Potere agli oppressi !

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Ogni nostra azione è un grido di guerra contro l'imperialismo, è un appello vibrante all'unità dei popoli contro il grande nemico dei popoli: gli Stati Uniti d'America. In qualunque luogo ci sorprenda la morte, che sia la benvenuta, purché il nostro grido di guerra giunga a un orecchio ricettivo, e purché un'altra mano si tenda per impugnare le nostre armi e altri uomini si apprestino a intonare canti di morte con il crepitio delle mitragliatrici e nuove grida di guerra e di vittoria. ( Ernesto "Che" Guevara: "Creare due, tre, molti Vietnam" ) «Qui non è solo che abbiamo due destre e che quella peggiore ha vinto le elezioni. Questa vittoria, coronata da quella capitolina, fotografa un paese che sprofonda nel baratro delle proprie paure, una plebaglia che andati in fumo i propri sogni piccolo borghesi di ascesa sociale, lungi dal pigliarsela col sistema capitalistico, mette in piazza i suoi lati più oscuri, le sue pulsioni securitarie più ripugnanti. Se la prende con gli immigrati che vorrebbe ridotti a schiavi, coi poveri che non vuole trovarsi tra le palle, coi musulmani colpevoli di non genuflettersi ai piedi del Moloch Occidente e dei cretini che lo abitano. Verrà, non c’è da dubitarne, il momento della caccia alle streghe, della persecuzione di tutti i sovversivi. Siamo davanti a quella che potremmo fascistizzazione sui generis». ( Campo Antiimperialista, L'ITALIA S'E' DEST(R)A )






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lunedì, 15 ottobre 2007

«Ramadan, una polemica inutile»

Il Comune risponde a Forza Nuova (a cui chiederà i danni per imbrattamenti) sulla concessione di una palestra a Caonada «Ramadan, una polemica inutile» «Hanno lasciato tutto in ordine e in piazza offerto dolci e the in segno d’integrazione»
Montebelluna
"Allarme" Ramadan a Caonada. Un comunicato di "Forza Nuova" ha lanciato ieri l'allarme sulla questione relativa alla concessione, da parte dell'amministrazione, della palestra di Caonada per lo svolgimento delle cerimonie legate alla chiusura del Ramadan. "Emerge la notizia dell'ultimo minuto -scrive "Forza nuova"- secondo cui la palestra dedicata alla frazione di Caonada, fungerà da luogo di ritrovo per numerosi musulmani intenti a celebrare il rito periodico del "Ramadan". Purtroppo nessuno conosce l'effettivo afflusso dei fedeli; non si sa se quantificare i presenti in decine o centinaia, e non si sa se l'evento possa penalizzare, con conseguenze tutt'altro che piacevoli per gli automobilisti, la normale circolazione del traffico locale. Il Comune, prima di dare il via libera all'iniziativa, neppure ha consultato i residenti. In questo modo, anche quello spettro di una moschea che ancora era invisibile, compie un piccolo e significativo passo in avanti". Ma l'assessore ai servizi sociali Franco Trinca spiega: "la palestra è stata concessa venerdì scorso per alcune ore a due associazioni riconosciute e perfettamente in regola; tutto si è svolto con ordine e i locali sono stati lasciati completamente puliti". E il sindaco Laura Puppato aggiunge: "ieri mattina, in piazza, le comunità musulmane hanno festeggiato con la città la fine del Ramadan, offrendo dolci e the; è un segno di integrazione, testimoniato anche dalla sempre maggiore adesione di tali realtà alle associazioni di volontariato locali, dall'Avis all'Aido". Laura Bon
postato da: MarkusWolf alle ore 17:25 | link | commenti
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mercoledì, 10 ottobre 2007

IRAQ: Americani: non inseguite miraggi, vi combatteremo fino all'ultimo uomo

Americani: non inseguite miraggi, vi combatteremo fino all'ultimo uomo
Intervista all’«Esercito dei Rashidin» (Jaish al-Rashidin)


Italiano / Oct 10, 2007

 

http://www.antiimperialista.org/index.php?option=com_content&task=view&id=5352&Itemid=68

 



Quella che segue è un'intervista al leader dell'Esercito dei Rashidin, Adil al-Zahawi (il nome del leader viene rivelato per la prima volta), pubblicata il 2 ottobre 2007 dall'agenzia Haq.

Parlaci degli inizi.

L'Esercito dei Rashidin è stato creato sin dai primi giorni dell'occupazione, ha cominciato a raccogliere le armi che erano rimaste a Rustamiya [dove c'era un accampamento militare dell'Esercito iracheno regolare] e nelle altre periferie di Baghdad, e si è dichiarato militarmente nove giorni dopo l'occupazione di Baghdad, quando dei nostri combattenti hanno portato un attacco a una pattuglia dell'esercito occupante, e il 18 aprile 2003 ci siamo scontrati con una pattuglia di polizia nel quartiere di Nafaq al-Shurta, nella zona di al-Khark a Baghdad [zona ovest di Baghdad], dopo la preghiera pomeridiana del venerdì. Non abbiamo documentato questi attacchi con riprese o immagini, poiché all'epoca non adottavamo questa tattica.
L'Esercito dei Rashidin è presente in diverse parti dell'Iraq, in province sia del Nord sia del Sud, come potete notare se guardate i video dei nostri arracchi.

Cosa ci dici dell'agenda e degli obiettivi politici?

Quelli che seguono sono alcuni dei tratti salienti del nostro programma politico; chiunque ne voglia sapere di più può consultare il programma proposto dal Fronte per la jihad e la riforma, di cui facciamo parte.

1. Resistenza armata e cooperazione con i gruppi che non sostengono l'occupazione e riconoscono che le Resistenze, come rappresentanti legittime dell'Iraq, hanno diritto all'autodeterminazione.

2. Impegno per ricostruire una società politica e uno Stato iracheno fondati sulla giustizia, e impegno a creare istituzioni che siano al servizio della comunità e garantiscano una vita dignitosa a tutti gli Iracheni.

3. Impegno per la liberazione dell'Iraq dall'occupazione straniera e il raggiungimento della piena indipendenza; per assicurare la libertà personale e la piena indipendenza economica e politica, e rifiutando qualsiasi ingerenza negli interessi nazionali da parte di forze esterne; e per costringere gli occupanti a risarcire il popolo iracheno di tutti i danni morali e materiali dovuti all'invasione e alle conseguenze da essa portate.

