, abbiamo mille anni di storia da difendere»

«Il brivido che provo quando vedo il tricolore vorrei che si trasmettesse ai giovani. Anche agli imboscati. L'obiezione di coscienza l'ho sempre odiata, non si mercanteggia con il proprio dovere».

«se occorre bisogna sparare con i bazooka contro gli scafisti che portano i gommoni pieni di clandestini, senza però la gente sopra. A un certo punto bisogna anche ad altezza d'uomo perché c'è un'occupazione latente e sotterranea del territorio italiano»

(parlando di Casarini) "E' un bin Laden 2 che esce dai suoi territori (Padova e Venezia) per invadere popolazioni che lo snobbano. Crede di essere ancora sotto il regime comunista, ma le cose sono cambiate. Sono convinto che ci voglia un po' di codice militare in questo momento, visto che l'Italia è in guerra"

«C'era una Bmw con le targhe a penzoloni, i fanalini che funzionavano uno sì e uno no. E mi sono chiesto: di chi sarà questa? Manco a dirlo, dentro c'era un extracomunitario. E poi fanno le campagne contro le mine antiuomo: queste sono le vere mine antiuomo. Mine viaggianti»

«Le auto degli extracomunitari, sono spesso prive di bollo, non assicurate, guidate da clandestini, hanno targhe contraffatte per usi illeciti. Cosa devo dire ai congiunti delle vittime della strada che non possono usufruire dei risarcimenti dato che l'auto era guidata da extracomunitari clandestini senza patente, senza assicurazione e senza bollo?». Per questo per Gentilini «uno Stato di diritto non può permettere che le cose continuino come sotto il passato regime» e quindi chiede a Berlusconi e Bossi «leggi nuove, leggi ferree, ma sprattutto l'eliminazione del buonismo, della falsa solidarietà» e invita alla «tolleranza zero»

«Noi abbiamo bisogno di gente in regola e che faccia un lavoro preciso. Gente che stia alla catena di montaggio, che produca. Solo così avremo la situazione sotto controllo»

«Non mi risulta affatto che i trevigiani nel mondo pensino di noi che siamo razzisti ed incivili. Sabato ero con quelli di Latina, che bonificarono l'agro pontino. Non ho sentito da loro epiteti di questo tipo. Io ho sempre detto che accetto l'immigrazione, però a pari condizioni di quella vissuta dai nostri nonni e bisnonni»

«Putroppo a Genova si è visto che le forze dell'ordine non sono più abituate a usare il manganello: dopo cinque anni di buonismo, bisognerà rieducarle»

«Casarini va messo nel girone dantesco dove lo sterco arriva alla gola»

«Hanno scelto proprio il colore giusto: sono neri dalla vergogna»

«Come sindaco di Treviso chiedo ufficialmente che l’esercito venga a pattugliare giorno e notte le strade della mia città. Sono pronto ad acquistare mezzi militari e fornire volontari per fare le ronde, se necessario»

[dopo aver fatto rimuovere le panchine dai giardini pubblici di Treviso] "E se non basterà, si potrebbero pure segare tutti gli alberi"

«Sapete perchè dicono che sono haideriano? Perchè ho detto ad Haider che è un mio allievo perchè nel suo programma parla di ordine e disciplina, proprio come me»

«Questa è casa nostra e in casa nostra abbiamo il diritto di difenderci dai ladri: se qualcuno entra in casa mia per rubare e mette in pericolo la mia famiglia io lo buco, il codice penale deve darci maggiori garanzie contro i ladri. Oggi, in caso di aggressione, chi rischia di andare in galera è chi si difende e non chi entra in casa tua per portarti via tutto»

A Volpago Gentilini ha spiegato cosa dirà alle donne prima del voto: «Dirò loro di non fare l'amore col marito o col fidanzato se prima i loro uomini non saranno andati a votare. Le donne hanno un'arma eccezionale e anche quell'arma serve per conquistare Roma»

«C'è una bella differenza tra i nostri emigranti e quelli attuali: Noi avevamo alle spalle duemila anni di storia e di civiltà, loro conoscono soltanto la civiltà della savana, del deserto e della giungla»

«Resta lontano da questa zona - tuona Gentilini non appena l'extracomunitario gli si para davanti - ve l'ho già detto tante volte! La prima volta ti avverto, la seconda ti faccio sequestrare tutta la merce». «Non mi fissare a quel modo perché non ho alcuna necessità di essere squadrato da te»

«Lei ha proposto di rispedire al mittente gli immigrati con i vagoni piombati», gli ha detto il cronista. E Gentilini: «Certamente. I vagoni servirebbero per riportare i negri oltre la nostra frontiera. Sarebbe l'unico modo per allontanarli»

