Intervento conclusivo di Moreno Pasquinelli alla conferenza di Chianciano "Con la Resistenza, per una pace giusta in Medio Oriente".
postato da LupaNera su politicaonline.net
"[...]Questa conferenza avrebbe dovuto svolgersi due anni fa, ma il governo Berlusconi, con il ministro degli esteri Fini e tutti gli apparati di sicurezza, sotto potenti pressioni nord-americane, decisero di impedirla, e quell'impedimento creò una frattura all'interno della Comunità Internazionale, poichè c'era chi riteneva che quella Conferenza andasse comunque fatta, pur senza le delegazioni.
Io penso che invece avemmo ragione noi nel non voler dare soddisfazione al Governo Berlusconi, che nel momento in cui impediva alle Resistenze di venire in un Paese Occidentale, nel cuore dell'Europa, se la Conferenza fosse stata comunque fatta, si sarebbe vantato e fatto bello e avrebbe detto "Beh, vedete, siamo un Paese democratico, la conferenza ve l'abbiamo lasciata fare..."
Avemmo fatto bene noi, perchè una conferenza senza la presenza delle legittime Resistenze non avrebbe avuto nessun significato.
Il significato dell'evento è stato proprio questo: portare in un Paese NATO, sfidando l’egemonia americana, sfidando i governi che si susseguono in questo Paese, portare qui, nel ventre della bestia, le voci delle Resistenze.
Abbiamo ottenuto una vittoria importante perché ci hanno assillato, accerchiato, massacrato con il fatto che noi sosterremmo il Terrorismo.
C’è stata una campagna massacrante dopo l’11 settembre 2001.
E invece i veri terroristi li abbiamo portati qui.
I media in questo caso hanno scelto il basso profilo, se considerate che in altre occasioni hanno sollevato campagne mediatiche di propaganda e di calunnia, di diffamazione, di ostracismo verso gli antimperialisti italiani, e in modo particolare con una violenza a dir poco senza precedenti.
Questa volta sono stati silenti, e hanno scelto il basso profilo solo perché NOI abbiamo scavato bene; e per NOI intendo tutti coloro che hanno contribuito a far si che quest’assemblea Internazionale fosse possibile, ma anche le forze antimperialiste non presenti oggi.
Li abbiamo battuti. Hanno scelto il basso profilo perché non possono giustificare che c’è un’Assemblea Terrorista che si svolge in Italia.
Li abbiamo battuti per questo e perché abbiamo ottenuto il diritto di parola per i compagni e fratelli Libanesi, Iraqeni, Afgani, Palestinesi…
Ma li abbiamo battuti anche perché abbiamo costruito, negli ultimi anni, con una politica tenace, coraggiosa, paziente, un consenso all’idea che la Resistenza non è soltanto Legittima, ma che ha il DIRITTO di VINCERE.
Il fatto che questa conferenza si sia potuta svolgere, è già un gran successone, anche sul piano simbolico.
Ma lo scopo non era solo questo. Lo scopo non era PRIMARIAMENTE questo.
Lo scopo era rafforzare la spinta unitaria che viene dal basso, dal profondo delle Resistenze armate e non nei Paesi aggrediti dall’imperialismo; era incoraggiare l’UNITA’ delle forze combattenti e far si che ilo movimento antimperialista europeo, nord-americano, internazionale, fosse dentro il processo unitario delle Resistenze antimperialiste.
[….]Questa conferenza è stata un SUCCESSo perché non è stato facile mettere nella stessa stanza, seduti intorno allo stesso tavolo a dialogare pezzi di Resistenza che non dialogano fra loro, e molto spesso combattono tra loro.
[…]Lo scopo della conferenza era: tenendo conto di queste differenze, tenendo conto che c’è una battaglia politica molto aspra tra queste resistenze, nonostante il nemico sia comune, tentare di ridurre le distanze tra le Resistenze stesse.
Forse ci siamo posti un obiettivo arduo, ma ci siamo posti questo obiettivo per tentare di trovare un linguaggio comune, dei sentimenti comuni ed una soluzione comune, un appello comune affinché si uscisse da questa conferenza con un testo che ci impegnasse tutti.
