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Ogni nostra azione è un grido di guerra contro l'imperialismo, è un appello vibrante all'unità dei popoli contro il grande nemico dei popoli: gli Stati Uniti d'America. In qualunque luogo ci sorprenda la morte, che sia la benvenuta, purché il nostro grido di guerra giunga a un orecchio ricettivo, e purché un'altra mano si tenda per impugnare le nostre armi e altri uomini si apprestino a intonare canti di morte con il crepitio delle mitragliatrici e nuove grida di guerra e di vittoria. ( Ernesto "Che" Guevara: "Creare due, tre, molti Vietnam" ) «Qui non è solo che abbiamo due destre e che quella peggiore ha vinto le elezioni. Questa vittoria, coronata da quella capitolina, fotografa un paese che sprofonda nel baratro delle proprie paure, una plebaglia che andati in fumo i propri sogni piccolo borghesi di ascesa sociale, lungi dal pigliarsela col sistema capitalistico, mette in piazza i suoi lati più oscuri, le sue pulsioni securitarie più ripugnanti. Se la prende con gli immigrati che vorrebbe ridotti a schiavi, coi poveri che non vuole trovarsi tra le palle, coi musulmani colpevoli di non genuflettersi ai piedi del Moloch Occidente e dei cretini che lo abitano. Verrà, non c’è da dubitarne, il momento della caccia alle streghe, della persecuzione di tutti i sovversivi. Siamo davanti a quella che potremmo fascistizzazione sui generis». ( Campo Antiimperialista, L'ITALIA S'E' DEST(R)A )






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mercoledì, 27 settembre 2006

L’IMMINENTE COLLASSO DEL SIONISMO

 DI KATHLEEN CHRISTISON (Ex analista della CIA)
Counterpunch

Il fallimento morale del principio fondatore d'Israele

Sono solamente gli osservatori al di fuori della massa ad aver notato che con i suoi sanguinosi attacchi al Libano, e al tempo stesso a Gaza, Israele ha finito col mostrare, anche ai più illusi, il totale fallimento dell'ideale alla base della sua nascita?

È possibile che gl'illusi continuino ad illudersi? È possibile che il fallimento d'Israele salti agli occhi solo di quelli che già lo avevano intuito, di quelli che avevano già bollato come illegittimo il sionismo per i principi razzisti che lo permeano?

È dunque possibile che solo quelli già convertiti riescano a vedere il collasso finale del sionismo, e della stessa Israele in quanto stato esclusivo degli ebrei?



Il razzismo è sempre stato la linfa vitale di Israele. Il sionismo si basa sulla convinzione che gli ebrei hanno maggiori diritti nazionali, umani e naturali sul territorio: una visione fondamentalmente razzista che esclude ogni possibilità di vera democrazia o uguaglianza tra i popoli.

La distruttiva violenza in Libano e a Gaza è stato il logico sviluppo di questa idea di fondo. Proprio perché postula l'esclusività e superiorità dei diritti di un popolo, l'ideologia non può ammettere limiti legali o morali al suo comportamento; e men che mai limiti territoriali, dato che ha bisogno di un territorio sempre più ampio per realizzare questi diritti illimitati.

Il sionismo non può tollerare che venga minacciato, o anche solo rimesso in questione, il controllo assoluto del proprio spazio: non semplicemente quello all'interno dei confini israeliani del 1967, ma anche quello che lo circonda, oltre i limiti geografici che il sionismo non ha ancora ritenuto opportuno fissare. Controllo assoluto significa nessuna minaccia fisica e nessuna minaccia demografica: gli ebrei dominano, gli ebrei sono totalmente protetti, gli ebrei sono sempre quelli più numerosi, gli ebrei hanno tutto il potere militare, gli ebrei controllano tutte le risorse naturali, e tutti i popoli vicini sono senza poteri e completamente asserviti. È questo il messaggio che Israele ha cercato di trasmettere attaccando il Libano: né Hezbollah né nessun altro in Libano che protegga Hezbollah potrà continuare ad esistere, per il solo fatto che Hezbollah sfida la suprema autorità di Israele nella regione e che Israele non può tollerare un simile affronto. Il sionismo non può coesistere con nessuna altra ideologia o etnicità che metta in gioco la sua posizione di preminenza, perché ogni ideologia che non sia quella sionista rappresenta una minaccia potenziale.

In Libano, Israele ha cercato con la sua selvaggia e temeraria violenza di distruggere la nazione, farne una zona di caccia all'uomo in cui solo il sionismo avrebbe dovuto regnare e in cui i non ebrei avrebbero dovuto o morire o scappare o sottomettersi, come avevano già dovuto fare durante l'ultima quasi venticinquennale occupazione israeliana dal 1978 al 2000. Mentre osservava la guerra a Beirut, dopo la prima settimana di bombardamenti, e descriveva la morte in un raid israeliano di quattro tecnici libanesi del genio militare venuti a riparare le linee elettriche e le tubature idriche per "mantenere in vita la città", il corrispondente britannico Robert Fisk ha scritto di avere infine capito sulla propria pelle quello che Israele voleva: "Beirut doveva morire...A nessuno doveva essere permesso di lasciare vivo la città". Il capo di stato maggiore israeliano Dan Halutz (lo stesso che quattro anni orsono, quando era a capo delle forze aeree israeliane, aveva affermato di non provare alcun disagio psicologico dopo che, nel mezzo della notte, uno dei suoi F16 aveva sganciato una bomba da una tonnellata su un edificio di appartamenti a Gaza, uccidendo 14 civili in gran parte bambini) aveva dichiarato, all'inizio dell'aggressione, di voler riportare il Libano indietro di 20 anni, quando il paese non era vivo e un terzo del suo territorio meridionale era occupato da Israele, a perenne ricordo di un decennio di guerra civile inutilmente distruttiva.

Le bombe a grappolo [cluster bombs] sono una prova evidente dell'intenzione d'Israele di rendere nuovamente il Libano, o quanto meno la sua parte meridionale, una regione priva di popolazione araba e incapace di funzionare, se non secondo il suo capriccio. Le bombe a grappolo - di cui gli Stati Uniti, che le forniscono a Israele, sono leader mondiali nella produzione (e in posti come la Yugoslavia anche nell'uso) - esplodono a mezz'aria, spargendo intorno centinaia di submunizioni (bombe secondarie) su una superficie di vari ettari. Oltre un quarto delle submunizioni non esplodono all'impatto col terreno e restano lì in attesa di essere scoperte da ignari civili che tornano alle proprie case. Gl'ispettori delle Nazioni Unite stimano che nel Libano meridionale ci siano oltre 100.000 submunizioni inesplose, sparse in oltre 400 raid aerei. Dopo il cessate il fuoco del mese scorso, numerosi ragazzi e adulti libanesi sono stati uccisi o feriti da questi residui bellici.


[Una bomba a grappolo]


Disseminare mine anti-uomo in aree densamente abitate non è un'operazione chirurgica delle forze armate a caccia di obiettivi militari: è una operazione di pulizia etnica. Secondo Jan Egelund, coordinatore per gl'interventi umanitari dell'ONU, oltre il 90% delle bombe a grappolo israeliane sono state sganciate nelle 72 ore che hanno preceduto il cessate il fuoco, quando era oramai chiaro che la risoluzione dell'ONU per una sospensione delle ostilità sarebbe entrata in vigore. Non può essersi trattato che di un ultimo sforzo, senza dubbio inteso come un colpo di grazia, per spopolare l'area. Se a questo aggiungiamo i bombardamenti del mese precedente - che hanno distrutto il 50% (e in qualche caso l'80%) delle abitazioni di molti villaggi, inferto irreparabili danni all'infrastruttura civile dell'intera nazione, resa inutilizzabile una centrale elettrica sulla costa che ancora oggi sparge tonnellate di petrolio e di benzene sulle coste libanesi e su parte di quelle siriane, ucciso oltre 1.000 civili in edifici di appartamenti, in ambulanze, in auto che fuggivano inalberando la bandiera bianca - la guerra di Israele non può essere giudicata altro che una massiccia operazione di pulizia etnica per rendere la regione un'area sicura per il dominio ebraico.

Secondo le stime ONU, circa 250.000 persone non possono in effetti rientrare nelle loro case, o perché le abitazioni sono state distrutte o perché le bombe a grappolo inesplose e le altre armi non sono ancora state neutralizzate dalle squadre di sminamento. Questa non è stata, se non in misura marginale, una guerra contro Hezbollah, non è stata una guerra al terrorismo, come Israele e i suoi accoliti statunitensi vorrebbero farci credere (in effetti Hezbollah non ha compiuto atti terroristici ma si è impegnata lungo la frontiera in una serie di sporadiche scaramucce con i soldati israeliani, di solito scatenate dagli israeliani). Questa è stata una guerra per consentire a Israele di avere più spazio, di essere assolutamente sicura di dominare i vicini. Questa è stata una guerra contro un popolo non completamente sottomesso, tanto audace da ospitare una forza come Hezbollah e da non piegarsi alla volontà di Israele. Questa è stata una guerra contro altri esseri umani e la loro maniera di pensare, esseri umani che non sono ebrei e che non vivono per favorire il sionismo e l'egemonia ebraica.

In un modo o nell'altro, sin dalla sua creazione Israele ha sempre agito alla stessa maniera contro i suoi vicini, anche se ovviamente i palestinesi sono stati più a lungo le vittime, e i maggiori oppositori, del sionismo. I sionisti pensavano di essersi liberati del loro più grande problema, quello alla base stessa del loro credo, nel 1948, quando avevano costretto alla fuga circa due terzi della popolazione palestinese che intralciava i piani per fare di Israele uno stato unico a maggioranza ebraica; non era infatti possibile creare uno stato ebraico con una maggioranza della popolazione non ebraica. Diciannove anni più tardi, quando ha cominciato ad allargare i suoi confini conquistando la Cisgiordania e Gaza, Israele ha scoperto che quei palestinesi che pensava fossero spariti erano dopo tutto ancora nei dintorni, e minacciavano l'egemonia ebraica dei sionisti.