«Mi auguro di mandarli in esilio tutti quanti il 13 maggio. Saremo noi che conquisteremo Roma per la seconda volta. Sarà una marcia su Roma, ma come quella che fecero i nostri antenati, i barbari venuti dal Nord che portarono il sangue vivo e buttarono a mare l'impero romano che era diventato soltanto un ricettacolo di vizi»

«Il Vangelo insegna porgi l'altra guancia; io dico: se mi dai uno schiaffo ti spacco il muso»

«Il vangelo dice quello che resta dallo agli altri. Gentilini dice: prima mi riempio la pancia io, quello che resta lo do agli altri»

«Pensate se io posso pensare di murare i frati ma non posso tollerare che si dia da mangiare a extracomunitari con auto e telefonino, quella non è carità. Quelli sono personaggi che nel resto della giornata spacciano droga e portano le prostitute lungo le strade, bisogna prendere quelle auto, un colpo di bazooka e via»

«Da anni vado ripetendo l’assoluta necessità di dotare i sindaci e i presidenti delle Province di un corpo di polizia autonomo e dotato di armi da fuoco, e ho sempre indicato come prioritaria una riforma in questo senso della polizia municipale»

«gli extracomunitari delinquenti li butto nel Sile»

«Questi - ha detto riferendosi alla dichiarazione che gli è costata il rinvio a giudizio - non sono reati di razzismo: il reato di razzismo è così abnorme - ha aggiunto - che è difficile dire nella storia se lo abbia commesso Hitler»

“Un giorno, durante un giro di ispezione mi sono imbattuto in un ubriaco che ha osato rispondermi male: gli ho mollato uno sganassone che lo ha fatto volare per terra”

È per questo che di schiaffoni, Gentilini ne ha per tutti, meno che per le prostitute, perché: "sono le navi-scuola dei giovani, anche se oggi non mi fiderei ad andare con loro: mi ricordo in gioventù di certe mulatte... Altri tempi! Comunque, con le prostitute chiudo un occhio: ce ne sono una quindicina, tutte monitorate. Assieme alle nostrane tollero qualche extracomunitaria"

«Per fare esercitare i cacciatori potremmo vestire da leprotti gli extracomunitari. Tin. Tin. Tin!»


farebbe più ridere se non fosse vero

 

http://www.islam-online.it/gentilini.htm

postato da: MarkusWolf alle ore 04:07 | link | commenti (1)
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martedì, 11 dicembre 2007

Putin è solo un imperialista

I compagni Hugo e Vladimir? Ma per favore!

Gianluca Bifolchi, Acthung Banditen

 

putin_chavez.jpg

 

8 dicembre 2007

E' arrivato il momento di cominciare a fare chiarezza su una certa operazione di deliberata confusione che, cominciata da tempo, domenica scorsa, grazie alla coincidenza del referendum confermativo sulla riforma costituzionale in Venezuela e alle elezioni legislative in Russia, ha fatto giganteschi passi in avanti. Mi riferisco al sempre più frequente accostamento del nome di Hugo Chávez e di Vladimir Putin, in nome del loro attuale ruolo "antimperialista", per far passare l'idea che si tratti di due personaggi equivalenti, e che il sostenere uno implichi la necessità logica di sostenere anche l'altro.

I sofismi geopolitici a sostegno di questa tesi avrebbero fatto la gioia, alla fine degli anni 30, dei sostenitori dell'asse Roma-Tokio-Berlino, particolarmente al momento della sigla degli accordi Molotov-Ribbentrop che, superando obsolete divisioni tra destra e sinistra, aprivano finalmente il fronte unico contro le demo-plutocrazie occidentali (e oggi sappiamo con quanta lungimiranza da parte di Josip Stalin, che secondo tutti gli storici continuava a fidarsi del compagno Adolf anche a Operazione Barbarossa bell'e iniziata, con i panzer che sciamavano nella steppa russa).

La Rivoluzione Bolivariana che sta avendo luogo in Venezuela potrebbe prima o poi deludere gli innumerevoli sostenitori che si è guadagnata in tutto il mondo, ma se questo avverrà sarà perché i suoi leader, a partire da Hugo Chávez, mostreranno un volto diverso da quello esibito finora, e non sarà certro il primo inganno di questo tipo della storia. Ma non vi è inganno che possa nascondere il fatto che Vladimir Putin è un assassino, criminale di guerra, mafioso e opportunista. Che qualcuno possa confondere il nazionalismo grande russo della sua azione di governo con i contenuti umanistici delle grandi svolte politiche del Venezuela, della Bolivia, dell'Ecuador o del Nicaragua, è un segno del deplorevole stato della cultura di sinistra in Italia (altrove sono ben più vaccinati contro questi deliri).