4. Impegno per liberare tutti i prigionieri sia dalle carceri degli occupanti sia da quelle governative; onorare i martiri che hanno pagato il prezzo più alto per la libertà.

5. Identificazione dell'Iraq come uno stato arabo e islamico, le cui risorse appartengono a tutti gli Iracheni senza distinzioni.

6. Illegalità della costituzione, delle leggi e dei trattati che sono stati promulgati dopo l'occupazione, che offendono la sovranità e gli interessi dell'Iraq.

7. Rifiuto di accettare gli spostamenti [spesso dovuti a motivi religiosi] a cui la popolazione è stata costretta durante l'occupazione, e impegno per risolvere le dispute sorte prima dell'occupazione, da perseguirsi quando le circostanze saranno favorevoli, quando cioè gli occupanti si saranno ritirati, e tenendo conto della specificità della questione curda, che sarà discussa con i fratelli curdi sotto l'egida della Giustizia e nella cornice di uno Stato iracheno libero e indipendente.

Siete certi che le forze occupanti si ritireranno? Cosa avete in mente per la fase successiva al ritiro?

Sì, ne siamo certi, poiché la nostra terra non si è mai piegata a un occupante, in alcuna occasione: se guardate alla Storia, vedrete che potenze brutali hanno sempre preso di mira l'Iraq, ma ogni loro tentativo è fallito. I figli di questa terra benedetta hanno dedicato sé stessi a conservare la propria libertà.

Riguardo alla domanda sui nostri propositi per dopo il ritiro delle forze nemiche, siamo convinti che l'espulsione degli occupanti fornirà un terreno favorevole a tutti gli Iracheni, i quali hanno imparato una dura lezione con l'esperienza degli scontri etnici e confessionali provocati dall'invasione: questo sarà loro d'aiuto nella scelta di una forma statale appropriata, che faccia gli interessi della loro religione, del loro paese e delle generazioni future. Gli Iracheni sapranno fare la scelta giusta.

Si dice che le fazioni jihadiste portino la colpa di aver lasciato la città di Baghdad in mano alle milizie e alle forze d'occupazione: cosa ne pensi?

Le fazioni della Resistenza non hanno mai abbandonato Baghdad, ma è nella natura della guerra utilizzare tattiche differenti: i gruppi jihadisti stanno usando diverse tattiche basate sugli attacchi lampo quando non possono rimanere sul territorio o in una zona particolare per non essere facili bersagli, il che è un rischio concreto, soprattutto considerando che molte persone, che sono entrate al seguito degli occupanti, stanno ancora lavorando come loro spie.

Cosa ci dici dei recenti scontri tra gruppi della Resistenza?

Noi dell'Esercito dei Rashidin abbiamo sempre mediato tra le fazioni della Resistenza: tutti i combattenti sono fratelli e i fucili vanno diretti solo contro il nemico.

Crediamo che un combattente pronto a sacrificarsi per la sua religione e la sua patria sia più attento di altri a non spargere sangue inutilmente.

In molte situazioni abbiamo dovuto rimandare le nostre operazioni contro il nemico, poiché sapevamo che rischiavamo di colpire dei civili: presto pubblicheremo dei video a conferma di ciò.

Cosa ci dici delle trattative tra alcuni gruppi della resistenza e persone al soldo delle forze d'occupazione, all'interno del cosiddetto "processo politico"? Sono parte del problema?

Noi non abbiamo nessuna fretta di sederci a negoziare con l'occupante, e non intratterremo contatti con esso, a meno che non siano preceduti da un accordo firmato che stabilisca princìpi condivisi e garanzie, e che la decisione non sia concordata tra i maggiori gruppi combattenti - e a Dio piacendo in questi giorni hanno cominciato ad emergere segni di unità tra i gruppi, il che renderà più facili i negoziati, quando verrà il momento.

L'anno scorso avete diffuso un video in inglese, intitolato The code of silence ("Il codice del silenzio"). Come giudichi i risultati dei media jihadisti in generale? E voi, avete novità?

Generalmente, non è possibile fare un parallelo tra i mezzi di comunicazione dei jihadisti e le loro operazioni militari, per tre motivi:

Innanzitutto, ci sono la forza e la capacità pervasiva della macchina mediatica del nemico, che si distingue per grande professionalità, capacità e raggio d'azione.

Poi viene l'esperienza limitata di coloro che si dedicano alla comunicazione jihadista, che hanno dunque bisogno di un lungo periodo di pratica per acquisire le capacità necessarie.

Infine c'è il silenziamento praticato da molti media, e sfortunatamente ciò vale anche per alcuni media di riconosciuta obiettività professionale.

In The code of silence spieghiamo alcuni aspetti della nostra attività, specialmente per quanto riguarda la nostra capacità di raggiungere gli obiettivi che ci diamo. Il filmato è stato diffuso in due lingue, arabo e inglese, e ci siamo rivolti al Presidente americano con un messaggio chiaro: li sconfiggeremo, e la vittoria sarà nostra.

Ho il piacere di annunciare ai lettori, attraverso il vostro sito, che l'ufficio stampa dell'Esercito dei Rashidin sta per rilasciare un nuovo video che, come The code of silence, sarà rivolto al pubblico americano.

Recentemente è stata annunciata la formazione del Fronte per la Jihad e la Riforma. Fronti come questo favoriscono la Resistenza?

Qualsiasi sforzo di unificare i gruppi che resistono all'occupazione favorisce ovviamente la Resistenza, oltre a essere un dovere e una necessità nazionale.

Ci sono stati cambiamenti o sviluppi a seguito dell'emergere di questi fronti?

Non vogliamo fare pronostici in queste prime fasi, comunque al momento non riveleremo i nostri piani, per tenere il nemico in uno stato di allerta e tensione nervosa.

Come immaginate la forma di governo dell'Iraq dopo la fine dell'occupazione?

Come abbiamo detto in precedenza, crediamo che il ritiro degli occupanti darà agli Iracheni un terreno favorevole, e che gli Iracheni si accorderanno tra loro sulla forma di governo da adottare, che sarà basata sull'eredità islamica e araba che appartiene alla maggioranza della popolazione, ma terrà conto dei diritti delle minoranze.

Cosa ci dici del recente conflitto tra i partiti sciiti e la Resistenza? E' un bene o un male?

