Furono 150mila gli ebrei che combatterono nelle fila del Terzo Reich.
Tra loro parecchi veterani decorati della I GM e parecchi alti ufficiali,
generali e ammiragli, come l'ammiraglio Bernhard Rogge, ebreo per
un quarto, che venne decorato con le foglie di quercia sulla croce di
cavaliere e con le spade dell'imperatore del giappone, "onorificenza",
questa, concessa solo a Goering e Rommel.
Quest'ebreo nella foto è il Gefreiter Werner Goldberg, in una immagine utilizzata su un giornale di propaganda nazista con la didascalia "Il soldato tedesco ideale"...
Sull'argomento il libro dello storico ebreo Bryan Mark Rigg "I soldati ebrei di Hitler", l'unico sull'argomento. Documentatissimo :

ISBN: 88-8289-989-6
Coll. Volti della storia
n. 157 , pp. 400
Nell’attuare la sua criminale politica della “purezza razziale”, Hitler dovette fronteggiare alcuni imprevisti, dovuti alle sue folli idee e all’inconsistenza delle sue conoscenze sull’identità ebraica. Nella società tedesca infatti, dopo alcuni secoli di integrazione e matrimoni misti, l’eliminazione degli ebrei presentava difficoltà che Hitler non aveva previsto. Come mostra Bryan Rigg in questo nuovo e provocatorio studio, in nessun settore l’odioso processo di pulizia etnica era più confuso e contraddittorio che all’interno dell’esercito. Contrariamente a quanto si crede generalmente, dopo le leggi razziali un numero assai alto di militari fu classificato dai nazisti come «parzialmente ebreo» (Mischlinge). Rigg dimostra che si trattò di oltre 150.000 uomini, tra cui c’erano veterani decorati e molti alti ufficiali, come generali e ammiragli. Questi soldati, come il libro documenta per la prima volta, non si consideravano ebrei e avevano scelto la carriera militare con devozione e patriottismo per servire la rinata nazione tedesca. In cambio, erano stati completamente integrati nelle forze armate, che, prima delle leggi razziali, non avevano dato alcun peso alla loro origine, ma che adesso si vedevano costrette ad esaminare la discendenza dei loro uomini. Ma la rimozione dei Mischlinge si rivelò quanto mai difficile e fu concesso un gran numero di “esenzioni” per permettere ai militari di restare al loro posto o per salvare la vita ai genitori o alle mogli. Molte di queste esenzioni furono firmate personalmente da Hitler. Col proseguire della guerra però, la politica nazista ebbe la meglio sulla logica militare e, nonostante il crescente bisogno di uomini da parte della Wehrmacht, divenne quasi impossibile per questi soldati scampare al destinodi milioni di altre vittime del Terzo Reich. Basato su vaste e approfondite ricerche negli archivi e sulle fonti secondarie, e su oltre quattrocento interviste dell’autore a Mischlinge e a loro familiari, questo libro apre un nuovo capitolo di un argomento che pure è stato molto studiato nel corso degli ultimi anni, indagando un ulteriore aspetto di quella realtà umiliante, folle, disonesta e tragica che fu la Germania di Hitler.
-------------------
Bryan Mark Rigg si è laureato con lode in storia alla Yale University nel 1996, ricevendo come premio la Henry Fellowship, una borsa di studio per laureati presso la Cambridge University, dove ha ottenuto il Master nel 1997 e il Ph.D. nel 2002. Ha prestato servizio come volontario nell’esercito israeliano e come ufficiale nel corpo dei Marines. Attualmente insegna storia alla American Military University. Delle sue ricerche si sono occupati il «New York Times», il «Los Angeles Times» e il «London Daily Telegraph».
-------------------
Su Reinhard Heydrich è cosa certa che suo padre fosse ebreo, un musicista di nome Heydrich Bruno Suess. Reinhard collaborava direttamente con 'Hagana', organizzazione sionista della quale i capi vivevano nella Germania nazionalsocialista con tanto di passaporto tedesco. Tali persone erano in stretta collaborazione con 'L'unione degli ebrei della Germania' che aveva rapporti con l'ufficio di Heydrich (Unione del Reich), sempre in "chiave sionista" è quindi squisitamente pro-ebrei.
Quando la rivista di propaganda nazista “Signal” de- dicò la copertina al “soldato tedesco ideale”, nel 1939, non poteva certo immaginare che quel volto appartenesse ad un giovane ebreo, il Gefreiter Werner Goldberg. Questa la foto più sorprendente, delle tante di ufficiali, generali, ammiragli, membri del partito nazista, contenute nel libro del giovane storico ebreo Bryan Mark Rigg, laureato alla Yale University, “I soldati ebrei di Hitler” pubblicato recentemente da Newton & Compton nella collana “I Volti della Storia” (pagine 395, 16,90 euro). Uno studio accurato, una documentazione quasi esasperata, durata anni di viaggi, di incontri, di esami dettagliati di documenti pubblici e privati, superando l’ostilità e il boicottaggio degli studiosi “ufficiali” della “questione ebraica”.