Quest’ultima cosa non è stata possibile. Ma l’avevamo messo in conto perché quest’Assemblea Internazionale non è stata un evento unico, ma ha avuto i suoi precedenti a Beirut e al Cairo.
Sappiamo che ci sono divergenze su cui le forze antimperialiste non riescono a trovare un’intesa. Lo sapevamo, l’avevamo messo in conto ed anche questa volta abbiamo dovuto registrare che le differenze sono profonde.
C’è un problema centrale, ed è quello del ruolo svolto dall’Iran in Medio Oriente.
Non voglio stare qui a fare un discorso arbitrale perché non mi si confa.
Però è evidente che ieri le il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all’unanimità delle Risoluzioni contro l’Iran.
Sappiamo bene che se ci dovesse essere un attacco americano-sionista all’Iran, noi saremo in prima fila contro questa guerra, contro quest’invasione.
Poiché noi siamo contro l’imperialismo per ragioni geopolitiche, contro l’imperialismo per ragioni di principio, per ragioni etiche e morali.
I bambini che moriranno in Iran non sono meno importanti o figli di un dio minore rispetto a quelli che muiono in Libano, a Gaza o a Bagdad!
[…]I compagni iraqueni sanno che il movimento antimperialista è contro la guerra. Le forze antimperialiste si sono mobilitate in modo fortissimo contro l’aggressione all’Iraq, ma questo non significa che tutti fossimo d’accordo sul governo del Baath o di Saddam Hussein.
Noi dobbiamo essere partecipi e promotori di un grande movimento di massa qualora ci dovesse essere l’attacco all’Iran, e battere tutte quelle posizioni pacifistoidi, pacifiste che useranno tanti pretesti perché “Ahmadinejad è un dittatore, è un antisemita, ha fatto il convegno sul negazionismo”….. voi sapete che diranno questo. Io chiedo ai compagni iraqueni di capire la situazione in cui noi siamo, e di capire che l’imperialismo usa tanti metodi per dividere i popoli oppressi e per dividere gli antimperialisti e le Resistenze, e noi non accetteremo questo ricatto, secondo cui se sosteniamo l’Iran siamo antisemiti, negazionisti e tutte queste cazzate!
Quello che voglio dirvi è che questo non vuol nemmeno dire che noi possiamo accettare il guioco geopolitico che Theran svolge in Medio Oriente.
Ritengo che sia vero ciò che dicono i compagni iraqueni: non ci sarebbe stata l’aggressione americana in Iraq senza il semaforo verde di Theran.
E’ vero, Theran ha riconosciuto subito il governo Bremer. Non parliamo del governo fantoccio che ci sarà dopo le elezioni che si sono svolte, ma del governo Bremer, dell’uomo di Bush.
Questo però non vuol dire che Theran sia un fantoccio nelle mani dell’imperialismo americano. Non possiamo credere che sia tutta una visione paranoica di Bush che qualifica quei paesi come Asse del Male solo per una specie di escamotage propagandistico e che in realtà, sotto sotto, ci sia un’alleanza.
Theran ha una sua geopolitica in Medio Oriente, che capiamo, ma che non condividiamo.
Non è la prima volta…vogliamo parlare dell’Unione Sovietica? Che cos’era? Lo vogliamo definire un Paese antimperialista solo perché ha sostenuto i sandinisti in America Latina?e poi in Afghanistan che facciamo?e quando schiacciava le rivolte popolari nell’est Europa?
In alcuni teatri svolgeva un ruolo progressivo, in altri sbagliato.
Anche qui avevamo il caso di un Paese che ovviamente era antagonista rispetto agli Stati Uniti, ma che svolgeva una sua geopolitica.
Anche Theran ha una sua geopolitica.
Non potete chiedere ad un movimento antimperialista di condividere le geopolitica di qualsiasi Stato.
[…] Ma l’Iran non è un Paese imperialista, l’Iran è un Paese di tipo coloniale. L’Iran cerca di uscire dalla sudditanza a cui lo spinge il sistema imperialistico a suo modo, e a suo modo compie degli errori clamorosi, come quello di aver sostenuto i governi fantoccio a Bagdad, come quello di aver collaborato con i suoi servizi, IN Iraq, per contrastare la Resistenza.