Noi generalmente rifiutiamo queste suddivisioni e l'utilizzo di una simile terminologia confessionale, poiché è una mentalità arrivata con l'occupazione, la quale ha cercato di utilizzarla per i propri fini.

Generalmente dividiamo la società irachena in due categorie: coloro che sono contro l'occupazione, e tra di essi ci sono Iracheni di tutti i tipi; e coloro che collaborano con l'occupazione, e anche questa categoria include ogni sorta di Iracheni: arabi, curdi, turkmeni, musulmani, crisitani, sunniti, sciiti. Noi non consideriamo questo conflitto come un conflitto contro una comunità, che sia sciita o meno: esso è dovuto al fatto che alcune forze collaborano con gli occupanti.

Per finire, un messaggio ai gruppi jihadisti, al popolo iracheno, e al popolo americano?

Ai fratelli e compagni della Jihad diciamo: siate fieri e restate uniti.

Al popolo iracheno diciamo: siete il nostro sostegno, siate pazienti, non abbandoneremo voi né il Paese.

Al popolo americano diciamo: pe quanto tempo ancora volete inseguire un miraggio? Dite ai vostri leader di tornare in sé e cercare di preservare ciò che rimane del nostro sangue e del sangue dei vostri soldati. Non verremo meno al dovere di combattere i vostri soldati, continueremo a combattere fino all'ultimo uomo.
postato da: MarkusWolf alle ore 23:44 | link | commenti (6)
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lunedì, 08 ottobre 2007

CON LA RESISTENZA PATRIOTTICA DEI TALIBANI

Afghanistan: un'eroica resistenza che ci svergogna

Gabriele Zamparini, The Cat's Dream, Traduzione di Freebooter

taliban_0306.jpg

 4 ottobre 2007

Quindi il volto del Grande Fratello si sbiadì nuovamente ed invece si stagliarono in lettere maiuscole marcate i tre motti del Partito:

LA GUERRA E' PACE

LA LIBERTA' E' SCHIAVITU'

L'IGNORANZA E' FORZA


[George Orwell, 1984]

Il fantoccio dell'Afghanistan Karzai ha offerto ai talibani
"un'alta posizione in un ministero del governo come un modo per porre fine alla crescente ribellione" nel paese.

La famigerata propaganda sui colloqui di pace, così efficace per le menti occidentali, è qualcosa alla quale gli afgani sembrano essere immuni.

La Reuters ci ha informato:

Karzai ha detto che il Presidente degli USA George W. Bush ed il Segretario Generale dellìONU Ban Ki-moon avevano entrambi sostenuto l'idea di colloqui di pace quando li ha incontrati negli USA questo mese.

Il portavoce dei talibani Qari Mohammad Yousuf ha detto alla Reuters da una località segreta che colloqui con Kabul erano impossibili.

"Il governo di Karzai è un governo fantoccio. Non ha nessuna autorità, perciò perché dovremmo sprecare il nostro tempo e la fatica", ha detto Yousuf.

"Finché gli americani e le truppe della NATO non saranno fuori dell'Afghanistan dei colloqui con il governo Karzai non saranno possibili". (...)

"Da una parte, l'America ha messo il nome del nostro capo in una lista di ricercati e ci chiama terroristi e dall'altra parte Karzai parla di colloqui di pace. E' una barzelletta", ha detto Yousuf.

Dimenticate i Neo-Con, i Neo-Dem, i Neo-Lib ed i Neo-Matti. Il ruolo che demonizzazione e deumanizzazione dei (molti, molti, molti...) nemici dell'Impero hanno giocato nell'appoggiare l'imperialismo ed il colonialismo può essere compreso più facilmente in quegli scrittori, giornalisti, intellettuali e pianificatori di movimenti pacifisti liberal e progressisti occidentali che ricorrono sempre ai diritti umani, ai diritti delle donne, alle violazioni dei diritti dei gay del nemico del mese dell'Impero come ragione perché noi, le persone illuminate, non possiamo certamente simpatizzare, tanto meno appoggiare gli "altri" popoli che cercano di difendersi e resistere contro guerre di aggressione ed occupazioni, vale a dire, il colonialismo e l'imperialismo.

La parola "resistenza" non viene mai usata, come la comprensione per quei combattenti della resistenza non viene mai espressa da parte della stessa gente che esprime sempre così generosamente simpatia e solidarietà per le "nostre truppe".

La deumanizzazione e la demonizzazione degli "altri" è alla radice del movimento pacifista mamma mia, i cui influenti pianificatori ci danno lezioni sul perché il movimento pacifista non accetta e non può accettare la resistenza irachena.

Per la resistenza in Afghanistan – un paese che non aveva nulla a che fare con gli attacchi dell'11 settembre a New York e Washington – il problema non sorge nemmeno. La Guerra Giusta è proprio quella, Giusta, e Cindy Sheehan [per la quale nutro un profondo rispetto] può quindi scrivere sulle "nostre truppe" nei termini seguenti:

La maggior parte dei nostri soldati sono coraggiosi e cercano solamente di sopravvivere in condizioni irragionevoli e voglio onorare pubblicamente i nostri giovani che hanno avuto rubate le loro vite dalla macchina bellica in Afghanistan e mandare le mie sentite condoglianze alle loro famiglie. Neanche l'impero del male di Bussh&Co può corrompere o sminuire i sacrifici forzati dei nostri figli. Le nostre truppe disposte in Afghanistan devono sapere che il movimento pacifista USA le sostiene operando anche per portarle a casa.

Una delle poche voci che hanno sempre avuto l'onestà intellettuale ed il coraggio di chiamare la resistenza afgana con il suo vero nome - "combattenti della resistenza" - è Marc W. Herold, un docente all'Università del New Hampshire che documenta gli effetti della benevolenza degli americani e della NATO verso il popolo dell'Afghanistan.

Lo scorso anno terminai il mio articolo September 11, Afghanistan and "the survival of civilization" con una domanda retorica: Perché non urliamo "Oggi siamo tutti afgani, iracheni, libanesi e palestinesi"?

Un anno più tardi, le carneficine di iracheni, afgani e palestinesi sono eseguite in modo più efficiente che mai e sembrerebbe che siamo diventati invece più americani, più britannici, più europei...e molto meno esseri umani.