[Profughi Palestinesi della "Nakba" ("disastro"): l'esodo di quasi un milione di persone provocato dall'aggressione sionista]


Nei quasi quarant'anni successivi, la politica di Israele è stata in massima parte – con brevi intervalli per avere il tempo di aggredire il Libano – diretta a far sparire definitivamente i palestinesi. I metodi di pulizia etnica sono molti: sottrazione dei territori, distruzione delle terre coltivabili e delle risorse, strangolamento economico, paralizzanti restrizioni sul commercio, abbattimento delle case, revoca dei permessi di soggiorno, deportazioni, arresti, omicidi, smembramento delle famiglie, limitazioni nei movimenti, distruzione dei registri della popolazione e del catasto, appropriazione delle tasse doganali, privazioni alimentari. Israele vuole tutte le terre dei palestinesi, incluse la Cisgiordania e Gaza, ma non può continuare ad essere un paese a maggioranza ebraica fino a quando continuano a viverci i palestinesi. Ed ecco il perché del lento strangolamento. A Gaza, dove quasi un milione e mezzo di persone vivono accatastate in un'area che non è nemmeno un decimo dell'isola di Rodi, Israele sta facendo senza interruzione quello che ha fatto in Libano per un mese: uccidere civili, distruggere le infrastrutture civili, rendere l'area inabitabile. A Gaza, i palestinesi vengono uccisi al ritmo di otto al giorno, le mutilazioni avvengono con un tasso più alto. Ecco quanto vale la vita dei non ebrei secondo la visione sionista del mondo.

Lo studioso israeliano Ilan Pappe lo definisce un genocidio al rallentatore (ElectronicIntifada, 2 settembre 2006). Sin dal 1948, il minimo atto di resistenza dei palestinesi all'oppressione israeliana è stato preso come scusa da Israele per mettere in opera una politica di pulizia etnica, un fenomeno considerato nel paese talmente inevitabile e accettato che Pappe aggiunge "il lavoro giornaliero di uccidere deliberatamente i palestinesi, soprattutto i bambini, viene ora registrato nelle pagine interne della stampa locale, spesso in caratteri microscopici". Secondo il suo modo di vedere, gli ininterrotti omicidi a questo ritmo o porteranno a una migrazione di massa o a uno sterminio più massiccio, se, come è molto più probabile, i palestinesi si manterranno incrollabili e continueranno a resistere. Pappe ricorda che il mondo ha assolto Israele da ogni responsabilità e perseguibilità per la sua operazione di pulizia etnica del 1948, e ha permesso al paese di trasformare questa politica "in uno strumento legittimo del suo piano di sicurezza nazionale", che, se il mondo resta ancora una volta muto dinanzi a questa nuova fase di pulizia etnica, aumenterà inevitabilmente "in misura ancora più drammatica".

Ed è questo il punto cruciale dell'odierna situazione: qualcuno si accorgerà dell'orrore? Come abbiamo detto all'inizio, con la sua selvaggia campagna estiva di pulizia etnica nel Libano e a Gaza, Israele ha veramente mostrato il totale fallimento dell'ideale alla base della sua fondazione, l'illegittimità di base del principio sionista di esclusività ebraica? Se ne rendono conto anche i più illusi, o continueranno ad illudersi e il mondo seguiterà a guardare da un'altra parte, giustificando le atrocità perché vengono commesse da Israele per rendere i territori circostanti un luogo sicuro per gli ebrei?

Da quando ha lanciato la sua folle incursione nel Libano, numerosi attenti osservatori nei media alternativi europei e arabi hanno sottolineato la nudità morale d'Israele, e del suo fiancheggiatore americano, con un insolito livello di schiettezza. Si analizza anche molto la nuova consapevolezza della crescente opposizione araba e islamica alla incredibile brutalità delle azioni israelo-americane. Ai primi di agosto, lo studioso anglo-palestinese Karma Nabulsi ha lamentato "l'indiscriminata rabbia di un nemico guidato da una mania esistenziale che non può essere contenuta ma solo bloccata". La studiosa americana Virginia Tilley (Counterpunch, 5 agosto 2006) osserva che ogni possibilità di vita normale e pacifica è un anatema per Israele, obbligata a "guardare e trattare i suoi vicini come una minaccia alla propria esistenza, in modo da giustificare ... il suo carattere etnico e razziale". Già prima della guerra in Libano, ma dopo che Gaza aveva cominciato a essere affamata, l'economista politico Edward Herman (Z Magazine, marzo 2006) aveva condannato "la prolungata pulizia etnica e il razzismo istituzionalizzato" d'Israele, e l'ipocrisia con cui l'occidente e i media occidentali avevano accettato e sottoscritto queste politiche "in violazione di tutti i presunti illuminati valori".

Il razzismo è alla base dell'asse neoconservatore israelo-statunitense che ha oggi scatenato la sua furia omicida nel Medio Oriente. Il razzismo insito nel sionismo ha trovato un alleato naturale nella filosofia razzista imperiale fatta propria dai neoconservatori dell'amministrazione Bush. La logica ultima della guerra globale israelo-americana, scrive l'attivista israeliano Michel Warschawski, dell'Alternative Information Center di Gerusalemme (30 luglio 2006), è la "completa etnicizzazione" di tutti i conflitti, "nei quali non viene combattuta una politica, un governo o un obiettivo specifico, ma una minaccia che coincide con un'intera comunità" (o, nel caso d'Israele, con tutte le comunità non ebraiche).

Il concetto fondamentalmente razzista di scontro delle civiltà, esaltato sia dall'amministrazione Bush che da Israele, fornisce una giustificazione per le aggressioni ai palestinesi e al Libano. Come ha osservato (al-Ahram, 10-16 agosto 2006) Azmi Bishara, importante membro palestinese della Knesset israeliana, se l'argomento israelo-americano secondo cui il mondo è contraddistinto da due diverse e inconciliabili culture, noi contro loro, è corretto, allora l'idea che "noi" agiamo con un doppio standard perde ogni implicazione morale negativa, perché diventa l'ordine naturale delle cose. Per gl'israeliani, questo è sempre stato l'ordine naturale delle cose: nel mondo d'Israele e dei suoi alleati americani, l'idea che gli ebrei e la cultura ebraica siano superiori e incompatibili con i popoli vicini è alla base stessa dello stato.

Dopo la presa di coscienza che ha fatto seguito al fallimento israeliano in Libano, arabi e islamici hanno la sensazione, per la prima volta dall'arrivo degli ebrei nel cuore del Medio Oriente arabo circa 60 anni orsono, che Israele sia andata troppo lontano con la sua arroganza e che il suo potere e le sue azioni possono essere contrastate. La "etnicizzazione" del conflitto globale di cui parla Michel Warschawski – l'arrogante vecchio approccio coloniale, ora rinverdito con uno strato di alta tecnologia fornita dagli F16 e dalle armi nucleari, che ribadisce la superiorità dell'occidente e di Israele e postula uno scontro apocalittico tra l'occidente "civilizzato" e un oriente arretrato e furioso – è stata vista, dopo il folle assalto israeliano al Libano, per quello che è. Cioè, una brutale dichiarazione razzista di potere da parte di un regime sionista che persegue l'egemonia assoluta e incontrastata a livello regionale e di un regime neoconservatore americano che persegue l'egemonia assoluta e incontrastata a livello mondiale. Come ha fatto notare, una settimana dopo l'inizio della guerra libanese, il commentatore palestinese Rami Khouri in un'intervista con Charlie Rose, sia Hezbollah in Libano che Hamas in Palestina sono il frutto delle prime guerre di egemonia israeliane e rappresentano la risposta politica di popolazioni che "sono state ripetutamente degradate, occupate, bombardate, uccise e umiliate dagli israeliani, spesso con il consenso tacito o esplicito o, come abbiamo capito adesso, l'aiuto degli Stati Uniti".

Queste popolazioni oppresse hanno adesso ricominciato a lottare. Non importa quanti leader arabi – in Egitto, Giordania e Arabia Saudita – possano chinare la testa di fronte agli Stati Uniti e a Israele: il popolo arabo vede adesso l'intrinseca debolezza della cultura e della politica razzista israeliana e ha una crescente fiducia nella possibilità di arrivare alla fine a sconfiggerla. I palestinesi, in particolare, aspettano questo momento da 60 anni, senza mai sparire nonostante la migliore buona volontà israeliana e senza mai smettere di ricordare a Israele e al resto del mondo la loro esistenza. Non è certo adesso che soccomberanno, e il resto del mondo arabo sta prendendo coraggio dopo aver visto la loro capacità di resistere, e quella di Hezbollah.

Qualcosa deve cambiare nel modo di fare di Israele, e nel modo in cui gli USA sostengono i suo modo di agire. Sempre più commentatori, dentro e al di fuori del mondo arabo, hanno cominciato a rendersene conto, e un numero sorprendente si sente abbastanza audace da prevedere una sorta di fine del sionismo, nella forma razzista ed esclusivista in cui esiste e funziona al giorno d'oggi. Non si tratta di buttare i sionisti a mare. Israele non verrà battuta sul piano militare, ma può essere battuta sul piano psicologico: il che vuol dire limitare la sua egemonia, fermare la sua avanzata predatoria nei territori dei vicini, mettere fine al dominio razziale e religioso sugli altri paesi.

Rami Khouri sostiene che il più ampio sostegno del mondo arabo a Hezbollah e Hamas è una "catastrofe" per Israele e gli Stati Uniti, perché sottolinea l'opposizione ai loro progetti imperialistici. Khouri non si spinge più lontano nelle sue previsioni, ma altri lo fanno, delineando, anche se solo nelle linee generali, la visione di un futuro in cui Israele non godrà più del dominio assoluto. Il pensatore e musicista jazz Gilad Atzmon, un ex israeliano che vive in Gran Bretagna, vede nella vittoria di Hezbollah in Libano un segnale della disfatta di quello che chiama il sionismo globale, termine con cui indica l'asse neoconservatore israelo-americano. Sono i libanesi, i palestinesi, gli iracheni, gli afgani e gli iraniani – sostiene – ad essere "in prima linea nella battaglia per l'umanità e l'umanesimo", mentre Israele e gli USA seminano morte e distruzione; un numero sempre crescente di europei e americani se ne rende conto e sta scendendo dal carrozzone dei sionisti e dei neoconservatori. Atzmon definisce in ultima analisi Israele "un episodio della storia" e una "entità morta".

Molti altri hanno un punto di vista simile. Sempre più spesso i commentatori discutono la possibilità che Israele, ora che si è sgonfiato il suo mito d'invincibilità, attraversi una fase di trasformazione simile a quella sudafricana, in cui i leader politici riconoscano in qualche modo l'errore della scelta razzista e in un impulso di umanità abbandonino le iniquità sioniste, ammettendo che ebrei e palestinesi devono vivere su un piano di parità in uno stato unitario. Il parlamentare britannico George Galloway (Guardian, 31 agosto 2006) prevede la possibilità che in Israele e tra i suoi sostenitori internazionali si sviluppi "un momento F.W. de Klerk ", nel quale, come accadde in Sudafrica, una "massa critica di oppositori" andrebbe oltre le posizioni della precedente minoranza e i leader giustificherebbero il trasferimento dei poteri partendo dalla constatazione che farlo più tardi, in una posizione più sfavorevole, risulterebbe meno vantaggioso. In mancanza di una simile transizione pacifica, e di una contemporanea azione per risolvere il conflitto israelo-palestinese, Galloway, come molti altri, non vede altro che "guerra, guerra e ancora guerra, fino al giorno in cui Tel Aviv sarà a fuoco e l'intransigenza dei capi israeliani farà crollare sulle loro teste l'intera impalcatura dello stato ebraico".


