Potere agli oppressi !

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Ogni nostra azione è un grido di guerra contro l'imperialismo, è un appello vibrante all'unità dei popoli contro il grande nemico dei popoli: gli Stati Uniti d'America. In qualunque luogo ci sorprenda la morte, che sia la benvenuta, purché il nostro grido di guerra giunga a un orecchio ricettivo, e purché un'altra mano si tenda per impugnare le nostre armi e altri uomini si apprestino a intonare canti di morte con il crepitio delle mitragliatrici e nuove grida di guerra e di vittoria. ( Ernesto "Che" Guevara: "Creare due, tre, molti Vietnam" ) «Qui non è solo che abbiamo due destre e che quella peggiore ha vinto le elezioni. Questa vittoria, coronata da quella capitolina, fotografa un paese che sprofonda nel baratro delle proprie paure, una plebaglia che andati in fumo i propri sogni piccolo borghesi di ascesa sociale, lungi dal pigliarsela col sistema capitalistico, mette in piazza i suoi lati più oscuri, le sue pulsioni securitarie più ripugnanti. Se la prende con gli immigrati che vorrebbe ridotti a schiavi, coi poveri che non vuole trovarsi tra le palle, coi musulmani colpevoli di non genuflettersi ai piedi del Moloch Occidente e dei cretini che lo abitano. Verrà, non c’è da dubitarne, il momento della caccia alle streghe, della persecuzione di tutti i sovversivi. Siamo davanti a quella che potremmo fascistizzazione sui generis». ( Campo Antiimperialista, L'ITALIA S'E' DEST(R)A )






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venerdì, 21 luglio 2006

Contro il sionismo - contro ogni forma di razzismo

 

(17 luglio 2006)

stop sionism

 

Dopo settimane di carneficine e di bombardamenti a tappeto per radere al suolo obiettivi civili palestinesi e libanesi compiuti dall'esercito nazi-israeliano, per il Presidente del Consiglio Prodi c'è un solo modo per avviare la soluzione della crisi: "prima di tutto rimuovere la presenza di Hezbollah armati nel Sud del Libano".
E come se il prima non contasse per giudicare il dopo, per il Ministro degli Interni Amato "Sbaglia chi vede in Hamas, in Hezbollah, pazzi estremisti, fanatici incapaci di intendere e volere. Al contrario è un piano coordinato, davanti a cui noi, il governo e la sinistra, non possiamo non vedere. Tutto è stato calcolato per scatenare la reazione di Israele e isolare le voci moderate in Palestina e in Libano".

Contro quindi l'evidenza, si dà voce al solito "giustificazionismo": Israele è stata provocata e questa provocazione altro non è che un piano studiato ad arte per distruggere Israele. Per questo motivo, non si può chiedere ad Israele di sospendere quelle che sono delle vere e proprie rappresaglie naziste contro le popolazioni civili se prima non vengono soddisfatte determinate condizioni.

Condizioni, condizioni e ancora condizioni. Sono anni che per la soluzione palestinese vengono poste condizioni a chi subisce l'occupazione e mai nei confronti dell'occupante.

Ma prima che degli Hezbollah nessuna si ricordava più (perché è bene ricordarlo: Israele sta radendo al suolo l'intero Libano come risposta ad un'azione militare compiuta dagli Hezbollah contro obiettivi militari israeliani), qual era la condizione da soddisfare per fermare il massacro dei Palestinesi nella striscia di Gaza?
E prima che la resistenza palestinese catturasse il soldato israeliano (ed è bene ricordare anche questo: la striscia di Gaza è stata posta sotto assedio e rasa al suolo come risposta ad un'azione della resistenza palestinese contro un obiettivo militare israeliano), qual era la condizione da soddisfare per fermare il decennale massacro di un intero popolo, derubato della propria terra e costretto a vivere in stato permanente di occupazione?

A questo punto, ogni pur minima forma di comprensione non può più essere consentita.

La natura dello stato di Israele è razzista e, come tutti i razzismi, è in grado soltanto di produrre frutti avvelenati.
Israele va fermata e va posta di fronte alle proprie responsabilità, perché non può esservi nessuna giustificazione in grado di farci tollerare forme nuove di nazismo.