In tutti questi decenni che hanno segnato l'ascesa di uno dei più brutali imperi della storia, certamente il più pericoloso proprio per la sopravvivenza della Vita su questo pianeta, i movimenti contro la guerra occidentali non hanno mai posto fine a nessuna guerra di aggressione e non hanno mai portato a casa le "nostre truppe" dai molti posti nei quali erano state trasportate con le molte menzogne che Washington ed i suoi vassalli hanno utilizzato per salvare Libertà, Democrazia, Diritti Umani... La resistenza afgana sicuramente lo sa.




Articolo originale:
http://www.thecatsdream.com/blog/2007/10/afghanistan-heroic-resistance-that-puts.htm

Per quello che mi riguarda non ci sono storie che tengono: appoggio incondizionato alla Resistenza antimperialista del Movimento degli Studenti rivoluzionari Islamici dell'Aghanistan (i Taliban), ogni popolo ha il diritto di vivere e farsi governare come meglio crede, oggi il popolo afghano è con la Resistenza nazionale contro le forze di occupazione della Nato responsabili di bombardamenti ed eccidi contro villaggi, crimini orribili contro la popolazione come ben documenta anche Peace Reporter.

In oltre ci tengo a segnalare un articolo interessante in difesa dei Talibani e delle riforme sociali (di cui i nostri "splendidi" tg naturalmente non ci hanno mai parlato) del loro Regime antecedente alla guerra d'aggressione angloamericana che ha visto negli uomini del tanto “osannato” (ma non da me) Massoud (reclutato dall'imperialismo per governare l'Afghanistan dopo che ci sarebbe stata la cacciata dei Talibani ma eliminato in un operazione speciale da due mujahiddin arabi), le pedine dell'imperialismo atlantico. Ci sarebbe molto altro da dire sui Talibani, come il loro esemplere impegno nella lotta contro il narcotraffico tanto che nel 2001 il Mullah Omar emise una fatwa contro la produzione di oppio che, come spiega Massimo Fini, ne aveva ridotto drasticamente la produzione, "inspiegabilmente" ripresa con la "liberazione" angloamericana.

Come sempre..................CON LA RESISTENZA! PALESTINA, AFGHANISTAN, IRAQ, SOMALIA, UN SOLO FRONTE CONTRO L'IMPERIALISMO!

postato da: MarkusWolf alle ore 00:40 | link | commenti
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mercoledì, 03 ottobre 2007

«I FATTI NASCOSTI»

«I FATTI NASCOSTI»    
Agli uomini di liberi di tutto il mondo

Dichiarazione politica delle «Brigate Rivoluzione del 1920»
Baghdad, 8 settembre 2007
Premessa

Le «Brigate Rivoluzione del 1920» (Kata’b Thawrat al-Ishreen) sono il braccio armato del «Movimento Islamico di Resistenza».
Il nome ricorda l’insurrezione popolare irachena che nel 1920 si scagliò contro l’occupante coloniale inglese. Si tratta di uno dei più potenti movimenti guerriglieri che in Iraq combattono contro le truppe d’occupazione e che, secondo le stesse fonti americane ha inferto loro colpi durissimi —le Brigate sono spesso ricorse anche ad attacchi suicidi contro posti di blocco americani o stazioni di polizia. Esso gode di un notevole prestigio presso ampi settori della popolazione irachena, soprattutto nelle provincie a maggioranza sunnita. Contrariamente a quanto affermato da certe fonti arabe le Brigate non sono in alcuna maniera riconducibili al vecchio Baath. Il gruppo ha infatti rifiutato di fare fronte comune coi gruppi resistenti che fanno capo al Baath clandestino guidato da al-Durri. Le «Brigate Rivoluzione del 1920» si considerano infatti un gruppo islamico combattente che, al pari della maggior parte delle formazioni della Resistenza irachena, desidera la nascita di uno stato islamico in Iraq. Tuttavia il jihadismo di matrice sunnita delle Brigate 1920 non va confuso con quello delle formazioni salafite/takfirite nelle quali sono arruolati le migliaia di combattenti provenienti da diversi paesi arabi e del Nord Africa (formazioni che considerano lo shiismo un’eresia da combattere al pari degli infedeli e sono quindi responsabili di alcuni attacchi indiscriminati contro la popolazione shiita). Le Brigate hanno infatti rifiutato di entrare a far parte del «Consiglio o Shura dei Mujahideen», costituito nel gennaio del 2006 da almeno sette formazioni salafite di cui la principale è senza dubbio l’«Organizzazione di al-Qaida nella terra dei due fiumi» (che gli americani chiamano «al-Zarkawi Network»). Le Brigate hanno anche contestato la decisione (formalmente adottata il 15 ottobre 2006) di questa Shura di fondare lo «Stato Islamico dell’Iraq». Con questa decisione la Resistenza salafita-qaidista ha preteso di imporre la propria supremazia, oltre che in al-Anbar, nelle provincie di Diyala, Kirkuk, Salh al-Din, Nineveh e vaste aree di Bagdad. Questo ha portato a tensioni acutissime e anche a scontri armati tra le formazioni armate dello Stato Islamico dell’Iraq e gli altri gruppi della Resistenza, tra cui le Brigate 1920. In due occasioni, nel giugno e nel settembre, il New York Times affermava che le Brigate 1920 avrebbero cooperato con gli americani nel dare la caccia ai guerriglieri salafiti-qaidisti. In entrambi i casi le Brigate hanno sdegnatamente smentito questa notizia.

DICHIARAZIONE

«Uomini liberi del mondo, crediamo che sia tempo di fornirvi un nuovo resoconto aggiornato sulla situazione della guerra, nella percezione che ne abbiamo noi nelle fazioni della resistenza. Secondo le indicazioni che abbiamo dai campi di battaglia e dall'interno del governo fantoccio di Baghdad, le tattiche utilizzate dalle forze d'occupazione si sono evolute, ma gli obiettivi strategici che li guidano rimangono gli stessi, e per chiarire la natura di tale evoluzione dobbiamo ritornare ai fatti.

L'invasione dell'Iraq era basata principalmente su menzogne, in quanto si sosteneva che il precedente governo disponesse di armi di distruzioni di massa e avesse legami con la famigerata al-Qaeda. Dopo le fasi iniziali della guerra, il mondo scoprì la portata dell'inganno della Casa Bianca. Per sfuggire alle proprie responsabilità, gli Stati Uniti cambiarono gradualmente pretesti, parlando di esportare la democrazia e rispondere all'attacco, come se il popolo iracheno fosse responsabile per quanto accadde l'undici settembre. La priorità divenne guadagnare tempo, e nel mentre sperimentare diverse tattiche per raggiungere qualsiasi successo per quanto modesto, che potesse essere spacciato per una vittoria o una conquista.