[Con Nelson Mandela, F.W. De Klerk, ex presidente sudafricano e premio Nobel per la pace, fautore della fine dell'apartheid. Quando nascerà un De Klerk israeliano?]


E sempre di più questa sembra essere l'alternativa futura: o Israele e i suoi sostenitori neoconservatori americani riescono a eliminare i peggiori aspetti del sionismo, accettando di creare uno stato unitario in una Palestina abitata da palestinesi ed ebrei, o il mondo si troverà di fronte a un conflitto di un livello oggi non immaginabile.

Proprio come Hezbollah è parte integrante del Libano, impossibile da distruggere con il bombardamento di ponti e centrali, così, prima del 1948, i palestinesi erano la Palestina, e continuano ad esserlo. Colpendoli dove vivevano, in senso proprio e figurato, Israele ha lasciato ai palestinesi un solo obiettivo e una sola visione. Una visione di giustizia e compensazione, dove compensazione significa, in ultima analisi, sconfitta del sionismo e recupero della Palestina, oppure riconciliazione con Israele a condizione che quest'ultima agisca come un vicino normale e non da conquistatore, o infine unione con gli ebrei israeliani in un unico stato in cui nessuna parte goda di più diritti dell'altra parte. In Libano, Israele ha ancora una volta dato l'impressione di voler imporre a un altro popolo la propria volontà, il suo dominio, la sua cultura e la sua etnicità. Non ha funzionato in Palestina, non ha funzionato in Libano, non funzionerà da nessuna parte nel mondo arabo.

Siamo a un crocevia morale. Nel “nuovo Medio Oriente” progettato da Israele, Bush e i neoconservatori, solo Israele e gli USA possono dominare, solo loro avranno la forza, solo loro potranno vivere al sicuro. Ma nel mondo giusto all'altro lato del crocevia, questa visione è inaccettabile. La giustizia deve prevalere.

Kathleen Christison è stata analista politico della CIA e ha lavorato sui temi medio-orientali per 30 anni. Ha scritto Perceptions of Palestine e The Wound of Dispossession .

Kathleen Christison
Fonte
: http://www.counterpunch.org/
Link: http://www.counterpunch.org/christison09122006.html
12.09.2006

Traduzione per www.comedonchisciotte.org di CARLO PAPPALARDO

postato da: MarkusWolf alle ore 22:04 | link | commenti
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lunedì, 25 settembre 2006

La superiorità conviene

di SHERIF EL SEBAIE

Nel suo saggio, "Lo scontro delle Civiltà", Samuel Huntington fece
un'affermazione che sono solito riportare ogni tanto sulle pagine di
questo blog per rinfrescare la memoria di alcuni simpatici
neoconservatori che passano da queste parti: «L'Occidente ha
conquistato il mondo non per la superiorità delle proprie idee, dei
propri valori o della propria religione, ma con l'applicazione
sistematica della violenza organizzata. Se gli Occidentali spesso si
dimenticano di questo fatto, i non Occidentali non lo dimenticano
mai». E' una citazione che mi piace moltissimo poiché sintetizza
quello che io stesso affermo ogni volta che mi si presenta
l'opportunità: «l'unica faccia di superiorità che l'Occidente ha
saputo mostrare fino al 1900 (e non solo) era quella delle armi: i
cannoni francesi contro le spade mamelucche, gli archibugi spagnoli
contro le frecce degli Aztechi, la polvere da sparo contro le lancie
dei Bantù. Ed è grazie a questa superiorità - esclusivamente
militare - che l'Occidente è riuscito a costruire la base di quella
ricchezza di cui oggi si vanta».
L'Occidente tende a cancellare completamente dalla propria memoria
storica fatti e episodi imbarazzanti. Non ha mai colpe, non ha mai
responsabilità, insomma: non c'entra mai. Il colonialismo? Acqua
passata, tipo quella che ha bagnato le mani di Ponzio Pilato. Rimane
quindi un mistero irrisolto: come è che i paesi più ricchi di oggi
coincidono con quelli che sono stati dei colonizzatori in passato,
mentre quelli più poveri di oggi coincidono con quelli che sono
stati colonizzati? Già, ancora una volta la colpa è loro, sono
inferiori, incapaci: l'Occidente ha lasciato la sua impronta, ha
lasciato il seme che quei barbari non sono riusciti a conservare e a
sviluppare. Tipo? Qualche costruzione coloniale, installazioni
militari e un pò di strade e di ponti che servivano al trasporto
delle materie prime saccheggiate. Questa è sostanzialmente,
l'eredità dell'Occidente colonialista nei terreni colonizzati: il
Nulla, ed è proprio da quel terreno che fioriscono le favolette
sull'Occidente superiore circondato da popoli retrogradi, da culture
arretrate, Civiltà inesistenti. Il Nulla e l'inferiorità che
l'Occidente vede attorno a sé altro non sono, in realtà, che una
proiezione verso l'esterno di quegli aspetti che esso stesso - e
nessun altro - vede dentro di sé.


L'Occidente si è dimenticato dei preziosi beni caricati sulle navi
di Colombo, quei beni che sarebbero poi stati dati agli indigeni in
cambio della loro terra, delle loro richezze, dei loro monili in
oro: sacchi di palline di vetro, specchietti, aghi, campanelli e
berretti rossi. Ed è stato pure gentile, Colombo: i mitici
conquistatori del Far West regalavano ai Pelle-rossa alcolici e
coperte infette di vaiolo, per farli fuori il prima possibile, senza
spercare pallottole. Ed è in nome di queste gentili concessioni, che
gli schiavi africani dovranno in seguito lavorare nei campi di
cotone oppure scavare nelle miniere. In Sud Africa, dopo una
giornata di lavoro nelle miniere di diamanti, gli schiavi erano pure
costretti ad indossare dei guanti da boxe, incantenati a mò di
manette: per non "rubare" le pietre che estraevano dalla propria
terra. E sempre in nome di queste gentili concessioni, dovevano
comprare i prodotti finiti, al prezzo stabilito dall'Occidente. Non
è forse questo oro, questo cotone, queste pietre, questi soldi la
base della ricchezza occidentale?


La Compagnia delle Indie orientali, che agiva per conto delle
autorità britanniche, smerciava persino l'oppio, in Cina. Quando il
commissario imperiale Lin Zexu, affrontò con determinazione quella
nuova piaga sociale nel 1839 bruciando ventimila casse d'oppio
appartenenti ai mercanti inglesi e americani, i britannici
attaccarono il paese e lo obbligarono a sottoscrivere un accordo
vergognoso, quello di Nanchino: fu imposto il libero accesso
dell'oppio e degli altri loro prodotti nelle province meridionali
con basse tariffe doganali, l'apertura di alcuni porti in cui gli
inglesi godevano della clausola di extraterritorialità, la cessione
della città di Hong Kong all'impero inglese. Uno schema che non ha
nulla da invidiare al regime delle capitolazioni, a cui fu costretto
l'Impero Ottomano.

Sempre per rinfrescare la memoria dei nostri amici neoconservatori,
ricordiamo i benefici di cui godevano gli immigrati italiani in
Egitto: esenzione dalle tasse, domicilio inviolabile persino dalle
autorità, corti consolari che giudicavano in base alla legge
italiana e non quella egiziana, e addirittura dei quartieri propri,
al di là dei quali c'erano le "Arab Town": i cittadini del paese che
vengono confinati in riserve, come lo sono ancora oggi i Pelle-Rossa
americani.
Ma la Civiltà Superiore della Rapina Organizzata non è ancora sazia:
invade l'Iraq e lo distrugge per ricostruirlo. Ovviamente dopo aver
avuto sufficienti garanzie sulla completa assenza di un arsenale in
grado di contrastare l'avanzata dell'esercito americano. Frutti
immediati: 4.7 miliardi di dollari il valore globale dei contratti
firmati con la ditta Halliburton, società di cui il Vice presidente
Cheney è stato amministratore delegato e di cui tuttora detiene un
cospicuo numero di azioni. 15 milioni di dollari valore del
contratto con una ditta Usa per costruire una fabbrica di cemento,
mentre per una ditta irachena sarebbero bastati 80.000 dollari. Poi
arriva il turno del Libano, e l'Occidente assiste silente alla sua
distruzione, quindi si appella al disarmo, ma solo di una delle due
parti in conflitto. Finita la guerra, si corre pure lì
per "ricostruire il paese", ovviamente non prima di aver fatto bella
figura davanti alle telecamere in quanto generosi donatori di
qualche milione di euro di beneficienza. Nel loro piccolo anche le
mafie italiane ci provano, a strappare qualche contratto a destra e
a manca. E se non ci riescono si accontentano volentieri del lavoro
gratuito dei clandestini che raccolgono pomodori e poi scompaiono, o
dei lavoratori edili che periscono sotto i ponteggi traballanti, i
veri "schiavi moderni".


Ecco, dopo tutto questo, qualcuno ha pure la faccia tosta di dirsi
superiore e di rinfacciare ai paesi del "terzo mondo" la
loro "arretratezza". Qualcuno non si vergogna di sottolineare il
proprio "progresso" scientifico e tecnologico, le mirabili
invenzioni sviluppate, mentre in quei paesi la povertà e la miseria
producono estremismo e fanatismo. Oppure, ancora più patetico,
qualcuno si solleva indignato se viene a sapere che un immigrato ha
avuto accesso ad un beneficio o a un servizio pubblico, tipo una
casa popolare. Vergogna! Sacrilegio! Ha osato riprendersi una minima
parte di ciò di cui è stato derubato, tra l'altro con il proprio
lavoro e tasse, facendo le file e compilando moduli, senza nemmeno
sognarsi di chiedere le cose allucinanti che gli europei imponevano
in passato (esenzioni, favori, pizzi e altre belle cose).

Certo, direte voi, è anche un po' colpa dei governanti corrotti e
aggrappati al potere nei paesi di origine. Ma la loro colpa non è di
oggi, essa risale a secoli fa: se solo avessero investito nelle armi
da fuoco quando era il momento di farlo! Se solo avessero a
disposizione cannoni e fucili al posto delle lancie e delle armi
bianche! Ah se fossero dotati di tutte quelle invenzioni superiori,
tipo i missili teleguidati, le cluster bombs, gli aerei supersonici
e magari qualche bombetta atomica nell'arsenale per spaventare e
ricattare il resto del mondo. Forse non si sarebbero ampiamente
meritati oggi la qualifica di "Civiltà Superiori"?