17/7/2006

www.riforme.net

fonte: http://www.riforme.net/Stop_Racism.htm

postato da: MarkusWolf alle ore 16:22 | link | commenti
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giovedì, 20 luglio 2006

Storia della collaborazione tra il nazismo tedesco ed il nazismo ebraico( meglio conosciuto come «Sionismo»)

La Federazione sionista tedesca il 21 giugno 1933 indirizzò al partito nazista un memorandum che dichiarava specificamente:
"Nella formazione di un nuovo Stato, che ha proclamato il principio della razza, noi desideriamo adattare la nostra comunità a queste nuove strutture [...] il nostro riconoscimento della nazionalità ebraica ci permette di stabilire relazioni chiare e sincere con il popolo tedesco e le sue realtà nazionali e razziali. Proprio perché non vogliamo sottovalutare questi principi fondamentali, perché anche noi siamo contro i matrimoni misti e per la conservazione della purezza del gruppo ebraico [...].

"Gli ebrei coscienti della loro identità, a nome dei quali parliamo, possono trovare posto all'interno della struttura dello Stato tedesco perché sono liberati dal risentimento che devono provare gli ebrei assimilati. [...] noi crediamo nella possibilità di relazioni leali tra gli ebrei consapevoli della loro comunità e lo Stato tedesco.

"Per raggiungere questi obiettivi pratici, il sionismo spera di essere in grado di collaborare anche con un governo fondamentalmente ostile agli ebrei [...]. La realizzazione del sionismo non è ostacolata che dal risentimento degli ebrei all'estero contro l'orientamento tedesco attuale.

"La propaganda per il boicottaggio attualmente diretta contro la Germania è essenzialmente non sionista [...]".

Il memorandum aggiungeva: "Nel caso in cui i tedeschi accettassero questa cooperazione i sionisti si sforzeranno di dissuadere gli ebrei all'estero dal progetto di boicottaggio antitedesco".

I dirigenti hitleriani accolsero favorevolmente l'orientamento dei capi sionisti che, con la loro preoccupazione esclusiva di costituire uno Stato in Palestina, non andavano contro il loro desiderio di sbarazzarsi degli ebrei.

Il principale teorico nazista Alfred Rosenberg scriveva: "Il sionismo deve essere rigorosamente sostenuto, di modo che un contingente annuale di ebrei tedeschi sia trasferito in Palestina".

Reinhardt Heydrich, più tardi Gauleiter in Cecoslovacchia, scriveva nel 1935, quando era capo dei servizi di sicurezza SS: "Dobbiamo separare gli ebrei in due categorie, i sionisti e i sostenitori dell'assimilazione. I sionisti professano una concezione strettamente razziale e sono favorevoli all'emigrazione in Palestina, essi aiutano a costruire il loro proprio Stato ebraico [...] le nostre buone intenzioni e la nostra buona volontà ufficiale sono dalla loro parte".

"Al Betar tedesco fu assegnato un nuovo nome: Herzlia. Le attività del movimento in Germania ottennero certamente l'approvazione della Gestapo.

"Un giorno un gruppo di SS attaccò un campo estivo del Betar. Il capo del movimento si lamentò allora presso la Gestapo e qualche giorno più tardi, la polizia segreta fece sapere che le SS in questione erano state punite. La Gestapo domandò al Betar quale poteva essere il risarcimento più adeguato. Il movimento domandò che fosse abolito il recente divieto di indossare camicie brune: la richiesta fu esaudita".

Una circolare della Wilhelmstrasse spiega: "Gli obiettivi di questa categoria di ebrei che si oppongono all'assimilazione e che sono favorevoli a un raggruppamento di loro correligionari in seno a un focolare nazionale, nelle prime file dei quali si trovano i sionisti, sono quelli che meno si preoccupano degli scopi che in realtà persegue la politica tedesca riguardo agli ebrei".

"Non c'è alcuna ragione scriveva Bülow-Schwante al ministro degli interni di ostacolare con misure amministrative l'attività sionista in Germania, poiché il sionismo non è in contraddizione con il programma del nazionalsocialismo, il cui obiettivo è quello di allontanare progressivamente gli ebrei dalla Germania".

Questa direttiva, che confermava le misure precedenti, era applicata alla lettera.