Possiamo dirlo? Si, DOBBIAMO dirlo.
Ma difenderemo l’Iran se verrà attaccato dall’imperialismo, nonostante questi errori che sono errori molto gravi.
[…]C’è differenza tra movimenti di Resistenza popolare e governi, e Stati, e Nazioni. Non sono la stessa cosa; hanno logiche che seguono obiettivi e percorsi differenti, che a volte si incrociano e altre no.
Noi siamo qui per sostenere i movimenti popolari della Resistenza, non sosteniamo nessuno Stato e non sottoscriviamo nessuna dichiarazione di nessun governo!
E questo vale anche per quanto riguarda il governo di Chavez, quello a noi più vicino di tutti, che svolge un ruolo assolutamente positivo per tutta l’America Latina. E noi sosteniamo questo governo.
Tuttavia, noi possiamo capire che, per esigenze geopolitiche, quello Stato sia “costretto” a fare dei compromessi con l’Imperialismo, appoggiare alleati incerti….e noi non possiamo seguirlo fino a quel punto.
E qui si ritorna al problema iniziale: come è possibile unire queste forze, se c’è una differenza così profonda nell’apprezzamento della politica iraniana?
Quello che voglio dire è che per i suoi fini geopolitici l’Iran potrebbe giocare un ruolo importante nella lotta contro il sionismo e l’Imperialismo, ma se giocherà questo ruolo così importante sotto l’attacco americano, quello che DEVE accedere è che le forze che controlla a Bagdad DEVONO schierarsi con la Resistenza iraquena, DEVONO smetterla di stare in mezzo o di compiere azioni sporche. Poiché queste azioni sono state compiute e vengono tutt’ora compiute.
Forse non tutto il male viene per nuocere…. Voglio dire: se ci sarà un’invasione anglo-americana all’Iran, noi ci aspettiamo che tutte quelle forze che ancora non sono con la Resistenza iraquena, decideranno di entrare nella lotta per CACCIARE i militari americani, per CACCIARE gli invasori. Anche solo per aiutare quello che vedono come il “Paese fratello”.
Forse non tutto il male viene per nuocere.
Ma oggi non è così: oggi c’è divisione, e nelle strade di Bagdad scorre sangue tra le stesse forze che sono con gli occupanti americani, tra le stesse forze che si oppongono all’invasione.
Noi non siamo riusciti in questo compito, lo sapevamo. Quindi concluderemo con una risoluzione che rappresenterà il Praesidium di quest’assemblea Internazionale.
L’obiettivo era quello di fare in modo che questa risoluzione fosse presentata dalle Delegazioni.
Tuttavia, nonostante ciò, noi dobbiamo registrare un passo avanti, sapendo quanto arduo fosse l’obiettivo che ci eravamo posti.
Un passo avanti è stato fatto perché posso assicurarvi che, anche se su alcune formulazioni, come avviene sempre durante la redazione di un documento a carattere internazionale, dove si battaglia su ogni parola, si battaglia su ogni concetto, debbo dare atto a tutte le Delegazioni Internazionale di essere state serie, molto.
Si sta parlando di come si concepisce il mondo futuro, si sta parlando delle strategie per combattere l’egemonia americana.
Non è facile trovare un terreno unitario. Però su questo continueremo a lavorare.
Debbo dire che da parte loro c’è stato un forte impegno, e il segnale positivo è questo:
Loro accettano, tutti quanti accettiamo, che le Resistenze non sono solo LEGITTIME,ma DEBBONO VINCERE. Gli iraqueni riconoscono, rispettano e si augurano una vittoria della Resistenza libanese, ed altrettanto vale per i compagni libanesi rispetto agli iraqueni.
Noi dobbiamo partire da qui, da questo piccolo passo in avanti.
Ci sono divergenze, è vero, ma anche tantissimi elementi su cui è possibile convergere; e lo vedremo nella risoluzione finale che, nonostante non sarà presentata dalle delegazioni ma dal Praesidium, tiene conto, nel modo che per noi è stato il più avanzato, il migliore, il più rispettoso di tutte le commissioni, delle idee, delle storie, dei percorsi di tutte la Resistenze.