Sherif El Sebaie


Fonte: http://salamelik.blogspot.com

postato da: MarkusWolf alle ore 00:44 | link | commenti
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mercoledì, 20 settembre 2006

Onu: discorso del presidente Ahmadinejad

Dopo aver ribadito il rispetto al Papa ed aver gettato acqua sul fuoco delle polemiche tra mondo islamico e Stato Pontificio, il giorno seguente, alla 61ima seduta dell'assemblea generale dell'Onu, il presidente della Repubblica islamica dell'Iran Mahmoud Ahmadinejad rivela come la struttura delle Nazioni Unite oggi sia stata indebolita da alcune potenze. Come aveva annunciato da le indicazioni che potrebbero servire per governare il mondo e soprattutto renderlo più ricco di pace e meno assillato da guerre e conflitti.
La Radio in lingua italiana della Repubblica islamica dell'Iran, vi propone la versione integrale del discorso del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad all'assemblea generale delle Nazioni Unite.


Onu: Ahmadinejad propone riforme



In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso


Illustri Capi di Stato, Spettabili Rappresentanti
Eccellenze, Signore e Signori,
ringrazio Dio, il Saggio, l'Invincibile ed il Misericordioso per avere concesso al presente l'occasione di divulgare un'altra volta il messaggio del grande popolo dell'Iran. Altresì, ringrazio il Signore per il crescente risveglio dei popoli e la loro coraggiosa presenza sulla scena internazionale che da a loro la possibilità di esprimere le proprie opinioni in merito alle questioni d'interesse globale.
La voglia di giustizia, la voglia di verità, la ricerca del Divino ed il sostegno della dignità umana sono oggi le richieste gridate dai popoli del mondo. Il rigetto della prepotenza, la difesa degli oppressi e la voglia di pace, sono le caratteristiche del pensiero dei popoli e soprattutto sono il volere delle giovani generazioni che aspirano ad un mondo privo di inquinazione, prepotenza ed ingiustizia; un mondo che sìa invece ricolmo di amore ed affetto. I giovani ed i giovanissimi hanno il diritto di chiedere giustizia e verità ed hanno il diritto di costruire il proprio futuro con l'amore, la pace e l'affetto.
Io ringrazio Dio anche per questo.
Spettabili Signore, Egregi Signori
quel che oggi l'umanità sopporta non è degno della dignità umana; Dio non ha creato l'uomo affinchè alcuni gruppi di uomini impongano ingiustizia ad altri gruppi.
(Dio non ha creato l'uomo/ndr) Affinchè un gruppo creando guerra e violenza riesca a derubare la risorse, arricchirsi ed espandere il proprio dominio mentre l'altro gruppo sìa costretto a sopportare la povertà e le disgrazie che ne provengono.
O (Dio non ha creato l'uomo/ndr) affinchè un gruppo forte delle sue armi e delle sue minacce comandi il mondo mentre altri sìano costretti a rimanere sempre sotto l'ombra della minaccia e dell'insicurezza.
Certuni si spingono a migliaia di chimoletri di distanza dal proprio paese ed occupano la terra altrui per controllarne il petrolio o le altre risorse; altri ogni giorno devono assistere alla distruzione delle loro case ed alla morte dei loro babmbini nella loro stessa terra.
Questi comportamenti non sono all'altezza della dignità umana e si rivelano contrari alla verità ed alla giustizia.
La domanda ora è questa: in simili circostanze gli oppressi del mondo dove devono rivolgersi? Quale persona o quale organizzazione difende i diritti degli oppressi e punisce gli oppressori? Dove si trova la corte della giustizia mondiale?
Ricordando qualche esempio ed effettuando un ripasso delle questioni mondiali di maggiore rilievo intendo chiarire i pensieri espressi.
Primo: la proliferazione inarrestata delle armi nucleari, microbiche e chimiche
Alcune potenze vantano la produzione di armi nucleari della seconda e della terza generazione. A cosa servono queste armi? La produzione di queste armi micidiali e riempire i depositi di queste servirà forse alla diffusione della pace e della democrazìa? Oppure queste armi serviranno a minacciare i governi ed i popoli?
Fino a quando i popoli del mondo dovranno vivere minacciati dalle bombe nucleari, microbiche e chimiche? Le potenze produttrici di queste armi quali responsabilità hanno e come vengono chiamate a rispondere delle proprie azioni dinanzi alla comunità internazionale? Mi chiedo se i popoli di questi paesi siano d'accordo sul fatto che la loro ricchezza venga impiegata per la costruzione di queste armi distruttrici.
Invece di appoggiarsi alle armi micidiali ed alle bombe, non si potrebbe contare sulla giustizia, l'etica e la ragione?
Quale dei due sono più vicini alla pace, le bombe o la ragione?
Se ci fosse ragione, etica e giustizia, le radici dell'oppressione andrebbero bruciate e le minaccie distrutte. Non rimarrebbe nulla in grado di causare conflitti dato che la maggiorparte dei conflitti nel mondo sono causati dalla mancanza di giustizia e dall'ambizione. Tutti i popoli amano la giustizia, la accolgono a braccia aperte e sono disposti a fare sacrifici per difenderne l'esistenza.
Se le potenze mondiali innalzassero la bandiera della reale giustizia, della pace e dell'affetto non sarebberro più amate del loro oggi, dedicato invece alla produzione ed alla diffusione di armi chimiche e nucleari? L'esperienza purtroppo esiste già e le conseguenze delle minacce e dell'uso delle armi le abbiamo già viste in passato. L'uso delle armi quale altro esito ha avuto se non quello di diffondere l'odio e la vendetta tra i popoli?
Secondo: l'occupazione dei paesi e l'aumento dei conflitti
Come era successo ad altri paesi, anche l'Iraq è stato occupato e sono 3 anni che l'occupazione continua. Non passa giorno senza che in Iraq gente innocente venga uccisa a sangue freddo. Le forze che occupano il paese non sono in grado di garantire la sicurezza. Nonostante la formazione del governo e del parlamento regolare, mani nascoste lavorano per istigare le divergenze esistenti nella società iraqena e creare una guerra civile.
Non esistono elementi che possano testimoniare un serio interesse delle forze di occupazione alla lotta contro l'insicurezza. Infatti, un numero elevato di terroristi sono stati arrestati dalle forze iraqene ma per ragioni sconosciute le forze di occupazione hanno disposto la liberazione di questi individui.
Appare che la fomentazione delle violenze ed il terrorismo costituiscano una giustificazione per la presenza delle forze straniere in Iraq. In simili circostanze, a chi si deve rivolgere il popolo iraqeno? Dove deve sporgere denuncia il governo iraqeno?
Chi è garante della sicurezza dell'Iraq? L'insicurezza in Iraq influenza negativamente l'intera regione. Il consiglio di sicurezza è in grado di fare qualcosa per per l'instaurazione della pace e della sicurezza in Iraq mentre le potenze che lo occupano sono a loro volta membri permanenti del consiglio di sicurezza?
Il consiglio di sicurezza è in grado di prendere decisioni imparziali su questo tema?
Osservate la Palestina.
La radice dei problemi di questa terra va trovata nella storia della seconda guerra mondiale. Con la scusa di sostenere parte dei reduci del conflitto, la terra palestinese è stata occupata e milioni di autoctoni della zona sono stati costretti alla fuga. Le terre occupate sono state regalate ad un numero ridotto di reduci del secondo conflitto mondiale e poi gente proveniente da tutto il mondo che non aveva avuto nulla in comune con la guerra è stata radunata in Palestina dove è stato fondato un governo. Un governo creato in una terra che non era sua e con una popolazione che non apparteneva a quella terra e che proveniva dalle diverse parti del mondo; e questa fondazione (è avvenuta/ndr) a costo di sottrarre la terra a milioni di persone. Questa è una grande tragedia che non ha precedenti nella storia umana. Ancora oggi i profughi vivono nei campi ed alcuni di loro hanno detto addio alla vita senza vedere avverato il sogno di ritornare nella loro terra d'origine.
Esiste una qualsiasi forma di ragione o legge in grado di definire legale una simile azione? Esiste tra i membri delle Nazioni Unite, un paese che accetterebbe che al suo paese venisse riservato un trattamento simile?
Il pretesto per la fondazione del regime che occupa la Palestina è talmente mediocre che alle persone non viene nemmeno dato il permesso di parlarne; altrimenti, con il chiarimento della questione, inizierebbe a mancare una filosofìa per l'esistenza del regime sionista; ed infatti oggi questa filosofìa non esiste più.
Ma la tragedia non si conclude con la fondazione di un regime nella terra di un'altro popolo. Purtroppo dal primo giorno della fondazione, questo regime è stato usato dalle potenze come uno strumento per la creazione di instabilità, guerre, violenze e come un freno allo sviluppo dei paesi della regione. È probabile che alcuni dei sostenitori di questo regime si offendano ma queste sono le verità, non si tratta di leggende. La storia è dinanzi ai nostri occhi.
Ma ancor più importante di quanto detto, vi è il sostegno illegale a questo regime. Osservate la terra palestinese. La gente viene bombardata nelle proprie case. I loro bambini vengono uccisi nelle vie e nelle strade e nessuno è in grado di difenderli, nemmeno il consiglio di sicurezza. Perchè?
Dall'altra parte un governo viene eletto direttamente dal popolo in una piccola parte della Palestina ma invece di essere sostenuto da coloro che si dichiarano i difensori della democrazìa, viene decimato; i suoi membri, i suoi ministri, i suoi deputati vengono arrestati sotto gli occhi del mondo. Quale consiglio o organizzazione ha sostenuto questo governo oppresso? Perchè il consiglio di sicurezza non può alzare nemmeno un dito? Proprio ora voglio parlare del Libano:
Per 33 giorni il popolo libanese viene bombardato ed un 1 milione e mezzo di persone rimangono senza tetto. Alcuni membri del consiglio di sicurezza di fatto si muovono in maniera tale da permettere all'aggressore del Libano di realizzare i suoi obbiettivi militari e per questo nei primi giorni il consiglio di sicurezza non può far nulla per stabilire un cessate il fuoco. Il consiglio di sicurezza rimane ad osservare la scena tragedica delle aggressioni ed i crimini di Qana si ripetono. Perchè?
In tutti questi casi la risposta della domanda è ovvia. Fino a quando la causa del conflitto è all'interno del consiglio di sicurezza, questo consiglio non può assolvere ai propri doveri.
Terzo: il mancato rispetto dei diritti dei membri delle organizzazioni internazionali
Eccellenze,
ora voglio ricordare alcuni dei soprusi che sono stati fatti al popolo iraniano:
La Repubblica Islamica dell'Iran è membro dell'agenzìa internazionale per l'energìa atomica e firmatario del trattato NPT. Il nostro programma nucleare è trasparente, pacifico e si sviluppa sotto l'occhio attento degli ispettori dell'Aiea. Perchè a noi vengono negati i diritti riconosciutici esplicitamente dalle leggi internazionali? Quali sono i governi che ostacolano la nostra attività? Sono i governi che possiedono il ciclo di produzione di combustibile. Alcuni di questi paesi hanno usato la scienza nucleare a scopi non-pacifici come la fabbricazione di bombe nucleari ed hanno persino nel loro passato il demerito di averle usate contro gli esseri umani.
Quale organizzazione o quale consiglio deve occuparsi di questa ingiustizia? Il consiglio di sicurezza è nelle condizioni di farlo? Può impedire che il diritto dei paesi non venga negato loro e che alcune potenze non impediscano lo sviluppo degli altri paesi?
L'uso del consiglio di sicurezza come uno strumento per la minaccia è molto preoccupante. Alcuni dei membri del consiglio di sicurezza che sono molte volte una delle parti in causa in una contesa internazionale, usano facilmente il consiglio per condannare la parte alla quale si oppongono e si sentono anche fieri di questo. La domanda è questa: ma che senso ha la strumentalizzazione del consiglio di sicurezza; quest'uso non mette in pericolo la credibilità del consiglio? Questo comportamento non influenza la vera capacità di questo consiglio nel creare la sicurezza?
Eccellenze,
la riflessione sulle verità citate ci guida in direzione di un'amara conclusione: la giustizia è stata sacrificata a favore della prepotenza. Le relazioni internazionali, sotto la pressioni dei potenti, oggi sono anomale, ingiuste e discriminatorie. La minaccia nucleare delle potenze ha preso il posto del rispetto reciproco e della pace. La difesa dei diritti umani e della democrazìa da parte delle potenze avviene solo quando questa difesa può essere strumentalizzata per fare pressioni sugli altri popoli ed umiliarli. Ma se sono in gioco gli interessi delle potenze, concetti come la democrazìa, il diritto dei popoli all'indipendenza, il rispetto dei diritti delle persone ed il rispetto dei diritti internazionali non hanno più alcun valore. L'esempio è il comportamento riservato al governo eletto della Palestina e quello riservato al regime sionista. Se in Palestina le persone vengono uccise, vengono costrette a lasciare le loro case, se vengono imprigionate senza motivo o vengono assediate nelle loro case e città, ciò non ha importanza ed in questo caso i diritti umani non vengono danneggiati minimamente.
I paesi non sono giudicati in base alle leggi esistenti ed internazionalmente accettate; il fatto che un paese possa usufruire dei suoi diritti legittimi dipende dal volere delle grandi potenze. Apparentemente, il consiglio di sicurezza è solamente utile come garante degli interessi di alcune grandi potenze, ma se gli innocenti muoiono a migliaia sotto le bombe, il consiglio di sicurezza deve fare silenzio e non approvare il cessate il fuoco. Ma per il consiglio di sicurezza, che dovrebbe garantire la sicurezza nel mondo, questa non è forse una tragedia storica?
Il sistema dominante oggi è tale da elevare al di sopra della volontà di 180 nazioni, quella di un'unica nazione che si autodichiara pari al volere della comunità internazionale. Questo paese si sente padrone del globo e ritiene di seconda classe le altre popolazioni.
Eccellenze,
la domanda è questa: se il governo statunitense e quello inglese che sono membri permanenti del consiglio di sicurezza violano la legge internazionale quale ente dell'Onu è in grado di giudicarli? Un consiglio di cui loro stessi fanno parte ed in cui hanno un potere speciale può condannare i loro crimini? È mai successa una cosa del genere?
Ma al contrario abbiamo visto che quando loro hanno un problema con un governo o un popolo lo trascinano al cospetto del consiglio di sicurezza ed assumono sìa il ruolo di pubblico ministero, sìa il ruolo di giudice e sìa il ruolo di colui che mette in atto il verdetto della corte.
Questo sistema è realmente giusto? Ma esiste una discriminazione o un'ingiustizia più palese di questa?
Purtroppo l'insistenza adoperata da alcuni paesi imperialisti per imporre le loro politiche alle organizzazioni internazionali, tra cui il consiglio di sicurezza, ha screditato l'Onu dinanzi all'opinione pubblica mondiale ed ha messo in discussione l'efficienza ed il prestigio di questa organizzazione.
Eccellenze,
fino a quando questa condizione è sopportabile? Osservate che il comportamento di alcune potenze, è oggi il più grande problema delle Nazioni Unite e degli enti collegati ad essa come il consiglio di sicurezza. La struttura e la metodica del consiglio di sicurezza non può soddisfare le necessità della generazione attuale e le necessità dell'uomo di oggi. Questa struttura è una struttura che risale ai tempi del secondo conflitto mondiale.
Oggi nessuno può negare che il consiglio di sicurezza dell'Onu ha una grande necessità di credibilità e di efficienza. E bisogna ammettere che fino a quando quest'ente non potrà rappresentare la comunità internazionale in maniera chiara, equa e democratica, non sarà ne credibile ne efficiente. Inoltre oggi è più che chiara la relazione diretta che esiste tra il diritto di veto e la perdita di credibilità del consiglio di sicurezza. Fino a quando questa struttura non verrà modificata, non si può pretendere che il mondo venga ripulito dall'ingiustizia e dall'oppressione.
Ma la popolazione mondiale oggi merita di essere governata con le leggi di 60 anni fà? Le nuove generazioni non hanno il diritto di decidere per il mondo in cui hanno intenzione di vivere?
Oggi la riforma all'interno delle Nazioni Unite è necessaria più che mai. La giustizia e la democrazìa ordina di rispettare il ruolo dell'assemblea generale dell'Onu come il principale organo di decisione di questa organizzazione ed è proprio il compito di questa assemblea salvare il consiglio di sicurezza dalla sua condizione attuale. Altrimenti almeno il movimento dei non-allineati, l'organizzazione dei paesi islamici e il continente africano devono avere ognuno un seggio permanente al consiglio di sicurezza con il diritto di veto in modo da bilanciare le forze all'interno del consiglio ed impedire l'oppressione dei paesi meno potenti.
Spettabile Direzione, Eccellenze
d'altro canto, reputo necessario che l'etica ritorni a svolgere il ruolo che deve avere. Senza etica e senza tenere in considerazione gli insegnamenti dei profeti del Signore, non si possono garantire la giustizia, la libertà ed i diritti umani. La chiave dei problemi dell'uomo di oggi è la religione e l'etica. Se il rispetto dei diritti umani sarà veramente un valore, non ci sarà spazio per l'ingiustizia, la violenza e la guerra.
Gli uomini sono stati creati tutti da Dio e tutti hanno dignità e tutti sono degni di rispetto.
Nessuno è superiore. Una persona o un governo non può riservarsi un trattamento speciale e nessun governo deve ignorare i diritti degli altri governi. Non è giusto che un governo cerchi di dominare le organizzazioni internazionali e si contrapponga dinanzi alla volontà della comunità internazionale. I cittadini europei, africani, asiatici ed americani sono tutti uguali. Siamo più di 6 miliardi e siamo tutti uguali.
La giustizia e la difesa della dignità sono le colonne sulla quale si può costruire l'edificio della pace e della sicurezza mondiale.
Per tale motivo il nostro messaggio al mondo è questo:
La pace e la sicurezza duratura nel mondo è possibile solo se prima si crea la giustizia, si da spazio all'etica, si rispetta la dignità umana e si impara ad amare.
La pace, il progresso e la sicurezza è un diritto di tutti i popoli e tutti i governi.
Tutti noi siamo membri della comunità internazionale e abbiamo il diritto di creare un mondo pieno di amore, affetto e giustizia.
Tutti i rispettabili membri delle Nazioni Unite sono influenzati dai fatti dolci o amari del mondo. Noi possiamo rendere migliore la vita di questa generazione e di quella che dovrà venire con decisioni ragionevoli e decise.
Noi aiutandoci, possiamo distruggere alle radici le cause dei mali che ci circondano e rendere dolce per le nostre popolazioni la vita.
In base al loro istinto, i popoli sono alla ricerca del bene, della perfezione e della bellezza. Noi, appoggiandoci ai nostri popoli saremo in grado di fare grandi passi per cambiare il mondo e spianare la strada per il progresso dell'umanità. Che ciò sia gradito o no da noi, primo o poi per volere del Signore la terra verrà dominata dal bene e dalla pace. L'importante è assumere un ruolo e dare un contributo a ciò che primo o poi si avvererà.
Il Signore, l'Onnipotente, il Clemente, che è il creatore dell'Universo è anche il possessore di questo mondo. Lui ci ordina di essere giusti; Lui chiede ai Suoi servi di operare il bene e di non commettere ingiustizie. Egli chiede ai Suoi servi di incoraggiarsi a vicenda nelle opere di bene e di sconsigliarsi a vicenda le opere ingiuste. Tutti i profeti del Signore, Adamo(la pace sìa con lui), Mosè(la pace sìa con lui), Gesù(la pace sìa con lui) ed infine Mohammad(la pace sìa con lui) hanno invitato l'uomo ad adorare l'Unico Dio, alla giustizia, alla fratellanza, all'amore ed all'affetto. In base al monoteismo e a valori come la giustizia, l'amore e il rispetto dell'uomo non si può costruire un mondo migliore e trasformare l'odio in amicizia?
Io dichiaro ad alta voce che oggi il mondo ha bisogno più che mai di uomini giusti che amino la libertà e l'uomo e soprattutto dichiaro che il mondo aspetto veramente il Salvatore che tutte le religioni attendono.
O Dio, gli uomini sono Tuoi servi e a Te è affidata la loro guida e la loro felicità. Dona all'umanità il Salvatore atteso, e collocaci tra coloro che spianano la strada per il Suo arrivo.