Sullo sfondo di questa condizione privilegiata del sionismo la Gestapo bavarese il 28 gennaio 1935 inviò alla polizia questa circolare: "I membri dell'organizzazione sionista, in ragione della loro attività orientata verso l'emigrazione in Palestina, non debbono essere trattati con lo stesso rigore che è necessario per i membri delle organizzazioni tedesche (assimilazioniste)".

In cambio del loro riconoscimento ufficiale come unici rappresentanti della comunità ebraica, i dirigenti sionisti offrirono di impedire il boicottaggio tentato da tutti gli antifascisti del mondo.

A partire dal 1933 cominciò la collaborazione economica: furono create due compagnie: la Ha'avara Company a Tel Aviv e la Paltreu a Berlino.

Il meccanismo dell'operazione era il seguente: un ebreo che desiderasse emigrare depositava alla Wasserman Bank di Berlino, o alla Warburg Bank di Amburgo, una somma minima di 1.000 sterline. Con questa somma gli esportatori ebraici potevano comprare mercanzie tedesche destinate alla Palestina e pagavano il valore corrispondente in lire palestinesi, per conto della Ha'avara, alla banca anglo-palestinese di Tel Aviv. Quando l'emigrante arrivava in Palestina, riceveva la somma equivalente al suo deposito in Germania.

Numerosi futuri primi ministri israeliani parteciparono all'impresa Numerosi futuri primi ministri israeliani parteciparono all'impresa della Ha'avara, specialmente Ben Gurion, Moshe Sharett (che allora si chiamava Moshe Shertok), Golda Meir, che l'appoggiò da New York, e Levi Eshkol, che ne fu il rappresentante a Berlino.

L'operazione era vantaggiosa per entrambe le parti: i nazisti riuscivano a spezzare il blocco (i sionisti poterono vendere i prodotti tedeschi anche in Inghilterra) e i sionisti realizzavano l'emigrazione "selettiva" che desideravano. Potevano emigrare soltanto i milionari (i cui capitali permettevano lo sviluppo della colonizzazione in Palestina). Conformemente agli scopi del sionismo era più importante salvare dalla Germania nazista i capitali ebraici necessari allo sviluppo della loro impresa che le vite degli ebrei poveri o non adatti al lavoro o alla guerra, che sarebbero stati un peso.

Questa collaborazione costituiva già un sabotaggio della lotta antifascista internazionale, subordinando tutta la politica sionista all'unico disegno di costruire uno Stato ebraico in Palestina. Continuò anche durante la guerra.

Uno dei capi storici del gruppo Stern, Israel Eldad, in un articolo pubblicato sul quotidiano di Tel Aviv "Yediot Aharonoth" del 4 febbraio 1983, conferma l'autenticità di quelle trattative tra il suo movimento e i rappresentanti ufficiali della Germania nazista.

Egli afferma con chiarezza che i suoi colleghi avevano spiegato ai nazisti che era probabile una comunanza di interessi tra il nuovo ordine in Europa secondo la concezione tedesca e le aspirazioni del popolo ebraico in Palestina, rappresentato dal gruppo Stern.

Ecco i principali passaggi di questo testo intitolato Principi di base dell'Organizzazione militare nazionale (NMO) in Palestina (Irgun Zvai Leumi) sulla soluzione della questione ebraica in Europa e sulla partecipazione attiva dell'NMO alla guerra a fianco della Germania:

"Risulta dai discorsi dei dirigenti dello Stato nazionalsocialista tedesco che una soluzione radicale della questione ebraica implica un'espulsione delle masse ebraiche dall'Europa (Judenreines Europa). Questa è la condizione primaria della soluzione del problema ebraico, ma non è realizzabile se non tramite il trasferimento di queste masse in Palestina, in uno Stato ebraico dotato di frontiere storiche. Risolvere il problema ebraico in modo definitivo e liberare il popolo ebraico è l'obiettivo dell'attività politica e dei lunghi anni di lotta del Movimento per la libertà d'Israele (Lehi) e della sua Organizzazione militare nazionale in Palestina (Irgun Zevai Leumi). L'NMO, conoscendo la posizione benevola del governo del Reich verso l'attività sionista all'interno della Germania e i piani sionisti riguardanti l'emigrazione, stima che:

"1) Potrebbero esistere degli interessi comuni tra l'instaurazione in Europa di un ordine nuovo secondo la concezione tedesca e le reali aspirazioni del popolo ebraico, così come sono incarnate dal Lehi.