E questo è il primo punto.
Il secondo punto riguarda il fatto se questa conferenza aiuterà noi, antimperialisti italiani e d’Europa, ad intensificare i nostri sforzi per sostenere questa Resistenza.
Debbo dire che si potrebbe anche essere pessimisti, se si considera il fatto che l’invito alla partecipazione ed alla realizzazione della conferenza è stato inoltrato ad altre forze, con cui di solito cooperiamo, e ci è stato risposto di no. Ci è stato risposto di no perché, nonostante dicano che le Resistenze sono legittime ed abbiano il diritto di vincere, […] preferiscono tenere il piede in due staffe.
E preferiscono tenere il piede in due staffe perché ancora sperano che una parte della sinistra istituzionale e del movimento pacifista possa essere recuperato su di un terreno più avanzato e antimperialista.
Io debbo dirvi che sono pessimista. […] Qui c’è una missione di mondo nel mezzo.
Io penso di essere d’accordo con il compagno norvegese che mi ha preceduto riguardo al fatto che bisogna lavorare nei sindacati, nel social-forum, però è anche vero che ci siamo sforzati in questi anni di far capire che ci sono alcune questioni di principio che sono assolutamente decisive per costruire un movimento serio: il legame con le Resistenze ed il rifiuto categorico dell’Imperialismo.
E’ su questa categoria dell’imperialismo che non c’è accordo. […]Tanti fratelli musulmani sono le vittime di questo sistema di merda, qualsiasi sia il governo che si succeda.[…]
Questo governo, come quelli precedenti, sta includendo l’imperialismo, non lo sta escludendo.
L’imperialismo non è quella bestia strana che c’è solamente se è di destra o se c’è Bush. L’imperialismo è un sistema tentacolare, poliforme, l’imperialismo è entrato anche nella testa della gente, l’imperialismo è nella testa degli stessi pacifisti, che vogliono essere neutrali di fronte a questa guerra. In fondo loro sono come D’Alema, equivicini.
Quindi io sono un po’ pessimista nel fatto che nei prossimi anni sia possibile recuperare una parte di queste persone.
Quindi qual’è il senso della nostra lotta? La nostra lotta non può basarsi nel fare il corteo più numeroso o avere convegni più partecipati. La nostra battaglia è storica, e non solo perché ha un forte carattere culturale e simbolico, ma è storica perché dobbiamo lasciare alle future generazioni una traccia, un solco su cui potranno lavorare.
Dobbiamo lasciare la testimonianza che nel momento in cui l’Imperialismo guidato dagli americani incrudiva la sua barbarie sul Medio Oriente e sui popoli oppressi, qui qualcuno ha detto NO e si è SCHIERATO dall’altra parte.
[…] quindi direi che noi abbiamo un ruolo storico….sulle nostre spalle, e sulle spalle di pochi altri, sta la possibilità che nell’Occidente Imperialista ci siano forze che aprano il ponte levatoio dell’Occidente, che dall’interno creino una fortezza antimperialista.
Vi sembra un’opera da poco?
Non la si fa a colpi di manifestazioni. Si fa ANCHE con le manifestazioni. Si fa rimanendo fedeli ai propri principi. Si fa essendo COERENTI. Si fa avendo il coraggio di stare in minoranza. Si fa avendo il coraggio anche di andare in prigione. Si fa non avendo paura di essere ghettizzati. Perché ce le dicono e ce le diranno di tutti i colori: ci diranno che siamo antisemiti, che siamo rosso-bruni, che siamo nazi-islamo-comunisti. Ce ne diranno di tutti i colori.