Onu: Chavez chiama Bush ''il diavolo''

IRIB - Hugo Chavez, presidente del Venezuela, ha appena parlato all'Assemblea generale dell'Onu definendo "il diavolo" il suo omologo statunitense George W. Bush. Nel suo discorso, Chavez ha cominciato suggerendo al popolo degli Stati Uniti e del mondo di leggere l'ultimo libro di Noam Chomsky, "Failed state", al fine di "capire come l'imperialismo americano stia distruggendo il mondo". Facendosi il segno della croce, ha quindi detto: "Qui ancora si sente l'odore dello zolfo, il diavolo era qui giusto ieri", riferendosi al presidente Usa, Geroge W. Bush. "Il diavolo si è riferito, nel suo discorso, ai popoli di Iraq, Iran, Libano, Palestina e Afghanistan. Ma cosa gli direbbero questi popoli se potessero parlare? Direbbero Yankee go home". La parte finale del discorso è stato dedicato agli "stati terroristi" di Israele e Stati Uniti e all'intera assemblea dell'Onu, la quale, secondo Chavez, "non serve a niente, serve solo ad ascoltare discorsi interessanti". Riprendendo le parole di Lula espresse ieri, Chavez ha proposto la riforma del Consiglio di Sicurezza: "Il potere di veto è immorale. Quest'estate, il veto degli Usa ha permesso a Israele di distruggere il Libano, contro il volere dell'intero pianeta". Anche gli Stati Uniti, secondo il presidente venezuelano, sono stati accusati di proteggere il terrorismo, non estradando il reo confesso Posada Carriles, responsabile di un attentato terroristico contro un aereo di Cuba pieno di civili. Poi ha concluso: "Grazie ai paesi dei Carabi, Africa, Russia, Cina e ai paesi arabi, che hanno dichiarato apertamente che voteranno per l'ingresso del Venezuela nel prossimo consiglio di sicurezza".