"2) Sarebbe possibile la cooperazione tra la nuova Germania e una rinnovata nazione ebraica (Volkish Nationalen Hebraertum).

"3) La fondazione dello Stato storico ebraico su una base nazionale e totalitaria, legato con un trattato al Reich tedesco, potrebbe contribuire a mantenere e a rinforzare nell'avvenire la posizione della Germania nel Vicino Oriente.

"A condizione che siano riconosciute, dal governo tedesco, le aspirazioni nazionali del Movimento per la libertà d'Israele (Lehi), l'Organizzazione militare nazionale (NMO) offre la sua partecipazione alla guerra a fianco della Germania. La cooperazione del Movimento per la libertà d'Israele andrebbe nel senso dei recenti discorsi del Cancel-liere del Reich tedesco, nei quali il signor Hitler sottolinea che tutti i negoziati e tutte le alleanze devono contribuire a isolare l'Inghilterra e a sconfiggerla.

"Secondo la sua struttura e la sua concezione del mondo, l'NMO è strettamente legato ai movimenti totalitari europei".

FONTI:
Lucy Davidowicz, A Holocaust reader, p. 155

Lucy Davidowicz, The war against jews (1933-1945), Londra, Penguin, 1977, pp. 231-232

A. Rosenberg, Die Spur des juden im Wandel der Zeiten, Monaco, Lehmann, 1937, p. 153

H. Höhne, Order of the Death's Head, New York, Ballantine, 1971, p. 333

Ben Yeruham, Sefer Betar, Korot u-Mekorot, 1969

Lettera circolare di Bülow-Schwante a tutte le missioni diplomatiche del Reich, n. 83, 28 febbraio 1934

Lettera n. ZU 83-21.28/8 del 13 aprile 1935

Kurt Grossmann, Sionistes et non-sionistes sous la loi nazie dans les années 30, "American Jewish Yearbook", VI, p. 310

Ben Gourion e Shertok su "Black",
in Tom Segev, op. cit., pp. 30 e 595

Ruth Bondy, The Emissary: a life of Enzo Sereni, p. 45

Nahum Goldmann, Autobiographie, cit., p. 170

David Ysraeli, Le problème palestinien dans la politique allemande de 1889 à 1945, Bar Ilan University, Ramat Gan, Israele, 1974, pp. 315-317
postato da: MarkusWolf alle ore 14:56 | link | commenti (3)
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mercoledì, 19 luglio 2006

Intervista ad Hassan Nasrallah

L'intervista a Hassan Nasrallah, leader del partito armato d'ispirazione sciita filo-iraniana di Hizbollah che controlla il Libano meridionale, pubblicata su Dar al Hayat del 20 gennaio 2006, è stata realizzata da Ghassan Charbel ed è stata tradotta per noi da Erminia Calabrese



Al-Hayat: Signor Nasrallah, siamo sul punto di una guerra civile in Libano?
Sayyed Nasrallah: Questa intervista incomincia con una domanda difficile.

La situazione in Libano incoraggia a porre una simile domanda.
Mi chiedi di una guerra civile. Dio proibisca una cosa del genere. Certamente la situazione è spiacevole. E in verità il Libano recentemente ha vissuto in una grande tensione, ma io credo anche che ci siano delle ragioni sufficienti per tenerci lontani da una brutta situazione.

Potrebbe Hizbollah vedersi costretto ad innescare un conflitto interno?
Innanzitutto sarebbe impossibile per Hizbollah vedersi costretto ad innescare un conflitto interno. E poi Hizbollah sta facendo dei seri e decisivi sforzi per non diventare vittima di un complotto. Il partito lo esclude categoricamente.

Qual è il problema per Hizbollah ora? È stato chiesto un compromesso riguardo il suo ruolo regionale in modo che si possa giungere ad un accordo nazionale?
Attualmente il problema in Libano non è solo e specificamente Hizbollah. È il problema del Libano. Che tipo di Libano vogliamo? Dove vogliamo che il Libano vada? Qual è il futuro del Libano, quali politici dovrebbero governare la situazione interna e le relazioni estere del paese?
Questo è la questione. Hizbollah ha il suo punto di vista, che alcune forze politiche del governo non condividono, e altre forze politiche forse potrebbero condividere. La questione non riguarda direttamente il ruolo di Hizbollah.

