
Gandhi sul Sionismo
L’opinione di Gandhi sul sionismo è poco nota. Questi sono alcuni estratti da un articolo sorprendentemente attuale da lui scritto nel 1938, all’epoca del mandato britannico sulla Palestina, dietro insistenti richieste di alcuni amici e corrispondenti ebrei.
(Da “Teoria e pratica della nonviolenza” ed. Einaudi 1973 pag. 253.)
“Non è senza esitazione che mi arrischio a dare un giudizio su problemi tanto spinosi.” “L’analogia tra il trattamento riservato agli ebrei dai cristiani e quello riservato agli intoccabili dagli indù è molto stretta.”
“Ma la simpatia che nutro per gli ebrei non mi chiude gli occhi alla giustizia.” “Perché, come gli altri popoli della terra, gli ebrei non dovrebbero fare la loro patria del paese dove sono nati e dove si guadagnano da vivere?” “La Palestina appartiene agli arabi come l’Inghilterra appartiene agli inglesi e la Francia appartiene ai francesi. E’ ingiusto e disumano imporre agli arabi la presenza degli ebrei.” “Sarebbe chiaramente un crimine contro l’umanità costringere gli orgogliosi arabi a restituire in parte o interamente la Palestina agli ebrei come loro territorio nazionale.”
“La cosa corretta è di pretendere un trattamento giusto per gli ebrei, dovunque siano nati o si trovino.” “Tuttavia la persecuzione degli ebrei che oggi viene attuata in Germania non ha precedenti nella storia.” “Se vi potesse mai essere una guerra giustificabile in nome dell’umanità, una guerra contro la Germania per impedire l’assurda persecuzione di un’intera razza sarebbe pienamente giustificata. Ma io non credo in nessuna guerra.”
“Sono convinto che gli ebrei stanno agendo ingiustamente. La Palestina biblica non è un’identità geografica. Essa deve trovarsi nei loro cuori. Ma messo anche che essi considerino la terra di Palestina come la loro patria, è ingiusto entrare in essa facendosi scudo dei fucili inglesi.” “Gli ebrei possono stabilirsi in Palestina soltanto col consenso degli arabi.” “Attualmente gli ebrei sono complici degli inglesi nella spoliazione di un popolo che non ha fatto nulla contro di loro.”
“Non intendo difendere gli eccessi commessi dagli arabi. Vorrei che essi avessero scelto il metodo della non-violenza per resistere contro quella che giustamente considerano una ingiustificabile aggressione del loro paese. Ma in base ai canoni universalmente accettati del giusto e dell’ingiusto, non può essere detto niente contro la resistenza degli arabi contro le preponderanti forze avversarie. E’ necessario che gli ebrei, che sostengono di essere la razza eletta, dimostrino questo loro titolo scegliendo il metodo della non-violenza.”
In successivi articoli del 1939 Gandhi aggiunge: “Non ho proposto agli ebrei niente di nuovo, in quanto essi hanno praticato la non-violenza per duemila anni.” “Purtroppo questo mio articolo non riuscirà a soddisfare i miei molti amici ebrei. Mi auguro tuttavia con tutto il cuore che in un modo o nell’altro la persecuzione degli ebrei in Germania finisca e che la questione palestinese possa essere risolta con piena soddisfazione di tutte le parti interessate.”
Abbiamo conosciuto e intervistato domenica 12 dicembre scorso il dr. Zaher al Khatib storica figura della sinistra rivoluzionaria libanese.
Al Khatib, marxista sunnita, da anni e' il principale dirigente della Lega dei Lavoratori formazione rivoluzionaria della Sinistra libanese anti-sionista e anti-imperialista.
Al Khatib ci ha accolto nel quartier generale del movimento un tempo sotto assedio israeliano. Nella sede del quartier generale della Lega dei Lavoratori alcune foto di al Khatib assieme al defunto presidente siriano Hafez el Assad e al compianto Imam Khomeini ci hanno 'positivamente' confermato di trovarci dinanzi ad un autentico rivoluzionario.
Al Khatib oltre ad esser stato Ministro per le Riforme del Governo Libanese dal 1991 al 1992 (e autore della riforma di Stato e di quella elettorale) ha preso parte - assieme alla rappresentanza politica dei partiti libanesi - agli accordi internazionali di Taef (Arabia Saudita) che nell'autunno 1990 posero fine alla guerra civile dando il via libera alla "pacificazione" siriana del Libano.
Un intervista in esclusiva per "Rinascita" (che comparira' completa su "Eurasia" prossimamente) nella quale Al Khatib ci spiega le ragioni del fronte patriottico e le linee-guida della Resistenza.
DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI
INTERVISTA
1) D - Dr. Al Khatib riguardo ai recenti avvenimenti libanesi qual'e' il vostro ruolo, personale e come Lega dei Lavoratori, in queste giornate di manifestazioni e proteste di piazza contro l'esecutivo Siniora?
1) R: "Io personalmente come segretario generale della Lega dei Lavoratori ho organizzato e preso parte ad un convegno, un mese fa, che si e' svolto nel mio collegio elettorale a Iqlim al Kharroub nello Chouf a maggioranza druso-sunnita. Il convegno , dal titolo "Conferenza arabo-resistente di Iqlim al Kharroub" , ha deciso di costituire una Associazione di sostegno alla Resistenza. Anche ieri (9 dicembre scorso ndr) abbiamo avuto una riunione con i nostri dirigenti per ribadire il nostro appoggio al fronte nazionalista-patriottico in piazza e decidere la presenza alla manifestazione di oggi. Siamo in piazza con le nostre bandiere e i nostri militanti al fianco di tutti gli altri movimenti e partiti politici rivoluzionari."
2) D - Il governo Siniora pare aver dichiarato una vera e propria guerra personale contro l'Opposizione. In particolare l'esecutivo e il 14 Marzo che lo sostiene non perde l'occasione per attaccare Hizb'Allah. E anche ieri abbiamo saputo di un attacco personale contro di voi da parte di alcuni manifestanti della Corrente Future di Hariri (la sera prima la casa di Al Khatib era stata circondata e la sua auto distrutta ndr): cosa ne pensate?
2) R: "Per farvi capire esattamente la situazione dovete sapere qual'e' la situazione attuale del Governo. Dopo il ritiro dei cinque ministri sciiti quest'esecutivo non rappresenta nient'altro che la volonta' dell'ambasciata americana a Beirut. E' l'ambasciatore americano Feltman che decide e Siniora lavora per gli interessi Usa. Interessi che sono in crisi ovunque nel Medio Oriente: in Iraq come in Afghanistan. L'America cerca una nuova strada per continuare il suo piano egemonico-imperialista contro le nazioni arabo-musulmane. E' il Libano la loro ultima vittima: hanno trovato in Siniora il loro Qarzai (premier dell'Afghanistan) o il loro Maliki (premier dell'Iraq). Ma non funzionera': la societa' e la maggioranza dei libanesi hanno capito le strategie sioniste e americane."
17/12/2006