Nella prefazione, Rigg racconta d’essere stato ispirato alla ricerca dalla visione d’un film, “Europa, Europa” in cui si racconta la storia dell’ebreo Perel che, falsificando la propria identità, prestò servizio nella Wehrmacht e studiò in un collegio per la gioventù hitleriana dal 1941 al 1945. Il film raccontava una vicenda reale. Tornato all’Università di Yale, dove frequentava il secondo anno di college, Rigg si mise al lavoro. Gli sarebbe bastato trovare una dozzina di Perel e ne avrebbe ricavato uno studio interessante. Ne trovò 150.000 e questo sconvolse tutte le sue certezze.
Gli storici avevano sempre parlato di una cifra irrisoria di ebrei o mezzi ebrei (Mischlinge) che avevano militato sotto la croce uncinata. Mai tuttavia, ricoprendo alte cariche.
Rigg iniziò una corsa contro il tempo, poiché quei veterani morivano ormai a migliaia di giorno in giorno. Si avvalse dell’effetto “valanga”, nel senso che ogni intervistato faceva i nomi di altri camerati. Quasi tutti si mostrarono disposti ad aprire le loro case e i loro cuori. In più autorizzarono il libero accesso ai fascicoli personali contenuti negli archivi. Vennero fuori documenti “che nessuno aveva mai esaminato prima” (siamo tra il 1994 e il ‘98!) e “furono dette cose che non erano mai state dette prima”. Le loro vicende costituiscono la testimonianza diretta d’una storia oscura e raccapricciante.
Una storia che molti professori avrebbero preferito restasse nei cassetti. Ma Rigg appartiene a quella schiera ormai folta di storici ebrei che, sulla scia di Kath, Arendt, Kimmerling, Novick, Finkelstein e altri, vogliono la verità sull’Olocausto. La critica, quando non li accusa di filo-nazismo (come accade per Hanna Arendt), li considera “revisionisti” nell’accezione staliniana del termine.
Sono quelli che alla domanda «perché un ebreo scrive queste cose?», rispondono: «Perché un ebreo NON dovrebbe scrivere queste cose?».
Il suo lungo studio, i suoi documenti, i suoi testimoni, ci conducono in un mondo in cui avevamo sentito parlare in fretta e per accenni, ma che mai avevamo penetrato e di cui mai prima d’ora avevamo incontrato gli abitanti: il mondo dei “soldati ebrei di Hitler”.
Una popolazione, non uno sparuto gruppo come si è voluto far credere per oltre mezzo secolo. Una popolazione con i suoi generali, i suoi ufficiali, le sue truppe.
L’elenco di Rigg è sconvolgente. Il feldmaresciallo Erhard Milch, decorato da Hitler per la campagna del 1940 (aggressione della Norvegia). L’Oberbaurat della Marina e membro del partito nazista Franz Mendelssohn, discendente diretto del famoso filosofo ebreo Moses Mendelssohn. L’ammiraglio Bernhard Rogge decorato da Hitler e dall’imperatore del Giappone. Il comandante Paul Ascher, ufficiale di Stato maggiore sulla corazzata Bismarck. Gerhard Engel, maggiore aiutante militare di Hitler. Il generale Johannes Zukertort e suo fratello il generale Karl Zukertort. Il generale Gothard Heinrici. Il generale Karl Litzmann, “Staatsrat” e membro del partito nazista. Il generale Werner Larzahn decorato da Hitler. Il generale della Luftwaffe Helmut Wilberg dichiarato ariano da Hitler. Philipp Bouhler, Capo della Cancelleria del Fuhrer. Il maggiore Friedrich Gebhard, decorato da Hitler. Il superdecorato maggiore Heinz Rohr, l’eroe degli U-802, i sottomarini tedeschi. Il capitano Helmut Schmoeckel…
Segue una sfilza di ufficiali, sotto-ufficiali, soldati. Tutti ebrei, o mezzi ebrei o ebrei per un quarto o addirittura per il 37,5 per cento
, come il Gefreiter Achim von Bredow.
Poi la ricerca scava impietosa fino ad un nome terribile: Reinhardt Heydrich, “la bestia bionda”, “Il Mosè biondo”, Capo dell’ufficio per la sicurezza del Reich, generale delle SS, “l’ingegnere dello sterminio”, diretto superiore di Heichmann.
Era ebreo Heydrich? Molti assicurano di sì. Di certo suo padre lo era. Di certo gli fu accordata da Hitler “l’esenzione”.
È una foiba, il libro di Rigg, da cui si estraggono scheletri che si voleva dimenticare, nome e fatti da cancellare. Nomi di uomini che fecero la storia del XX secolo. Fatti che resero quella storia atroce.
E forse fu per prudenza che al processo di Norimberga non si parlò di Olocausto, ma, più genericamente, di crimini di guerra o contro l’umanità.
Forse fu per prudenza che tra gli imputati non sedesse Heichmann, esecutore degli ordini di Heydrich.