Potrebbe chiarire meglio?
Oggi, c’è un dibattito sotterraneo in Libano. Israele è un nemico o no? Israele ha delle aspirazioni in Libano o no? Come dobbiamo comportarci con le quotidiane violazioni israeliane alla sovranità del Libano? Come non pensare ai nostri territori occupati? Come è possibile far rientrare i prigionieri libanesi da Israele? C’è anche un dibattito che riguarda la questione palestinese, le armi palestinesi dentro e fuori i campi, i diritti civili dei rifugiati, il futuro di una presenza palestinese in Libano, permanentemente collocata e la loro espulsione. La terza questione riguarda le relazioni con la Siria: il modo in cui guardiamo alla Siria, il futuro delle nostre relazioni e dei nostri legami con quel paese e gli interessi nazionali del Libano riguardo questo tema in termini politici economici e sociali.
C’è anche la questione delle relazioni internazionali. Passiamo da una tutela siriana ad una tutela franco-americana? Quali sono i limiti di un’interferenza americana e francese in Libano? E che pensare del ruolo dell’Arabia Saudita, Egitto, o della Lega Araba? Danno il benvenuto a qualsiasi intervento americano o francese che sia.

Affrontare questo argomento non vi causa imbarazzo?
No, nessun imbarazzo.

E ai vostri alleati invece?
Neanche loro hanno problemi a riguardo. C’è in atto il progetto di ricostruire uno stato funzionante implementato dalle retribuzioni restanti degli accordi di Taef. Di fatti il Libano è gia al lavoro. È molto semplice dire che il problema del Libano sia solo quello degli Hizbollah. La questione degli Hizbollah è parte di un processo di lavoro proprio per la forza politica che lo stesso esercita nel paese.
Almeno il partito dovrebbe prendersi cura del paese e della sua gente e degli interessi nazionali libanesi. Sarebbe bello conservare l’unità del paese ed evitare ogni conflitto interno.

Il movimento dell’8 Marzo

Non pensa che Hizbollah abbia assunto un atteggiamento differente dopo l’assassinio di Hariri? Era necessaria la manifestazione dell’ 8 marzo a Beirut nella piazza Riad al Solah?
Assolutamente. Era fondamentale. C’è un gruppo di forze politiche, conosciuto più tardi come 14 marzo, o forze opposte alla presenza siriana. Ovviamente Hizbollah non faceva parte del gruppo pro regime e non era membro del governo. Non votò la fiducia al primo ministro Omar Karame. Comunque non era anche nell’opposizione che esisteva al tempo. L’atmosfera che prevaleva riguardava le accuse contro la Siria e la diceria che la Siria avesse ucciso Hariri è diventata presto un’accusa, un verdetto. Basato su questo vi erano delle pressioni per far uscire le truppe siriane dal Libano, come poi è successo. In seguito la scena libanese ha vissuto un’instabilità politica e un’incitazione mediatica e psicologica non solo contro il regime siriano ma contro i siriani stessi. Posso dire con un po’ di coraggio che questa campagna fu caratterizzata al tempo da razzismo. È stata una manipolazione atta a creare ostilità tra libanesi e siriani. A cosa giova questo? In ogni caso si dovrebbe ringraziare la Siria per il suo intervento in Libano anche se ha commesso degli errori, come ha detto lo stesso presidente Assad. La dimostrazione dell’8 marzo avvenne dopo il discorso di Assad quando egli stesso parlò di errori. Qual è la differenza tra l’8 e il 14 marzo? Siamo tutti per la verità e per investigare sull’assassinio di Hariri e vogliamo un’unità nazionale, la pace civile la costruzione di uno stato e l’accordo di Taef. In ogni caso c’era chi ringraziava la Siria e chi è corso in Siria e ha provato di nascosto a costruire un ponte tra la gente. L’interesse nazionale del Libano richiede che non ci sia ostilità tra i governi e le persone soprattutto. I governi vanno e vengono ma le persone restano. Non vogliamo arrivare ad una situazione in cui di generazioni in generazioni si tramandi questo odio.
La manifestazione dell’8 marzo in strada ha lavorato per assorbire l’aspetto psicologico veramente importante di questo stato di tensioni. In altre parole la retorica dell’opposizione, non era rivolta al regime siriano ma persino ad un numero considerevole di forze politiche in Libano.
Queste forze hanno avuto un gran numero di seguaci che hanno sentito questi discorsi giorno dopo giorno, mese dopo mese. Il pubblico è stato pompato. Anche la strada era pompata al punto di aver bisogno di una manifestazione che contenesse queste forze per poter riportare equilibrio. Se la manifestazione dell’8 marzo non ci fosse stata, il fallo politico avrebbe coinvolto la gente. Non vogliamo che il Libano arrivi a questo stato. Questa manifestazione era necessaria.