Il progetto non resse, e il Pentagono si rese conto della realtà. Il popolo iracheno non accoglieva di buon grado gli invasori, come avevano suggerito alcuni traditori. E l'Esercito iracheno, che non poteva scontrarsi con una forza tanto superiore in un campo di battaglia classico col suo equipaggiamento antiquato, ha lasciato le città nelle mani dell'occupante.

Le ampie società urbane richiedono un supporto finanziario enorme, e i fondi che si trovavano nella Banca dell'Iraq finirono per scomparire tra le mani di questo o quello sciacallo. Erano necessari nuovi fondi. Bush non poteva limitarsi a chiedere nuovi fondi ai contribuenti statunitensi. Ma ora che Bush controlla il petrolio, non ha altra scelta, per coprire i costi crescenti dell'occupazione del nostro Paese, se non aumentare il prezzo internazionale del petrolio. Questa decisione fu l'errore per il quale noi della resistenza stavamo pregando. Infatti le nuove entrate che andavano a Bush si sarebbero rese disponibili anche per altri Stati produttori di petrolio, principalmente la Russia, il Venezuela e l'Iran. Ognuno di essi avrebbe approfittato delle maggiori entrate per rinforzare la propria posizione all'interno dell'arena internazionale. Oggi, dopo cinque anni, la Russia è più forte e sta ricostruendo la sua gloria passata. L'Iran, che ha fiancheggiato gli interventi USA in Afghanistan e poi in Iraq, è riuscito ad utilizzare il potere statunitense per indebolire due fronti; ha ingrandito e rinforzato l'esercito, finanziato le sue ambizioni nucleari, e sostiene qualsiasi organizzazione in Medioriente si opponga a Israele e agli USA, indipendentemente dalla religione e dall'agenda politica, nel tentativo di estorcere agli USA tutte le concessioni di cui è in grado un governo sconfitto e con le spalle al muro. Il Venezuela ad oggi ha nazionalizzato molte delle sue imprese, rivitalizzando la propria economia e aumentando la sua voce in capitolo sui prezzi del petrolio. Il tasso di crescita della Cina si appresta a rimanere stabile anche nel quarto quadrimestre. Per quanto riguarda l'Europa, essa si trova nel mezzo: con l'Euro troppo forte per permettere un aumento significativo delle esportazioni, un'Unione che ha bisogno di essere ristrutturata prima di accettare nuovi membri, un tasso di natalità che tocca il suo punto più basso a causa della pressione e delle tasse che gravano sulla sua classe lavoratrice, e bisogni energetici che crescono insieme ai costi, il futuro dell'Europa, coi suoi deboli governi, non è tra i più promettenti. l'Europa deve trovare il modo di far rispettare la propria volontà e i propri interessi, e lavorare congiuntamente alla Russia per ripristinare l'equilibrio e la stabilità nel mondo. Per quanto riguarda i fragili sceiccati che esportano petrolio dal Golfo Arabo, vi possiamo assicurare che stanno esportando quanto possono della loro produzione.
Hanno anche timore dell'Iran, che potrebbe facilmente scatenare il caos lanciando qualche missile al di là del Golfo. Ciò devasterebbe i mercati azionari e le industrie basate sui beni immobili, attualmente in forte crescita, cui si riduce la loro spina dorsale finanziaria. Inoltre non possono sostenere pubblicamente la resistenza irachena fino al ritiro degli Stati Uniti, per evitare di essere additati come finanziatori del terrorismo.

In Iraq, Bremer ha sciolto l'Esercito iracheno, regalandoci uomini ansiosi di liberare l'Iraq dai suoi occupanti. Inoltre la quantità di armi che abbiamo in deposito ci durerà per i prossimi cinquant'anni, se non di più.

La Casa Bianca, messa davanti a tutto ciò, decise che un governo fantoccio avrebbe contribuito a ridurre la pressione economica e amministrativa in Iraq. Bush dunque si è rivolto ai partiti curdi e alle milizie appoggiate dall'Iran per averne l'assistenza. Ma a quale prezzo? La Turchia non accetterà uno Stato curdo indipendente al suo confine meridionale, né l'Iran si accontenterà di dare una mano agli Stati Uniti e facilitare loro il compito tenendo sotto controllo il sud dell'Iraq, lasciandoli liberi di concentrare i loro sforzi al centro del Paese. Al contrario, i ministeri più importanti del governo fantoccio, come quelli dell'Interno e della Difesa, sono stati ceduti alle milizie appoggiate dall'Iran, il che getta una luce ancor più chiara sull'intesa segreta tra gli Stati Uniti e l'Iran. La Casa Bianca evidentemente ritenne che, fomentando la violenza interconfessionale tra gli iracheni, il livello di attacchi alle truppe statunitensi sarebbe calato: ma questa tattica, come avevamo previsto, è anch'essa fallita. Gli iracheni hanno un alto tasso di matrimoni interconfessionali, il che impedisce a chicchessia di dividere una tale società su base religiosa. Inoltre la quantità di uccisioni e la brutalità sadica di queste milizie ha esposto a livello internazionale gli Stati Uniti e il loro governo fantoccio di Baghdad. Oggi queste milizie sono la principale fonte d'instabilità in Iraq.

Inoltre non dobbiamo dimenticare che le atrocità nella prigione di Abu Ghraib e l'uso di armi chimiche sui nostri civili hanno contribuito alla sconfitta. Il Pentagono ha dunque aumentato le assunzioni, ad alto prezzo, da compagnie militari private, dando a costoro più compiti sul campo, in modo che se alcuni di essi vengono uccisi, le loro identità non vengono rivelate come invece nel caso dei "green card soldiers" [soldati che, residenti negli Stati Uniti ma privi di cittadinanza statunitense, sperano arruolandosi di accelerare l'iter per la naturalizzazione, NdT]. Così, ad oggi il numero di agenti privati di sicurezza è quasi pari a quello del personale militare. In quanto al Partito Islamico che dichiara di rappresentare i sunniti all'interno del governo fantoccio, essi hanno giocato tutte le proprie carte senza ottenerne vantaggi, e stiamo facendo pressione affinché si ritirino privandolo del suo status legale. Sappiamo che prima o poi si ritireranno, poiché non hanno nulla da offrire al popolo iracheno, mentre sono dannosi restando al potere.