«Non potevamo immaginare - ricordava Yitzhak Zuckerman, capo della rivolta del ghetto di Varsavia - che gli ebrei avrebbero condotto alla morte altri ebrei». E Zuckerman non si riferiva soltanto agli ebrei della Wehrmacht, della Luftwaffe, della Marina o delle SS, ma soprattutto ai sonderkommandos, la polizia ebrea collaborazionista così efficacemente e drammaticamente narrata dall’ebreo Roman Polanski nel suo ultimo film “Il pianista”.
Perché dunque, un libro come questo di Rigg ci sconvolge tanto? Forse perché il peso della “soluzione finale” è insopportabile e scopriamo di poterlo distribuire su altre spalle, anche quelle ebree. Forse perché siamo ancora alle prese con la retorica del “caso Priebke”. Un ultranovantenne, ex ufficiale nazista, accusato di non aver disobbedito a ordini considerati disumani e che il libro di Rigg inevitabilmente pone a confronto con centinaia di generali e ufficiali ebrei che quegli ordini li eseguirono tanto bene da meritarsi le decorazioni e gli elogi di Hitler. Forse perché ci ha aiutato a capire che non esiste una “colpa collettiva” del popolo tedesco, così come non esiste una “innocenza collettiva” del popolo ebraico.
P. Squitieri
Manifestazione provinciale di Forza Nuova contro l’ipotesi di un luogo di preghiera per i musulmani In piazza per bloccare la moschea
«Ci opporremo con ogni mezzo, l’Islam moderato non esiste. L’assessore Perin è a caccia di voti»
Conegliano, Treviso
Forza Nuova dichiara guerra al progetto di realizzare una moschea a Conegliano ed è pronta a scendere in piazza. Il coordinamento provinciale sta organizzando, infatti, una manifestazione che potrebbe tenersi, ma la data ancora non è stata fissata, sabato prossimo o, al massimo, quello seguente.
«Ci opporremo al progetto moschea con ogni mezzo a disposizione - preannunciano il coordinatore provinciale del movimento di estrema destra, Alessandro Arboit, e il segretario della sezione "Piave". Noi la moschea non la vogliamo - spiegano - perchè i musulmani moderati non esistono e le moschee sono, sempre, luoghi ideologici mascherati da centri di preghiera».«I coneglianesi, i trevigiani, gli italiani - aggiungono - hanno bisogno di sicurezza, di una sanità pubblica efficiente, di lavoro, pensione e case, non di moschee e pericolosi punti di ritrovo per terroristi. Forse bisognerebbe spiegarlo ai politici locali che si sono detti favorevoli all'ipotesi. A partire dall'assessore Perin che, pur di racimolare qualche voto, in vista delle imminenti comunali, passa da falso difensore dei veneti ad altrettanto falso liberatore degli oppressi e con una faccia tosta disarmante spaccia la difesa dei propri interessi politici e privati per solidarietà». Per dire no al progetto moschea Forza Nuova preannuncia una serie di iniziative tra cui volantinaggi e conferenze. La prima iniziativa sarà, però, la manifestazione, a carattere provinciale, che si terrà in piazza Cima. Forza Nuova, che a Conegliano in questi ultimi anni è già scesa in piazza più volte contro i no global e le occupazioni di case da parte dei rebeldini preannuncia che la sua mobilitazione contro la moschea sarà non stop. «Finchè l'amministrazione non dirà chiaramente il proprio no al progetto noi non abbasseremo la guardia e continueremo con le manifestazioni», fa sapere Arboit.A sostenere che la realizzazione di una moschea in tutti i grossi centri urbani potrebbe fungere da catalizzatore per l'Islam moderato era stato, nelle scorse settimane, il mediatore culturale Massamba. La sua idea, riferita a Conegliano, aveva sollevato - anche all'interno dell'amministrazione - alcune aperture e numerose chiusure. Fino all'ultima presa di posizione, giunta ieri da Forza Nuova che, contro la moschea, preannuncia una grande manifestazione in piazza Cima e la mobilitazione a oltranza. Elisabetta Gavaz
"l’Islam moderato non esiste."
"e le moschee sono, sempre, luoghi ideologici mascherati da centri di preghiera"
Dove ho già sentito queste idiozie......

ECCO IL VERO VOLTO DI FOGNA NUOVA, IO SONO CONTRO LA REPRESSIONE MA I FORZANUOVISTI SONO TALMENTE INUMANI E PIU' SCHIFOSI DELLO STESSO SISTEMA CHE CONTRO DI LORO STAREI ANCHE DALLA PARTE DELLA DIGOS, URGE UNA MOBILITAZIONE GENERALE CONTRO QUESTA FORMAZIONE NEONAZISTA E XENOFOBA, CHE ISTIGA IL POPOLO ITALIANO ALL'ODIO RAZZIALE E CHE DIFFAMA LA RELIGIONE ISLAMICA.
Prima che sia troppo tardi.............................la marcia su Roma insegna.