A che punto siamo oggi che i ministri sciiti hanno lasciato il parlamento? È finito il dialogo?
Fino ad adesso ci sono stati due tentativi d’accordo. Il primo a Riyadh, (il governo saudita non era coinvolto), Riyadh era solo il luogo, poichè Saad al Hariri non poteva tornare in Libano e comunicare attraverso mediatori o il telefono era inutile.
Quindi egli stesso aveva richiesto delegati di Hizbollah e di Amal. Ci sono state 48 ore di dialogo durante le quali Saad Hariri si consultò al telefono con i suoi alleati in Libano. Fu raggiunto un accordo da quei libanesi che fu anche ben visto dal regno dell’Arabia Saudita. Ad ogni modo quando la nostra delegazione ritornò e l’accordo fu annunciato proprio il giorno dopo fu attaccato da alcuni alleati di Saad, in particolare da Joumblatt. Fummo sorpresi quando il Primo Ministro Fuad Sinora ci disse che non era in grado di andare avanti con questo accordo dovuto alle riserve di qualcuno dei suoi alleati. Il giorno successivo, un numero di ministri si consultò con il primo ministro e vedemmo l’inizio di una forte campagna mediatica contro l’accordo raggiunto. Qualche volta il problema fu che l’accordo fu stipulato fuori dal Libano, come se la città di Taef (Arabia Saudita) invece fosse sul Monte Libano. A volte invece il problema era che l’accordo avrebbe concesso un nuovo accordo del Cairo (1969, legittimazione resistenza armata palestinese in Libano). Praticamente l’accordo si sciolse e nei giorni seguenti ci fu dialogo e in seguito si ristabilì un contatto. Il primo ministro presentò una nuova formula ed arrivammo ad un accordo. Il parlamentare Nabih Berry andò in Arabia Saudita per il pellegrinaggio e si incontrò con Saad Hariri a Jeddah. Anche Seniora si suppone essere andato lì.
La formula con la quale era d’accordo Sinora, e che doveva rimanere segreta, per posteriori discussioni e consultazioni, fu rivelata 2 giorni dopo da Joumblatt ai media.
In poche parole aspettavamo un responso da Seniora riguardo il nuovo accordo. E lo stiamo ancor aspettando. Recentemente quando Seniora era in contatto con Berri e Joumblatt in merito al discorso per acquietare il clima dei media e la recente tensione nel paese abbiamo chiesto a Sinora riguardo l’accordo. Egli disse di aspettare e sperare in Dio. Non abbiamo avuto nessuna risposta riguardo questo nuovo accordo e non posso essere ottimista, forse anche questo cadrà come è successo con il primo.

Per quale scopo?
Sin dalla disputa che crebbe al governo durante la sessione straordinaria di lunedì fino a quando il ministro Tueni fu assassinato, abbiamo sempre avuto riserve riguardo l’estensione del lavoro dell’ investigazione internazionale su Hariri per ragioni connesse alla sicurezza libanese.
Tutti pensano che se l’estensione dell’investigazione potrebbe dare sicurezza al paese e potrebbero terminare gli assassini mirati. Ma la maggioranza degli attentati sono accaduti proprio dopo la formazione della commissione internazionale di investigazione.
Questo significherebbe dichiarare l’inadeguatezza del governo e un totale fallimento sul controllo della sicurezza in Libano. Anche l’istituzione di un tribunale internazionale era nell’agenda della riunione parlamentare di giovedì. Alla fine gli abbiamo detto che avremmo atteso fino a giovedì e che avremmo voluto sentire da lui la formula per governare il tribunale internazionale perchè posso affermare che fino ad oggi, nessun testo, neanche il più piccolo, è stato presentato ad un ministro, dichiarando gli intenti del tribunale internazionale.