postato da: MarkusWolf alle ore 19:00 | link | commenti
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Vandana Shiva: il genocidio figlio della globalizzazione

Per Gandhi la Terra possedeva risorse sufficienti per provvedere ai bisogni di tutti, ma non all’avidità di alcuni. Vandana Shiva, scienziata e ambientalista indiana, paladina dell’ecologia sociale, inizia così il primo capitolo del suo nuovo libro Il bene comune della Terra, appena uscito per Feltrinelli. Concetti semplici ma radicali: dobbiamo imparare a pensare al pianeta come a una grande comunità democratica, una «famiglia terrestre», in continua correlazione con le altre specie. Capitalismo globale e fragili equilibri ecologici, avidità e violenza contro i più deboli sono da combattere con la disobbedienza civile. Anche di questi argomenti l’attivista indiana parlerà a Torino Spiritualità (mercoledì ore 18, nel cortile di Palazzo Carignano).

Che cosa hanno prodotto vent’anni di globalizzazione neoliberista in India?

«L’India si è spaccata in due, divisa in due mondi lontani. Un milione di indiani oggi ha ottenuto nuovi lavori decorosi, dai call center alle tecnologie all’informatica. C’è stata una notevole crescita, ma a un prezzo terribile. Il primo esempio è la violenza contro i piccoli agricoltori, oberati dai debiti per l’aumento dei costi di produzione e la caduta dei prezzi. L’India, per la prima volta nella sua storia, ha sperimentato una crescita inaudita di suicidi di contadini. Mentre scrivevo il mio libro i casi conosciuti erano 25.000, oggi il governo ne ha ammessi 140.000».

Lei parla di un genocidio.

«È il genocidio operato dalla globalizzazione. In India non conoscevamo questa piaga, ma con l’ingresso nel paese delle grande multinazionali come la Monsanto, l’obbligo di comprare le loro sementi industriali dal costo sempre più elevato, biologicamente modificate e utilizzabili solo per un raccolto, si trasforma in una nuova schiavitù per i piccoli agricoltori. E poi il crollo dei prezzi dei prodotti agricoli dovuto alla liberalizzazione dei mercati imposta dal Wto ha rovinato migliaia di persone».

L’altro fenomeno di cui parla è quello della bambine mai nate.

«A 25 milioni di bambine è stato negato addirittura questo diritto, attraverso gli aborti selettivi. La cosa sorprendente è che tutto ciò non accade nelle aree più povere, ma in quelle più ricche, dove l’economia globale è più integrata, come a Delhi. Sembra che il numero delle bambine che non nascono cresca in proporzione al benessere e allo sviluppo economico. È un cambiamento radicale di valori: se non rientri nel mercato globale, nel mercato non c’è posto per te. Ed essere donna in India oggi significa non avere più un ruolo economico».

Cosa resta del messaggio di Gandhi?

«Quest’anno celebriamo i cent’anni da quando Gandhi in Sud Africa, per la prima volta, ha detto no agli inglesi. Da quel no è nata la sua “lotta per la verità”. È la nostra eredità più forte e solo opponendoci senza violenza alle ingiustizie potremo mantenere viva la sua lezione e riconquistare la libertà. Come hanno fatto un gruppo di donne in un piccolo villaggio del Kerala. Lo stabilimento della Coca-Cola estraeva illegalmente l’acqua potabile. Non c’erano più risorse idriche per la comunità. Le donne di Plachimada hanno presidiato giorno e notte la fabbrica, facendo nascere intorno a loro un movimento popolare imponente. Dopo due anni sono riuscite a far chiudere la fabbrica».

La non violenza è una risposta sempre sufficiente?

«Io credo nella disobbedienza civile. Ma in India migliaia di villaggi sono già stati attaccati militarmente per espropriare le terre ai contadini. Sono stati assaltati dalla polizia armata, dal Nepal al Bihar, dall’Orissa all’Andhra Pradesh. I contadini mi dicono: combatteremo in pace come ci ha insegnato Gandhi, ma se ci toglieranno la terra prenderemo le armi».

18/9/2006
di Terry Marocco
Fonte: La Stampa

postato da: MarkusWolf alle ore 16:06 | link | commenti
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martedì, 19 settembre 2006

Alfred Rosenberg, il Sionismo e l'Islam

Sentiamo spesso i neocon, i fallaciani, gli islamofobi, et similia, blaterare della storia dei legami, effettivamente avvenuti per ragioni di "realpolitik", tra l'Islam e il nazi-fascismo durante la seconda guerra mondiale, ma in realtà quale era il punto di vista del razzismo nazista nei confronti dell'Islam ?

Il principale teorico dell'ideologia razzista nazista, Alfred Rosenberg metteva in guardia i "bianchi" "contro l'odio delle razze di colore e dei meticci, guidati insieme dal fanatismo di Maometto"

("Il mito del ventesimo secolo", Monaco 1934, pag. 665)

Lo stesso scrisse a proposito del sionismo:

"Il sionismo deve essere rigorosamente sostenuto, di modo che un contingente annuale di ebrei sia trasferito in Palestina".

(A. Rosenberg, Die Spur des juden im Wandel der Zeiten, Monaco, Lehmann, 1937, p. 153)

Chi lo sa se i vari neocon e crociati da tastiera le sanno queste cose, eh eh...

postato da: MarkusWolf alle ore 01:08 | link | commenti (5)
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sabato, 16 settembre 2006

ISSA NAKHLEH: IL CARATTERE FASCISTA DELLO STATO DI ISRAELE

 DI KURT NIMMO
Another Day in the Empire

Il partito politico di Ehud Olmert, Kadima, che attualmente guida l’aggressione omicida al Libano, è stato forgiato a partire dal Likud, e il Likud dall’ Herut, il partito politico del Sionismo Revisionista di Zeev Jabotinsky, un movimento opposto al Sionismo socialista e che prende spunto da Benito Mussolini e dal fascismo.

Nel 1940, Avraham Stern, ispirato da Jabotinsky, formò l’ Irgun Zvai Leumi be-Yisrael, o semplicemente Lehi [figura a sinistra: il simbolo del Lehi n.d.t.], [1] un gruppo terroristico dedito all’uccisione non solo di ufficiali e soldati del colonialismo Britannico in Palestina, ma di chiunque, a prescindere da razza o religione (compresi gli ebrei), ostacolasse la strada per la realizzazione di una “patria nella Terra di Israele, entro i confini delineati nella Bibbia,” come dichiarò Stern nei sui 18 Principi di Rinascita (vedete il
Zarathustra in Jerusalem: Nietzsche and the “New Hebrews” [Zarathustra a Gerusalemme, Nietzsche e i “Nuovi Ebrei” n.d.t.] di David Ohana). [2]

Stern e il Lehi, chiamato anche la “Banda Stern”, tentarono di
unirsi ai Nazisti [3] durante la Seconda Guerra Mondiale, dichiarando che “interessi comuni possono esistere tra lo stabilirsi di un nuovo ordine in Europa in conformità con l’idea Germanica, e le autentiche aspirazioni nazionali del popolo Ebraico incarnate dal NMO (Lehi).” [4]

“Né la moralità ebraica né la tradizione ebraica possono negare l’uso del terrore come strumento di battaglia,” affermò un articolo pubblicato nel giornale clandestino del Lehi nel 1943. “Siamo piuttosto lontani da esitazioni morali sul campo di battaglia nazionale. Vediamo davanti a noi l’ordine della Torah, il maggiore degli insegnamenti morali al mondo: Eliminate --- sino alla distruzione. Siamo particolarmente lontani da questo genere di esitazione nei confronti di un nemico la cui perversione morale è ammessa da tutti… Ma prima di tutto il terrore è parte della nostra battaglia politica nelle presenti condizioni e il suo ruolo è grande e vasto.” In altre parole come ordinato nel Vecchio Testamento (il riferimento all' “eliminazione” è preso da Esodo 17:14 [5] e Numeri 14:45), i nemici dovrebbero essere distrutti completamente e il loro “ricordo” eliminato dalla storia. Tali stragi e brutalità, disaccoppiate da ogni restrizione morale, “scuotono gli Yishuv [ coloni] dalla loro compiacenza” (vedete la voce Lehi su Wikipedia e la
giustificazione per il terrorismo). [6]


[Sinistra: la lettera di accompagnamento alla offerta di alleanza fatta dalla banda Stern ai Nazisti, Destra: in compagnia di Bush padre, Y. Shamir, uno dei tre comandanti della banda Stern dal 1942, successivamente membro del Mossad, leader del partito Herut e poi del Likud, parlamentare, presidente della Knesset, ministro degli Esteri e Primo Ministro di Israele nel 1983- 84 e 1986- 92.]

Dopo l’assassinio di Lord Moyne al Cairo nel 1944, seguito dall'omicidio del mediatore Onu, Conte Folke Bernadotte nel 1948 (Bernadotte fu assassinato in parte per aver rivelato la profondità degli sforzi Sionisti nell'uccisione nella pulizia etnica dei Palestinesi), il Lehi fu integrato nell’ Israeli Defense Forces il 31 Maggio 1948, e un suo membro fu eletto nella prima Knesset [parlamento n.d.t.]. In breve, il terrorismo divenne una politica dell'esercito e dello Stato dopo che i britannici decisero di ritirarsi dal Mandato Palestinese e l' Assemblea Generale dell'Onu approvò nel 1947 un Piano di Partizione Onu che divideva la Palestina in due Stati (o piuttosto uno Stato, dato che gli israeliani non solo rinnegarono la promessa di attenersi al piano ma iniziarono anche a breve una pulizia etnica contro gli Arabi).