Il Pentagono, dietro ordine di Rumsfeld, è ricorso a una nuova tattica: se agli Iracheni non va bene ciò che vogliono gli USA, che se ne vadano dall'Iraq. In sostanza, cambiare il popolo dell'Iraq. Fare di loro dei rifugiati nei Paesi vicini finché non si fondano nelle società che li ospitano. E quando questi Paesi si lamentano, minacciarli o corromperli perché tacciano. E' vero, ciò influenzerà il nostro popolo e creerà uno squilibrio nella composizione della nostra società, ma, di nuovo, a nostro vantaggio. Quelli della nostra gente che se ne andranno da rifugiati saranno più al sicuro, e quando troveranno un lavoro, qualsiasi esso sia, nei Paesi vicini, provvederanno al minimo necessario per le proprie famiglie e acquisiranno le capacità lavorative necessarie per ricostruire l'Iraq dopo la vittoria.

Uomini liberi del mondo, con l'avanzare di questo conflitto siamo sempre più sicuri dei nostri pronostici e delle nostre analisi. I protagonisti stranieri in Iraq hanno oggi raggiunto il punto in cui i loro interessi non sono più condivisi. Sono maggiori le cause di disaccordo ed è presente il conflitto. E, guardando tutti i dettagli di quanto accadde durante questo conflitto, come abbiamo spiegato, non vediamo una sola decisione o azione giusta da parte degli USA. Non un singolo successo. Questo è di gran lunga il mucchio di bugie più costoso mai raccontato da un criminale. Questo è il motivo per cui Bush, oggi, è solo e isolato nel suo piccolo mondo. Tutti i suoi generali e i suoi strateghi non sono in grado di offrirgli una soluzione. La sua gente non crede in lui e il suo esercito di ladri e avvoltoi è perduto, stanco e disorientato. In quanto alle vere ragioni di questa guerra, le sappiamo tutti: il petrolio, il controllo mondiale, il governo delle corporation, e garantire l'esistenza del cosiddetto Stato di Israele.

Non dobbiamo dimenticare che la Resistenza irachena, nonostante tutte le riserve che alcuni possono avere, ha stabilito un precedente unico, che sarà studiato da storici e analisti per anni a venire. E, cosa più importante, ha insegnato alle nazioni e alle società oppresse del mondo che un movimento di resistenza autosufficiente è possibile in questi tempi moderni, ed è in grado di destabilizzare gli avversari più potenti - figurarsi gli apparati di governo locali che cooperano coi poteri imperiali. Essi sono molto più facili da scalzare e sradicare, e ciò rovescia la nota equazione: un uomo libero può cambiare l'esito della giornata.

La Resistenza ha dimostrato al mondo che i diritti si raggiungono e si ottengono con la rettitudine e la determinazione, e che il pretesto ideologico spacciato dai media statunitensi come motivazione della guerra non è altro che un'ennesima bugia. Le religioni hanno coabitato pacificamente per migliaia d'anni, perché dovrebbe essere un problema ora? Il fanatismo ideologico e religioso, da entrambe le parti, è solamente la scusa, e non la motivazione reale, che invece pertiene al guadagno economico e all'influenza. La Resistenza ha anche dimostrato che le economie di consumo a base capitalistica non sono in grado di sostenere lunghe guerre, e la loro avidità di energia necessaria a sostenere uno specifico stile di vita finirà per schiacciare l'umanità in un mercato globale di sfruttamento e schiavitù, a cui farà seguito solamente un crollo totale. Il capitalismo, com'è sempre più evidente, con la diminuzione dell'energia disponibile finirà per collassare.

Considerando tutto ciò che abbiamo qui dichiarato, siamo orgogliosi di affermare che la Resistenza irachena continua a ridefinire ciò che si intende per "occupazione".
Continuiamo inoltre a tendere instancabilmente la mano a quei soldati in Iraq che ancora conservano la loro morale e la loro umanità, a quelli che non vogliono essere partecipi di questo crimine, assicurando loro che le nostre moschee e chiese rimarranno sempre aperte per loro. Noi della resistenza rispetteremo la vostra umanità, e vi assisteremo trasferendovi discretamente dall'Iraq in Paesi vicini, dove non sarete perseguitati né additati come disertori. Sappiamo che molti tra di voi desiderano farsi indietro, ma possiamo aiutarvi soltanto se raccogliete abbastanza coraggio da esprimere dispiacere, rimorso, e presa di distanza da questo crimine.

Abbiamo fatto uscire clandestinamente decine e decine di uomini onesti, che pensavano di venire qui in Iraq per una giusta causa. Vi facciamo l'esempio del Marine statunitense Wassef Ali Hassoun, che è stato da noi catturato e durante l'interrogatorio si è rivelato chiaramente che non si trattava di un criminale: non potevamo dunque fargli del male. Ci siamo assunti il compito di portarlo fuori dall'Iraq verso la sicurezza. Solitamente siamo più severi nelle punizioni, quando ci imbattiamo in persone di origine araba o irachena che collaborano con gli Stati Uniti.

Un altro esempio è un conducente dal nome di Mohammad Ali Sanad, che lavorava per una compagnia kuwaitiana che forniva approvvigionamenti alle basi USA. Durante l'interrotorio e un dialogo dettagliato, emerse chiaramente il dispiacere di quell'uomo per ciò che aveva fatto, e persino la compagnia di trasporti per cui lavorava, chiamata "Faisal al-Neheet", interruppe la sua collaborazione con gli occupanti, chiuse i suoi uffici a Baghdad e se ne andò. Fu rilasciato anche lui, e questi sono soltanto due esempi, di cui possiamo parlare perché i fatti sono diventati di pubblico dominio, giacché non intendiamo mettere a repentaglio le vite di altre persone che abbiamo aiutato.

Desideriamo inoltre comunicare la stima e il rispetto che abbiamo per tutte le persone onorevoli nel mondo, gli eroi della dignità e della libertà, le donne e gli uomini coraggiosi dei movimenti noglobal e pacifisti. Noi in Iraq vi siamo profondamente grati per tutto ciò che avete fatto e per i vostri sforzi prolungati per far finire questo conflitto, affrontando i colletti bianchi criminali dei governi delle corporation. Che Dio vi benedica e continui a riempirvi di pazienza e fermezza.