E’ vero che dopo la sua approvazione all’istituzione di un tribunale internazionale abbia suggerito Mosca come sede?
No, non è la verità. Non ho detto niente riguardo Mosca. Ma quando sono iniziati i problemi con gli ufficiali siriani riguardo l’ investigazione e la loro testimonianza, e il giudice Mehlis ha proposto un interrogatorio a Monteverde, in Libano mi sono chiesto: “Vogliamo arrivare alla verità o vogliamo svergognarci a vicenda? Vogliamo imparare la verità o mettere in difficoltà la Siria?
Se vogliamo avere una testimonianza dagli ufficiali siriani lasciamo che abbia luogo ovunque per rassicurare la Siria, per esempio a Mosca o al Cairo. Questa è la mia opinione personale. Per quel che riguarda il tribunale internazionale ho detto si, solo in principio ho avuto dei dubbi. Non sappiamo a chi darà ascolto il parlamento.
Inoltre il ministro Tabbara mi avrebbe visitato o lunedì o martedì per fornirci le formule proposte in modo che avremmo affrontato la questione nella sessione di giovedì in parlamento. Hanno insistito durante la sessione straordinaria di lunedì che i ministri votassero per la richiesta di un tribunale internazionale. Ci siamo opposti al loro modo di fare lasciando la sessione. E lasciando il parlamento. Da quel momento non c’è più stato dialogo e non abbiamo creato tensioni né attaccato nessuno.
Solitamente ci chiedono perché abbiamo lasciato il parlamento, avremmo voluto spiegare come stavano le cose ma……

MEDIAZIONE TRA JOUMBLATT E AL-ASSAD

Avevi intrapreso una mediazione con il presidente siriano Assad riguardo Joumbaltt nel 2005. Perché è fallita?
E’ una buona cosa parlare di mediazione. Innanzitutto ho molte cose da fare. Nell’anno prima dell’ assassinio di Hariri c’era una relazione amichevole tra di noi. Ma Joumblatt mi disse “ Le cose sono cambiate a Damasco. Spesso incontravo il generale Shehabi che adesso è fuori paese, e anche Kaddam e anche X, Y, Z e io non so se riferiscono quello che dico al presidente Assad. Mi piacerebbe che tu, se l’opportunità di un contatto tra te e Assad crescesse, potessi fare da canale di comunicazione. Sono pronto a ricevere ogni tipo di messaggio, sono pronto a fare questo e quello”, e specificò un certo ufficiale.

Un ufficiale siriano?
Certo, di Damasco. Il che significa che se Walid avesse voluto incontrarsi a Damasco con alcune persone lo avrebbe potuto fare in qualsiasi momento. Sfortunatamente accadde nella settimana del rinnovo del mandato del presidente Emile Lahoud. Il dibattito non era se estendere il mandato di Lahoud ma poi lo diventò, o quanto meno lo sarebbe diventato.