Nei mesi precedenti la dichiarazione di uno Stato sionista (in effetti, dichiarato un giorno prima della fine del Mandato sulla Palestina), secondo documenti del British Colonial Office [Ufficio Coloniale Britannico n.d.t.] e del Foreign Office [Ministero degli Esteri n.d.t.], “l’ Irgun Z’vai Leumi e la Banda Stern, in coordinazione con l’Hagana, commisero l'infame massacro di Deir Yassin, dove vennero massacrati 250 tra uomini, donne e bambini e molte delle loro case distrutte sopra le loro teste,” scrive il Cristiano Palestinese Issa Nakhleh, un rappresentante dell'Alto Comitato Arabo per la Palestina a New York City nel 1947-48 (vedete la Encyclopedia of the Palestinian Problem di Nakhleh, Capitolo 7,
Zionist Crimes and Terrorism in Palestine[7] [Enciclopedia del Problema Palestinese, “Crimini Sionisti e Terrorismo in Palestina”. L’intero primo volume dell’ Enciclopedia (circa 40 MB) si può scaricare in .pdf a questo link, n.d.t.]; alla fine di questo capitolo vi è una dettagliata descrizione di numerosi crimini terroristici commessi dall’ Irgun-Hagana).

Nel dettaglio i crimini commessi dalle organizzazioni terroristiche Sionista nel 1948 sono descritti nei verbali fotocopiati da documenti dell’ War Office, Colonial Office e Foreign Office preso il Public Record Office, Kew Gardens, Surrey, Regno Unito. Di seguito un riassunto dei tipi di crimini commessi dai terroristi Sionisti nel 1948:

1. Attacchi a sorpresa su molti villaggi Arabi, risultante nella morte di molti uomini, donne e bambini.
2. Distruzione di ponti in diverse parti del paese.
3. Distruzione di case e hotel Arabi.
4. Spari contro macchine arabe e uccisione di molti Arabi.
5. Rapina alla Barclay’s Bank.
6. Aggressioni a funzionari britannici che camminano da soli.
7. Spari contro caffè, strade e macchine, con l'uccisione di molti civili innocenti.
8. Distruzione di camion Arabi e uccisione degli occupanti.
9. Attacchi contro pastori Arabi e furto dei loro greggi.
10. Lancio di granate dentro chiese.
11. Furto di armi, munizioni, camion, provviste ed equipaggiamento dai depositi dell'Esercito Britannico
12. Lancio di bombe nei mercati Arabi, uccisione e ferimento di molti uomini, donne e bambini.
13. Distruzione di treni con l'uccisione di molti passeggeri; in un unico incidente, vennero uccisi 40 Arabi.

Come fa notare Nakhleh era l'orientazione fascista dei Sionisti di Jabotinsky che permise e giustificò questi crimini terroristici. “ In base ai loro autentici obiettivi, i Nazisti e i Sionisti sono fascisti, un fatto confermato dal loro modo di agire, è dal loro atteggiamento verso la vita umana. Ciò è dimostrato dal loro atteggiamento verso la guerra,” un metodo di guerra completamente opposto alla legge umanitaria internazionale e alle Convenzioni di Ginevra, un fatto dimostrato ancora una volta con l'invasione e la pulizia etnica del Libano. In essenza, il bombardamento e l'invasione del Libano sono una ripetizione dell'espulsione dei Palestinesi del 1948.

Nel primo periodo della guerra assiomi si sta per la divisione della Palestina, le forze sionista bombardarono indiscriminatamente ogni possibile villaggio arabo col fuoco dei mortali, uccidendo uomini innocenti, donne e bambini. In alcuni casi gli abitanti dei villaggi fuggirono di loro iniziativa dal fuoco assassino; in altri casi le autorità arabe raccomandarono agli abitanti dei villaggi di scappare per sfuggire al fuoco assassino che pioveva sopra di loro senza alcun apparente ragione militare.... In molti casi i sionisti uccisero gli abitanti dei villaggi palestinesi con bombardamento dall'aria, lo stesso tipo di crimini di guerra che hanno continuato per i decenni a seguire contro i palestinesi nei campi profughi.... Quando il bombardamento, il cannoneggiamento e gli spari contro civili disarmati quale esempio del destino che aspettava coloro che rimanevano nel loro villaggio non era sufficiente a forzare i palestinesi alla fuga, i sionisti ordinavano semplicemente agli abitanti di andarsene.... Dopo aver espulso quegli Arabi palestinesi che non avevano ucciso, i sionisti bruciavano il distruggevano indiscriminatamente le case degli abitanti che avevano espulso.... Molte volte gli Arabi palestinesi dei villaggi sulle strade principali fuggivano temporaneamente e nei villaggi vicini per sicurezza, aspettando di ritornare alle loro case alla fine dei combattimenti. Quando cercavano di ritornare a casa, trovavano che i sionisti avevano indiscriminatamente distrutto le loro case per rendere impossibile il ritorno alla popolazione araba indigena. (Nakhleh, Chapter Nine, The Conspiracy to Expel and the Expulsion of Palestinian Arabs 1948-1950 [8] [Capitolo nove, “Il Complotto per Espellere e l’Espulsione degli Arabi Palestinesi, 1948-1950” n.d.t.]).




[Profughi Palestinesi dei combattimenti del 1947-49]

Sebbene i principali media favorevole Israele (e, alcuni sosterrebbero, controllati dai sionisti) si impegnano nientemeno che in uno sforzo erculeo per ritrarre l'invasione il bombardamento del Libano da parte di Israele come una risposta giustificata alla provocazione di Hezbollah, il fatto è che Israele sta ripetendo ciò che oggi un disegno storico ben stabilito. In una prefazione all'opera di Livia Rokach “Israel’s Sacred Terrorism” [Il Sacro Terrorismo di Israele, n.d.t.] Nasser H. Aruri [9] scrive:

Il diario personale di Moshe Sharett [il secondo Primo Ministro di Israele, 1954-1955] getta luce... documentando ampiamente le motivazioni e i meccanismi della “politica Araba” di Israele nei tardi anni ‘40 e negli anni ’50. La politica descritta, nei suoi più nascosti particolari, è di deliberati atti di provocazione da parte di Israele, intesi a generare ostilità negli Arabi e quindi a creare pretesti per azioni armate ed espansione territoriale. Gli appunti di Sharett documentano questa politica di “terrorismo sacro” ed espongono i miti dei “bisogni di sicurezza” di Israele e della “minaccia Araba” che sono stati trattati come evidenti verità dalla creazione di Israele fino a oggi, quando il terrorismo di Israele contro i Palestinesi nella Striscia di Gaza e nella West Bank, e contro i Palestinesi e Libanesi nel sud del Libano, hanno raggiunto un livello intollerabile. Diventa sempre più evidente che le eccezionali alterazioni demografiche e geografiche nella società israeliana nella presente generazione sono state generate non come risultato accidentale dello sforzo per salvaguardare la sicurezza di Israele contro una minaccia araba, ma da una spinta per il lebensraum.


In aggiunta alla filosofia Nazista del Lebensraum (la pulizia etnica di un'area negli interessi dell'insediamento coloniale), la vecchia politica terriera di Israele in Libano, così come a Gaza e nella West Bank, è disegnata per distruggere le infrastrutture economiche degli Arabi (un processo ben avanzato in queste ultime aree). “ Il parallelo esatto tra la volontaria distruzione da parte della Germania Nazista delle economiae nella parte di Europa occupata a dall'Asse, e la volontaria distruzione da parte di Israele dell'economia dei Palestinesi nella West Bank e a Gaza è di fondamentale importanza,” nota Issa Nakhleh. “La distruzione dell'economia e nell'Europa occupata dai Nazisti non fu eseguita solamente allo scopo di sfruttare le infrastrutture e il lavoro delle nazioni occupate. Non era semplicemente una distruzione indiscriminata limitata agli atti di guerra. Era fatta allo scopo di espandere il Terzo Reich attraverso l'integrazione nella Germania Nazista dei territori delle nazioni occupate e l'utilizzo della distruzione dell'economia degli abitanti indigeni come preludio alla loro espulsione” (Chapter Nineteen, the Willful Destruction of the Palestinian Economy in the West Bank and the Gaza Strip[10] [Capitolo 19, La Volontaria Distruzione dell’ Economia Palestinese nella West Bank e nella Striscia di Gaza, n.d.t.]).



[Poster dell'Irgun che raffigura quelli che dovrebbero essere i confini di Israele.]

In modo grottesco, i media delle corporations coprono questi crimini di Olmert e del suo governo di Israele dominato dall’ ipoteticamente “centrista” Kadima, rifiutandosi di notare l’ovvio schema del comportamento Sionista omicida e patologico. Invece di far notare o almeno suggerire al carattere fascista di questo comportamento, ci viene detto che “alcuni civili sono più innocenti di altri” (Dershowitz)[10b] e che Hezbollah è responsabile per lo sterminio da parte di Israele di centinaia o forse migiaia di civili Libanesi. “I leader Sionisti e Israeliano sono andati sulle orme dei Nazisti. 3000 Sionisti e leader politici e militari di Israele, durante il periodo tra il 1939 e il 1989, hanno partecipato come organizzatori, istigatori e complici nel compimento di crimini di terrorismo, crimini contro la pace, crimini di guerra, crimini contro l’umanità, e genocidio contro i Palestinesi e i popoli del Libano, della Siria, della Giordania e dell’ Egitto,” scrive Nakhleh nella prefazione al suo libro online.

Tutti i membri di Hagana, Palmach, Irgun Z’vai Leumi, Banda Stern, dell’ Agenzia Ebraica e del Fondo Nazionale Ebraico sono accusati di questi crimini.[11] Molti di loro sono diventati Presidenti, Ministri, Generali, funzionari delle Forze Armate e continuano a partecipare all’esecuzione dei crimini sopra citati. Molti di loro occupano alte posizioni nella società Israeliana. Sembra che partecipare nel compimento di questi crimini fosse, e ancora è, una qualifica essenziale per l’avanzamento nel governo Israeliano e coloro che sono accusati di tali crimini sono ancora in libertà, godendosi i frutti dei loro crimini. Vengono citati come eroi. Molti di loro vengono onorati e ricevuti come capi di Stato, Primi Ministri, membri del Consiglio dei Ministri, alti funzionari governativi e studiosi di un presunto stato democratico. I Palestinesi che sono stati vittime di questi crimini sono ad oggi condannati alla vita di una nazione in esilio, privati di tutti i loro diritti. La loro patria è occupata. Migliaia di loro sono stati uccisi, centinaia di migliaia sono stati imprigionati e torturati, soffrendo sino a oggi sotto la barbara occupazione Israeliana.

Le vittime vengono chiamate terroristi, assassini e criminali e i veri terroristi e criminali di guerra vengono ricevuti come rispettabili rappresentanti di una società democratica.