Al popolo statunitense diciamo: finalmente vi siete svegliati, e i milioni di persone onorevoli tra di voi si sono accorti che il popolo iracheno non è vostro nemico, né è responsabile del vostro dolore. Sono le vostre truppe che hanno occupato il nostro Paese, e non viceversa. L'arrogante criminale di guerra che governa a vostro nome ha umiliato la vostra nazione e il vostro onore militare, e crediamo che una democrazia che non sia disposta a combattere per la propria libertà non sia migliore di una feroce dittatura. I vostri sforzi per rimuovere il criminale di guerra dalla Casa Bianca hanno modificato sostanzialmente gli equilibri del governo. Ma con grande disappunto constatiamo che Bush sta insistendo ulteriormente nella sua arroganza e si fa beffe della vostra volontà di porre fine a questa guerra. Bush non rispetta il suo stesso popolo, e poiché sa che non potrà raggiungere un accordo politico con la resistenza irachena, lascerà un pesante fardello ai democratici alla fine del suo mandato. Egli non capisce che degli uomini di buona volontà hanno messo in scacco il suo progetto in Medioriente. Bush non può rimanere in Iraq, dove è stretto tra i due fuochi della resistenza e dell'Iran.

E se si ritira dopo tutte queste perdite e umiliazioni, lascerà nelle mani dell'Iran il sud dell'Iraq, ricco di petrolio - e la strategia statunitense non può permetterlo. L'ultimo tentativo di vendetta di Bush sarà ritirarsi dall'Iraq e pianificare la sua disintegrazione in tre stati diversi, per colpire in seguito i siti strategici iraniani, per portare al collasso l'economia del Paese, già in una situazione critica.

Così ai democratici rimarrà in eredità un Medioriente ancora più instabile di quanto lo sia ora. E nonostante sappiamo che a livello di interessi strategici i due partiti non differiscono, differenziandosi soltanto per quanto riguarda i metodi, i democratici avrebbero la possibilità di porre fine al conflitto salvando nel contempo la faccia agli USA, prima dichiarando di riconoscere le varie fazioni della resistenza irachena come rappresentanti del popolo iracheno e della Repubblica irachena, e in seguito istituendo un team di negoziatori per negoziare il ritiro delle truppe, gli indennizzi all'Iraq, e le questioni di interesse futuro. E' soltanto attraverso la resistenza irachena che può sorgere una soluzione.

Infine, diciamo a Bush e a coloro che sono dietro di lui: potete insistere quanto volete con i vostri piani, le vostre strategie, le vostre attuazioni: noi continueremo con i nostri. Conducete pure le vostre truppe in battaglia con equipaggiamenti e gadget ad alta tecnologia, col non-plus-ultra della scienza militare: noi saremo primitivi e creativi quanto potremo nel creare il divario necessario che continua ad impedirvi di avere il sopravvento. Attaccate con tutte le vostre forze se vi lasciamo una traccia, perché tante sono le tracce lasciate per gli sciocchi e gli arroganti. Nascondete l'entità reale delle vostre perdite e vi depriveremo delle nuove reclute. Alzate i prezzi del petrolio e rinforzate altre nazioni ambiziose - vi priveremo del nostro, per poi alzare il prezzo dell'occupazione fino a spezzarvi le ossa, a Baghdad come a Babilonia.

Aggiratevi tra gli scaffali della storia alla ricerca di metodi che possiate adattare, e vi troverete davanti a una guerra asimettrica mutevole, adattabile e imprevedibile, che porrà lo standard per anni e anni a venire.

E che vinca il migliore!»

Brigate Rivoluzione del 1920
Ufficio Stampa
Baghdad, 8 settembre 2007

TRADUZIONE E PREMESSA A CURA DEL CAMPO ANTIMPERIALISTA

postato da: MarkusWolf alle ore 15:31 | link | commenti
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lunedì, 01 ottobre 2007