Si sostiene che le accuse di frode elettorale e di addomesticamento della democrazia che vengono regolarmente mosse alla Russia e al Venezuela siano l'espressione di un'operazione di destabilizzazione condotta dalla CIA e dal Dipartimento di Stato. Senonché, le prove di una simile operazione sono molto più evidenti per il Venezuela che per la Russia e, soprattutto, queste accuse sono del tutto infondate per il paese latinoamericano, mentre sono vere per la Russia. Spero che la gente di sinistra vorrà riflettere sulle parole del segretario del partito comunista russo, Ghennadi Ziuganov, arrivato secondo alle elezioni di domenica: "Tenendo in conto il crescente malessere degli elettori, ci rivolgiamo ai cittadini perché esprimano con tutti i mezzi la loro protesta contro la violazione della volontà popolare". O si rifletta sulle parole di Melnikov, dirigente della campagna elettorale dei comunisti russi: "In diversi distretti di Mosca abbiamo ricevuto il 20% dei voti. Ma come sempre, quando i risultato del PCFR supera il livello 'permesso' il sistema informatico va in tilt. Ai comitati elettorali della regione non sono arrivati più i dati. Anche se alla fine delle elezioni mancavano più di tre ore nel sistema sono entrati solo dati relativi al 10% dei voti". Hugo Chávez ha creato un sistema elettorale che è un modello di trasparenza, lodato da centinaia di osservatori internazionali, e che ha permesso in questa occasione la prima significativa vittoria dell'opposizione. Il sistema russo è una frode gigantesca che ricalca il livello di corruzione profonda e di arbitrio che domina in quella società e in quelle istituzioni.

Se i teorici del "superamento" di destra e sinistra hanno tutto l'interesse all'annacquamento della memoria storia, è tanto più opportuno ricordare certi dati della biografia politica di Vladimir Putin.

Tornato al crollo dell'URSS dalla sede di Dresda della KGB, dove si era occupato di spionaggio economico, dopo una breve parentesi come galoppino di Anatolij Sobcak, passa al clan del cleptocrate alcolizzato Boris Eltsin, e in particolare al servizio di Anatolij Cubais, l'architetto delle privatizzazioni del sistema sovietico a favore di mafie e plutocrati di nuovo conio. Delle tante cattive eredità lasciate dal comunismo sovietico vi è di sicuro quello di una società civile immatura e credulona che poté prendere sul serio, qualche anno più tardi, la pretesa di Putin di non essere infangato con le porcherie del clan Eltsin compiute nel primo decennio post-sovietico, ma la verità è che sotto Cubais Putin, forte della sua esperienza nel KGB, raccoglieva dossier riservati da usare per ricattare tutti coloro che minacciavano la cosca eltsiniana. Fu probabilmente un suo lavoro il filmato che ritraeva il Procuratore Generale di Mosca Yuri Skuratov (o qualcuno che gli somigliava parecchio) che si dava ai bagordi con due prostitute. Filmato che portò ad un primo blocco dell'inchiesta sulla multinazionale svizzera Mabetex, riguardante episodi di gigantesca corruzione che portavano direttamente a Eltsin e alle sue figlie.

Ma l'irresistibile ascesa di Putin è soprattutto debitrice al genocidio ceceno. Conclusasi il 31 Agosto 1996 con gli accordi di Kahsavyurt, la prima guerra cecena lasciava erlomeno il passo ad un teso e difficile modus vivendi tra gli indipendentisti della repubblica caucasica e le autorità russe. Ma tanto in Russia che all'estero, dopo una pausa di respiro, c'era stata una ripresa delle inchieste sulla famiglia del cleptocrate Eltsin, che stavolta non era possibile contenere con qualche ricatto a testimoni e procuratori. Putin, che da signor nessuno si era ritrovato a fare il primo ministro di Zar Boris nell'estate del 1999, aveva bisogno di una grande manovra dilatoria per salvare la cordata di ladri e mafiosi di cui faceva parte. Ecco allora che all'improvviso Mosca ed altre città russe tra l'agosto e il settembre 1999, poche settimane dopo l'insediamento di Putin nella carica di primo ministro, sono scosse da attentati che provocano quasi duecento vittime. I servizi di controspionaggio denunciano subito la matrice terrorista cecena, anche se né allora né in seguito viene prodotta alcuna prova. Contemporaneamente il leader indipendestista ceceno Shamil Basaev, di cui sono provati e straprovati i rapporti con Boris Berezovskij, il plutocrate russo allora alleato di Putin, e grande manovratore dietro le quinte della politica russa, scatena un attacco alla repubblica del Daghestan per dare uno sbocco sul mare alla Cecenia in vista di una indipendenza totale che il presidente moderato Aslan Maskhadov non vuole, accontentandosi dell'ampia autonomia prevista dagli accordi di Khasavyurt. Un'opinione pubblica russa resa isterica e xenofoba da una campagna anti-cecena condotta dai grandi media (tutti sostenitori di Putin e Eltsin, altra grande differenza con Hugo Chávez, che dal primo momento ha subito gli attacchi feroci di tutta la grande stampa nazionale), reclama una guerra punitiva contro la Cecenia che Putin si affretta a darle, contentissimo di passare come l'uomo forte che riporterà l'ordine in Russia, e intanto far passare nel dimenticatoio i guai giudiziari di Eltsin e delle sue adorate figlie.