Fonte: http://kurtnimmo.com/
Link:
http://kurtnimmo.com/?p=510
07.08.2006

Traduzione per
www.comedonchisciotte.org  di ALCENERO (Marcoc)

Note di DOMENICO D'AMICO (i link dell'articolo originale sono tra due asterischi)

[1] Il nome generico di Lehi viene attribuito sia all'Irgun Zvai Leumi be-Yisrael, sia al Lohamei Herut Israel (Combattenti per la Libertà di Israele) che è il nome che il movimento assunse dopo la morte di Stern. L'Herut di cui Nimmo parla all'inizio non è il Lehi, ma il partito in cui confluì il movimento sionista revisionista, quindi comunque, in un certo senso, riferibile a Jabotinsky.

[2] *
http://www.geocities.com/alabasters_archive/zarathustra_in_jerusalem.html  * Si tratta di un saggio estremamente denso e interessante sulle vicissitudini del pensiero nicciano all'interno della cultura ebraica, anche per quel che riguarda la visione di una sorta di versione sionista del Superuomo, un Ebreo Nuovo, un adam elyon (uomo supremo), stranamente affine all'Adamo Cosmico (adam ilaha) dello Zohar. Naturalmente, nell'ottica dei Jabotinsky e degli Stern, l'Uomo Nuovo vede la luce con un Israele che si estende su entrambe le rive del Giordano. Occorre ricordare che la West Bank, cioè i cosiddetti Territori Occupati, finiscono proprio sul fiume Giordano, e che sull'altra riva c'è, appunto, la Giordania?
I diciotto principî di Stern si possono leggere, insieme ad altri dettagli sulla storia del Lehi, in
http://en.wikipedia.org/wiki/Lehi_(group)
Sul Lehi, in italiano:
http://it.wikipedia.org/wiki/Lehi

[3] *
http://en.wikipedia.org/wiki/Lehi_(group)#Contact_with_Nazi_authorities  *

[4] L'NMO, cioè l'Irgun Zvai Leumi be-Yisrael (National Military Organization in Israel = NMO), propaggine dell'Irgun, dopo l'uccisione di Jabotinsky da parte degli inglesi nel 1942 sarebbe diventato il Lehi, tra i cui dirigenti figurava il futuro Primo Ministro israeliano Yitzhak Shamir. Per la storia del "Revisionismo Sionista" vedi su Wikipedia:
http://godseye.com/wiki/index.php?title=Revisionist_Zionism  ; tutti i loro tentativi di contatto coi nazisti fallirono.

[5] "Allora il Signore disse a Mosè: «Scrivi questo per ricordo nel libro e mettilo negli orecchi di Giosuè: io cancellerò del tutto la memoria di Amalek sotto il cielo!»." Stiamo parlando, secondo il racconto biblico, di sterminio totale ("Così dice il Signore degli eserciti: Ho considerato ciò che ha fatto Amalek a Israele, ciò che gli ha fatto per via, quando usciva dall'Egitto. Va' dunque e colpisci Amalek e vota allo sterminio quanto gli appartiene, non lasciarti prendere da compassione per lui, ma uccidi uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini" 1 Samuele 15, 2-3), e se il concetto di "amalecismo" (cioè considerare degno di sterminio totale e di damnatio memoriae un intero popolo perché d'intralcio ai disegni divini) può sembrare un'anticaglia, consiglio vivamente la lettura di un post del blog di Miguel Martinez [
http://kelebek.splinder.com/post/8777668  ]. Si potrà comprendere così anche la radice ideologica dell'ormai noto peana genocida scritto di recente dal senatore Paolo Guzzanti.

[6] *
http://en.wikipedia.org/wiki/Lehi_(group)#Justification_of_terrorism  *

[7] *
http://palestine-encyclopedia.com/EPP/Chapter07_1of7.htm  *

[8] *
http://palestine-encyclopedia.com/EPP/Chapter09_1of2.htm  *

[9] * http://chss.montclair.edu/english/furr/essays/rokach.html * Il saggio di Livia Rokach si può leggere in traduzione italiana nel volume collettaneo Sul Terrorismo Israeliano, edito da Graphos nel 2004.

[10] *
http://palestine-encyclopedia.com/EPP/Chapter19_1of2.htm  *

[10b] La tesi di Alan Dershowitz è impagabile: se sei un libanese che permette che la sua casa venga usata come base per lanciare razzi, se hai votato per Hezbollah, se simpatizzi per loro, se fai parte (cito letteralmente) dei "civili che si mettono in una zona pericolosa per proteggere i terroristi dal fuoco nemico", allora non sei una vera e propria "vittima civile". Le tue uniche possibilità sono: a) essere un bambino di due anni; b) essere costretto con la minaccia delle armi a fare da scudo umano per i terroristi (gli esempi sono di Dershowitz). Nel qual caso morirai comunque, ma Alan Dershowitz ne sarà dispiaciuto. L'articolo del Los Angeles Times (intitolato "Civilian Casualties? It Depends", cioè "Vittime Civili? Dipende"):
http://www.latimes.com/news/opinion/la-oe-dershowitz22jul22,0,7685210.story?coll=la-opinion-rightrail

[11] L'Haganah, citata altre volte nell'articolo, era un'organizzazione paramilitare ebraica durante il mandato britannico in Palestina [
http://it.wikipedia.org/wiki/Haganah  ]. Il Palmach era il settore militare vero e prorio dell'Haganah [ http://it.wikipedia.org/wiki/Palmach  ]. Sull'Irgun Z'vai Leumi e la Banda Stern si veda, oltre l'articolo stesso, la nota [1]. La Jewish Agency for Palestine, sotto il mandato britannico, era una sorta di organizzazione governativa degli insediamenti ebraici, ma oltre a occuparsi di scuole e ospedali dirigeva anche l'Haganah [ http://en.wikipedia.org/wiki/Jewish_Agency  ]. Il Jewish National Fund venne istituito nel 1901, con lo scopo di acquistare terreni in Palestina. Al tempo del mandato britannico, il 10% dei coloni ebrei viveva su terreni del JNF. Oggi il JNF possiede il 14% del territorio israeliano [ http://en.wikipedia.org/wiki/Jewish_National_Fund  ]
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domenica, 10 settembre 2006

La resistibile riconquista afghana dei taleban

Come gli «studenti di teologia» stanno riacquisendo passo passo il controllo del paese che governavano fino al 2001. Con buona pace dell'Isaf e del governo Karzai

Tre anni fa, un comandante americano di base nel sud-ovest dell'Afghanistan accennò all'ipotesi di un'offensiva di primavera contro i taleban nel suo settore. Questa semplice allusione è bastata ad infiammare l'immaginazione del comando taleban. Anno dopo anno, la presunta offensiva primaverile, considerata imminente, ha provocato minacce di rappresaglie sempre più violente contro le forze occidentali. Intanto gli anni passavano e della famosa offensiva non c'era la minima traccia. Alla fine, nella primavera 2006, sono stati i taleban a passare all'attacco.

Il comando taleban del sud-ovest dell'Afghanistan ha dedicato la maggior parte del 2005 a organizzare la manovra. Le cosiddette «sessioni di addestramento», guidate da un gruppo di sperimentati combattenti provenienti dalla resistenza irachena, sono servite soprattutto a dare un nuovo orientamento alla strategia del terrore che si voleva diffondere in Waziristan, regione pakistana alla frontiera con l'Afghanistan. È nei due distretti del Waziristan, sud e nord, che alla caduta di Kandahar, nel dicembre 2001, si sono radunati, in piccole basi rudimentali, gruppi pastun dotati di armi pesanti e un mosaico di mercenari arabi, uzbechi e ceceni.

L'offensiva scatenata nella primavera 2006 non mirava tanto ad un'insurrezione generale contro il governo di Hamid Karzai quanto a rivitalizzare le reti taleban del sud-ovest. Il progetto ha però richiesto la riunificazione e la mobilitazione di fazioni apparentemente diverse. Quali i risultati sperati dal mullah Omar, guida suprema dei taleban? Infliggere un colpo decisivo al morale delle truppe della potente macchina da guerra americana e proclamare la propria sovranità sia sul sud dell'Afghanistan che sulle zone tribali pachistane adiacenti. In altri termini, preparare la strada perché i taleban riconquistassero un ruolo determinante come forza regionale.
A fine maggio 2006, la visita apparentemente anodina di un emissario del comando taleban nelle basi del Waziristan avrebbe cambiato radicalmente lo stato dei rapporti di forza nella zona. Si trattava del mullah Dadullah, un comandante di una quarantina d'anni, privo di una gamba e dotato di grandi capacità diplomatiche. Con la sua folta barba, è il capo militare più temuto della regione.

Durante il viaggio nei due Waziristan, il mullah Dadullah distribuisce copia di una lettera del mullah Omar: «Cessate immediatamente i combattimenti contro le forze pachistane. È un'impresa caotica che non deve essere confusa con il vero jihad islamico. Il jihad è stato lanciato in Afghanistan; perciò raggiungeteci in Aghanistan per combattere gli americani e gli infedeli loro alleati». Poiché il mullah Omar ha sempre avuto grande influenza sui gruppi pro-taleban, quali essi siano, il suo invito è accolto da tutti. Così i 27mila uomini del nord e i 13mila del sud annunciano la tregua con l'esercito pachistano. I gruppi taleban si raccolgono nelle città di Shawal e Birmal, sulle montagne di Ghulam Khan al nord, e Shakai al sud.
Il mullah Dudallah sfrutta al meglio la sua visita. Racconta che nel marzo 2006, una delegazione di tre persone, inviata in Afghanistan da Abu Mussab Al Zarqawi (leader di al Qaeda in Iraq) ha incontrato Osama bin Laden, Ayman Al-Zawahiri (numero due di al Qaeda) e il mullah Omar. Spiega che quest'ultimo è stato riconosciuto da tutti gli altri come capo della resistenza in Iraq e in Afghanistan.

La delegazione aveva utilizzato dei video per giustificare gli attentati suicidi. La società afghana, molto praticante, considera in genere il suicidio un peccato. Anche se in passato si è assistito al sacrificio di kamikaze isolati, questa pratica non è mai diventata prassi corrente. Per ottenere che si generalizzasse, il mullah Dadullah ha utilizzato questi video per dimostrare come la resistenza irachena se ne serviva in modo efficace. In questo modo è riuscito a convincere diversi gruppi del Waziristan, Tagikistan, Uzbekistan e di varie città del Pakistan. Una prima squadra di 450 membri, è addestrata nella valle di Kunar. Ne fanno parte 70 donne, provenienti per lo più dai paesi arabi o dall'Asia centrale. Alcune avevano avuto parenti uccisi in Afghanistan o nel Waziristan; altre sono incitate a combattere dal marito o dal padre. Altre ne seguiranno l'esempio...

Contemporaneamente i taleban hanno cominciato a compiere sporadici attacchi in tutto l'Afghanistan unendo le proprie forze, poche migliaia di uomini disseminati per il paese, a quelle dei vari signori della guerra. Il rinforzo di quarantamila uomini venuti dal Waziristan ha dato un notevole sostegno all'offensiva