ORGOGLIO ANTIFASCISTA

13 ottobre 2007: corteo nazionale antifascista a Milano

Le libertà democratiche conquistate con la Resistenza partigiana sono sempre più in pericolo! Scendiamo in piazza tutti insieme per difenderle e riaffermarle con forza!
Difendiamo gli antifascisti sotto processo!
Difendiamo la libertà di manifestare!
Ad ottobre, a Milano, si celebra il processo di appello che vede gli antifascisti impegnati a respingere le accuse al mittente, a riaffermare che l’antifascismo non è reato, che manifestare non è reato.
La sentenza di primo grado invece afferma il contrario ed è un precedente di una gravità inaudita. Nel luglio del 2006 diciotto antifascisti sono stati condannati in primo grado dal Tribunale di Milano a QUATTRO ANNI di carcere per concorso morale in devastazione e saccheggio. Soprattutto l’utilizzo del concorso morale presenta alcuni aspetti gravi e allarmanti. Vediamoli in breve.
Innanzitutto l’accusa non ha portato in aula alcuna prova. Dunque, per riuscire a condannare gli antifascisti, il Giudice si è inventato il concorso morale, che in pratica significa questo: non conta che l’imputato abbia commesso il fatto, è sufficiente che egli ne sia moralmente corresponsabile. In questo modo il Tribunale di Milano è riuscito a infliggere una pesantissima pena collettiva cancellando di fatto l’art. 27 della Costituzione che recita chiaramente: “la responsabilità penale è personale”.
Qualora in appello venisse confermata questa sentenza, le conseguenze per tutti saranno gravissime. La prossima volta che la polizia riceverà l’ordine di attaccare un corteo, chiunque verrà fotografato nelle vicinanze, pur senza essere immortalato a commettere alcun reato, potrà beccarsi quattro anni di galera. Visti i freschi precedenti (dal massacro di Genova alle manganellate contro il popolo NO TAV) questa è una preoccupazione più che fondata. La sentenza di primo grado del Tribunale di Milano è un chiaro monito a chiunque abbia intenzione di tornare in piazza a protestare, ad alzare la voce contro i padroni e le loro losche manovre antipopolari. È un monito a tutti: ai vicentini del Comitato No Dal Molin, alle popolazioni di Ariano Irpino, di Acerra, della Val di Susa, agli operai di Melfi, Mirafiori, Arese, dell’Ilva di Taranto, a tutti quanti oggi lottano per difendere il proprio territorio, il posto di lavoro, il futuro dei propri figli. Ovviamente è anche un monito a tutti i giovani antifascisti che oggi, a più di 60 anni dal 25 aprile 1945, non accettano passivamente che quella sentenza storica, scritta col sangue dei figli migliori del nostro Paese, venga messa in discussione.
I fascisti della Fiamma Tricolore e di Forza Nuova continuano a scorrazzare liberi per le nostre strade accoltellando compagni, picchiando immigrati, incendiando luoghi di aggregazione della sinistra giovanile. Questi vili criminali neofascisti adesso sono arrivati alle vere e proprie cariche squadriste sulla folla inerme (Roma, 26 giugno 2007: 50 fascisti armati di coltelli e bastoni si lanciano sulla folla al grido di “viva il duce” lasciando per terra diversi feriti, di cui uno grave colpito con arma da taglio). Gli antifascisti che oggi lottano contro la riabilitazione del fascismo vengono arrestati e messi pubblicamente alla sbarra, mentre i fascisti rimangono impuniti al cospetto dei crimini che commettono.
A Milano, l’11 marzo 2006, circa trecento giovani antifascisti sono scesi in piazza per impedire che il corteo fascista convocato dalla Fiamma Tricolore si svolgesse. La polizia, schierata in forze in assetto antisommossa, ha difeso la parata fascista e attaccato brutalmente gli antifascisti arrestandone 43. Di questi oltre la metà sono stati sbattuti in galera per quattro mesi e 18 di essi condannati a QUATTRO ANNI, senza lo straccio di una prova a loro carico. Bisogna dire a gran voce che l’11 marzo 2006 il reato è stato commesso dalle autorità cittadine milanesi: hanno autorizzato il corteo indetto dal partito neofascista Fiamma Tricolore in palese violazione della Costituzione che vieta la ricostituzione del partito fascista. Il corteo della Fiamma Tricolore ha attraversato le strade di Milano esibendo saluti romani, inni al duce, svastiche! Quel giorno, i giovani antifascisti che hanno cercato di impedire un’immonda parata fascista ci hanno messo del loro per difendere la libertà di tutti noi. Dobbiamo essergli riconoscenti, dobbiamo fargli sentire il calore della nostra solidarietà democratica e antifascista, dobbiamo sostenerli in vista della sentenza di Appello che il Tribunale di Milano emetterà il 26 ottobre prossimo.
Tutti in corteo sabato 13 ottobre!

Cittadini democratici e antifascisti: tutti uniti in corteo per dire a gran voce che l’antifascismo non è reato, che manifestare non è reato. Solo una grande mobilitazione popolare, democratica e antifascista può impedire al Tribunale di Milano di confermare in appello quella grave sentenza. Più numerosi saremo in piazza e più il Tribunale sarà in difficoltà a confermare la sentenza di primo grado.
L’unità e la mobilitazione delle forze democratiche e antifasciste è l’unica strada che abbiamo da percorrere per fermare la riabilitazione in atto del fascismo e dei fascisti, per difendere le libertà democratiche che sono sempre più traballanti ovunque: nei posti di lavoro, nelle scuole, nelle strade del nostro Paese.
Che ogni organizzazione politica e sindacale, che ogni centro sociale, che ogni collettivo studentesco, che ogni comitato di lotta porti in piazza la sua bandiera, il suo volantino, i suoi contenuti. Tutti uniti dietro la comune parola d’ordine L’ANTIFASCISMO NON E’ REATO, MANIFESTARE NON E’ REATO. DIFENDIAMO GLI SPAZI DI AGIBILITA’ POLITICA.

Promuovono la piattaforma:
Comitato antifascista 18 giungo – Torino;
PCL Versilia;
PCL Massa Carrara
Circolo gramsci – Garbagnate Milanese (MI)
Collettivo Autonomo Modenese
Partito dei CARC
Comitato Pace Robassomero - Torino
Comitato Studentesco Autonomo - Massa


***


Lettera aperta in difesa dei valori dell’ Antifascismo


All’ attenzione del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napoletano

E per conoscenza

All’ ANPI nazionale

Al Ministro di Grazia e Giustizia

Ai segretari dei Partiti della sinistra


Illustre Presidente,

in quanto già partigiani nella Resistenza contro il nazifascismo, vogliamo sottoporre alla sua prestigiosa attenzione la continuata violazione della Costituzione che si pratica in seno agli organi costituzionali preposti, quando si consente che piazze e vie del nostro paese vengano invase da teppaglia urlante che con sfoggio di lugubri simboli inneggia alle losche figure che hanno caratterizzato il triste ventennio e gli anni di guerra del nazifascismo.

Questo è un insulto al nostro Paese, a questa Repubblica che proprio dalla lotta antifascista è potuta sorgere. Che il passato governo del quale ci asteniamo di esprimere opinioni abbia accreditato i fascisti, questo non toglie nulla alla verità storica e al rispetto della Costituzione che considera un reato il fascismo.

In relazione alla squallida manifestazione nazifascista consentita il giorno 11 marzo 2006 dovrebbe essere fatta luce su chi ha consentito questo volgare spettacolo insultorio, non potendo valere le lacrime di coccodrillo dopo i fatti, versate oggi per le stragi di Genova.

All’ insulto in oggetto, si sono ribellati molti giovani, cittadini onesti che democraticamente e con spirito costituzionale hanno manifestato per protesta. Sono stati malmenati dalla polizia e molti gli arrestati. Già questo, di per sé è molto grave, ma che oggi, gran parte di loro corrano il rischio di essere condannati a 4 anni di carcere ci sembra un insulto grave, una ingiustizia intollerabile, un pericolo per l’ armonia sociale civile e democratica del Paese.

Pensiamo che Lei, tanto saggio e cosciente del suo alto ruolo, possa intervenire affermando i valori della Resistenza antifascista, richiamando il rispetto della Costituzione nata dalla Resistenza: Resistenza Antifascista che ha scritto la pagina più nobile della nostra storia.

La ringraziamo con la certezza ch’ Ella vorrà cogliere l’ appello di due anziani che hanno lottato fin da giovani per migliorare la nostra amata terra.

Miriam Pellegrini Ferri (Partigiana di Giustizia e Libertà)
Spartaco Ferri (Partigiano della Divisione Garibaldi)

Ciampino, 27 settembre 2007
postato da: MarkusWolf alle ore 22:44 | link | commenti (9)
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