Gli indipendentisti ceceni sono gente poco simpatica, molto più prossima al modello del signore della guerra che a quello del patriota senza macchia. Ma la seconda guerra cecena (1999-2000) è un abisso di brutalità da parte delle forze armate russe che si abbatte su una popolazione civile presa tra i due fuochi di un indipendentismo ceceno banditesco ed una soldataglia russa tra le più spregevoli del mondo. Va bene indignarsi perché ad Abu Ghraib la soldatessa Lynn England tiene al guinzaglio i prigionieri iracheni. Ma forse ci starebbe bene anche qualche denuncia sullo stupro sistematico di tutte le donne cecene che finivano nei "campi di filtraggio" dell'esercito russo, o del passatempo preferito dei soldati in servizio in quei luoghi ameni di inchiodare su un tavolaccio la lingua dei prigionieri uomini per "avere informazioni", e poi, informazioni o meno, il rilascio dietro riscatto pagato dalla famiglia o scomparsa in qualche fossa comune dei dintorni.

E che dire della decisione dello stato maggiore russo di emulare il "modello Kosovo", visto all'opera qualche mese prima, con la Nato che disimpegna i suoi compiti strategici attraverso una campagna aerea? Pensando alla magra figura fatta dalle forze di terra russe durante la prima guerra cecena (un esempio di straordinaria corruzione ed inefficienza) sembra una buona idea. Peccato che Mig e Sukoy non sono equipaggiati con bombe a guida laser, e che tutto si risolve nel ritorno dei bombardamenti a tappeto su Groznij. E' il modello sud-vietnamita, piuttosto.

Varrebbe anche la pena ricordare che la presentazione di un conflitto armato come "operazione antiterroristica" non è stato inventato da Bush con l'attacco all'Afghanistan, che arriverà solo nell'ottobre del 2001. Operazione Antiterroristica è invece la definizione d'uso dei media e della diplmazia russa per presentare il selvaggio assalto ai civili ceceni. In realtà il conflitto ceceno, dal punto di vista delle leggi di guerra è uno "scontro armato non internazionale", previsto dal II protocollo aggiuntivo della Convenzione di Ginevra. Ma la viltà della comunità internazionale, che guarda dall'altra parte, severamente e giustamente censurata quando si tratta della Palestina o del Rwanda, non è invece rilevata in questa occasione dai tanti apologeti dell'antimperialismo criminale di Putin.

E a proposito, come giudicheremo il fatto che la Russia è stata parte dal 2001 del Quartetto della Road Map e che se ne è stata ben zitta mentre l'UE e gli Stati Uniti davano ad Israele il via libera nel caso del Muro dell'Apartheid nella West Bank e della creazione del campo di concentramento di Gaza? E' vero che non aveva strumenti di intervento diretti, ma poteva almeno usare la sua considerevole voce internazionale per denunciare il clima omertoso che si era creato intorno alla causa palestinese. E tutto ciò quando Hugo Chávez durante la guerra del Libano dell'estate del 2006 ritirava l'ambasciatore da Tel Aviv. La verità è che il sacrificio dei Palestinesi è stata una prova di "buona volontà" da parte della Russia per dimostrare che un accordo è sempre possibile, se solo gli USA si dimostrano ragionevoli. Chi è stupido o in malafede può credere che la Russia voglia un ordine multipolare in cui non vi è spazio all'arroganza imperiale americana, chi bada ai fatti può facilmente rendersi conto che Putin vuole solo il ripristino dello status di superpotenza per il suo paese. Dopo di che, tutto si potrà aggiustare tra grandi.

Che Putin sia riuscito a salvare la Russia dalla vendita all'incanto agli interessi finanziari occidentali è possibile. Ma questo è accaduto sostanzialmente perché un condominio tra questi interessi e l'oligarchia politico-mafiosa creatasi ai tempi di Eltsin — il milieu da cui proviene lo stesso Putin — è andata progressivamente diventando stretta ad un uomo che ha capito di avere in mano la carta di una restaurazione autocratica. Chi crede che l'importanza di Hugo Chávez consista nell'aver riaperto la speranza del socialismo nel mondo dovrebbe guardarsi dalla contaminazione con queste derive fascistoidi.



Link: www.achtungbanditen.splinder.com/post/15033948/I+compagni+Hugo+e+Vladimir%3F+Ma
postato da: MarkusWolf alle ore 20:10 | link | commenti (1)
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