E allora, o voi avrete il coraggio nei prossimi anni di avere l’OSTRACISMO di SISTEMA, che va da sinistra a destra, o avrete il coraggio di combattere anche soli in un angolo, soli in Occidente ma con la certezza che dall’altra parte c’è qualcuno che ci pensa e che ci sostiene con la lotta e con il cuore (e parlo delle Resistenze), o avrete, e avremo, questo coraggio, oppure ci dobbiamo assumere un’altra responsabilità storica negativa: quella di tagliare la memoria storica che viene da lontano, perché il movimento antimperialista in Italia non nasce negli anni ’60. L’Italia è un paese che ha cercato di gettarsi nella spartizione coloniale già a fine ‘800, con il governo Crispi, che era un governo di sinistra; e poi ha continuato Mussolini, la Democrazia Cristiana, e adesso questo governo. Il nostro movimento si è sempre schierato col nemico dei soldati italiani; si è schierato il Libia, dove gli italiani hanno compiuto massacri, si è schierato in Etiopia, dove gli italiani hanno compiuto massacri e genocidi ancora peggiori di quelli che stanno facendo gli israeliani con i palestinesi.
[…]Dovete avere la consapevolezza che i prossimi anni saranno duri, perché quest’Europa, che ambisce a diventare un polo imperialista indipendente, in realtà soggiace alla sudditanza nordamericana. Vorrebbe fare ma non può. Il caso della base di Vicenza ne è una conferma. Come lo è il caso scandaloso dei 24 agenti della CIA che, nonostante la richiesta di estradizione della Magistratura italiana (non degli antimperialisti!), il Governo si sta opponendo, in tutti i modi.
Quindi c’è una sudditanza. E questa guerra che loro giustificano come contro un dittatore oper portare la Democrazia, afferra, in realtà, sia la destra che la sinistra e, purtroppo, anche molti elementi del movimento pacifista, che si trovano al Governo e che dopodomani voteranno per il rifinanziamento della missione in Afghanistan. Voteranno per tenere 2000 soldati italiani in Afghanistan. E vogliono dirci che sono truppe di pace, che sono lì per gli aiuti umanitari.
Ma voi lo sapete chi sono i soldati italiani che stanno in Afghanistan?
Sono un pochino peggio di quelli che stavano a Nassirya. Sono il fiore all’occhiello delle truppe speciali d’ASSALTO dell’esercito italiano. Ecco chi hanno spedito e chi vogliono mantenere in Afghanistan.
Con quale coraggio Rifondazione comunista, tutti i pacifisti che hanno votato questa coalizione, ritengono che questa sia una RIDUZIONE DEL DANNO?! Guardate a quale sofisma sono ricorsi….è gente che non ha una morale, non sono solo opportunisti. E’ gente che non ha una morale.
[…] Noi abbiamo il dovere morale di difendere con le unghie e con i denti tutte le Resistenze.
[…] Se teniamo duro potremo costruire veramente un’opposizione seria, contro l’imperialismo ma anche contro il capitalismo.
[…]E se davvero la Resistenza iraquena si manterrà, e se davvero Bush incontrasse una Resistenza ancor più dura se tentasse l’escalation contro l’Iran, e se davvero i rapporti di forza nel mondo cambieranno nei prossimi anni, e se il VENTO DELLA RIVOLTA dal Medio Oriente verrà qui da noi, noi avremo un ruolo importante da svolgere, perché sono decenni che aspettiamo il momento per dare addosso a questo Sistema di merda!
[…] e siccome penso che questi imperialisti hanno delle gambe e dei piedi d’argilla, penso che grandi fatti si avvereranno, non subito, ma accadrà. E tutto verrà rimesso in discussione. E della mappatura, dell’attuale configurazione della politica italiana non resterà niente, andrà polverizzato.
Questo per dirvi che non si tratta solo di antimperialismo, ma di resistere per costruire un mondo diverso, adesso che siamo tutti sulla difensiva.
Il passaggio che ci consentirà di mettere loro sulla difensiva, è un passaggio che non deve prescindere dal sostegno alle Resistenze sulle prime linee del conflitto. E sto parlando delle Resistenze combattenti.
Concludo dicendo, senza troppa prosopopea e troppa enfasi, che mi auguro che gli italiani e gli europei che hanno contribuito a costruire questa Conferenza Internazionale, stringano rapporti ancora più forti tra loro. […] Smettete di essere spettatori, smettete di stare alla finestra. Perché questa lotta è tanto dura, ed ognuno di voi è importante per la costruzione di un movimento antimperialista unito, in Italia ed in Europa, perché le Resistenze hanno bisogno anche di questo."