Ha partecipato alla decisione di estendere il mandato di Lahoud?
Abbiamo dato carta bianca non avevamo alcuna obiezione all’estensione. Non abbiamo insistito né ci siamo opposti. L’estensione ebbe luogo e quando iniziò il secondo mandato si dovette formare il nuovo governo. Per la prima volta nella storia volevamo che Hariri formasse il nuovo governo. L’ho incoraggiato per farlo, ma era in qualche modo riluttante.
Abbiamo persino lavorato con la nostra delegazione siriana per chiarire le circostanze, e gli interessi del paese. Dopo quell’ estensione ha richiesto che Hariri formasse il nuovo governo. Comunque Hariri mi disse: “Ho un problema a formare un governo senza Jomblatt. In vista del difficile clima tra Joumblatt e i siriani, sarà difficile formarlo. Voglio che tu mi aiuta nelle relazioni tra Joumblatt e la Siria”. Hariri mi chiese quel giorno un’importante appuntamento, e lo incontrai a sud di Beirut. mi disse: “Devi intervenire oggi , immediatamente”.
Quel giorno Jomblatt aveva attaccato i siriani, e il giorno dopo la visita di Hariri, si decise di convocare una riunione all’Hotel Commodore, contro Joumblatt. La stessa notte Joumblatt fu ospitato nel talk Show ‘Kalam an-nass’ su LBC. Chiesi ad Hariri perché oggi e ha risposto con queste esatte parole: “Perché domani al Commodore lo spelleranno vivo cosi stanotte lui attaccherà loro. Questo significa che domani non ci sarà alcuna opportunità per recuperare il rapporto. C’ho pensato tutta la notte e non ho potuto dormirci sono arrivato alla conclusione che tu sei uno di quelli che può affrontare la situazione. Vorrei che tu parlassi con Walid Beyk e chiedergli di calmare la situazione.” Ho chiamato Walid Beyk e ho parlato con lui. Gli ho detto “ Spero che tu pensi che le cose possano risolversi, sistemarsi, e affronterò la questione domani”. La stessa sera, ho creato i contatti necessari affinché l’atmosfera fosse calma il giorno seguente per l’evento al Commodore. Inoltre, Walid Joumblatt in TV aveva detto: “ Sono a disposizione del signor Hassan”, l’ha ripetuto per tre o quattro volte. Sono entrato a far parte della mediazione. Non era complicato. L’unica cosa richiesta era convocare una riunione tra Assad e Joumblatt cosi che potessero sedersi assieme e raggiungere un accordo.
All’inizio il presidente Assad era infastidito dall’atteggiamento di Joumblatt ma poi accettò di riceverlo.

Questa è la prima volta che lo sto rivelando. Al-Assad mi ha riferito alla fine che “ Jomblatt stava attaccando noi, e il regime, e la persona più soggetta agli attacchi era il nostro rappresentante in Libano, il generale Ghazali. Così fui in grado di sistemare la questione anche se non diplomaticamente, in modo che Walid Jomblatt potesse incontrarsi con Ghazali. In seguito, Jomblatt sarebbe stato il benvenuto a Damasco”. Ho pensato che questo fosse eccellente. Ho spedito un messaggio a Walid Beyk- era sabato non ricordo la data, però era prima dell’assassinio di Hariri e prima che si esentasse nel formare il nuovo governo. Lunedì ci sarebbe stata una conferenza all’hotel Bristol. Sabato ho mandato uno dei nostri delegati alla Mukhtara, lui mi ha telefono e gli ho detto: “ Nuove cose stanno succedendo. Spero che tu possa ricevere questa persona, ascoltarla e dargli una risposta”. Hajj Hussein Khalil andò e gli disse che come risultato della mia mediazione l’atmosfera in Siria era buona e positiva “ il presidente Assad” ha detto, “ è pronto e noi programmeremo un appuntamento al quale possiate andar insieme tu e Nasrallah. Ad ogni modo il signor Nasrallah crede che, e non una condizione dettata da Assad, che anche Ghazali avrebbe dovuto invitarci a pranzo e ci fermeremo e vederlo sulla strada per Damasco , o Nasrallah inviterà te e Ghazali a pranzo, così la finiremo con questo clima e poi incontreremo Assad.
Joumblatt mi disse: ‘Lasciami pensare riguardo a questo e fa quello che ti ho detto”.
Hajj Hussein mi ha telefonato dalla Moukhtara e mi ha detto cosa accadeva. Ho detto: “Bene, lasciamo questo tra noi , così che se lui non accetta sapremo come affrontare il fatto.
Poi alla conferenza del Bristol, Joumblatt rivelò ogni cosa che era successo. Al momento realizzai che Walid Joumblatt non avesse una seria intenzione di riconciliazione con i siriani, anche prima dell’assassinio di Hariri, e che Joumblatt avesse preso la decisione di entrare in conflitto con questo regime. Credo che quello che disse al Bristol mi urtò personalmente , come mediatore, e urtò il primo ministro Hariri, anche, che era entusiasta riguardo la mediazione, e diede fastidio ai siriani stessi. Era chiaro, e posso attestare il fatto che questo fu il clima precedente all’assassinio di Hariri. Il presidente al-Assad aveva buone intenzioni riguardo Jomblatt , ma questi insisteva nel rompere le relazioni con il regime siriano. Dopo l’assassinio di Hariri le cose divennero più difficili. Non fu possibile parlare di mediazione. Si io e gli altri abbiamo fatto degli sforzi senza che nessuno ce lo chiedesse per poter calmare l’atmosfera, ma le cose erano difficili.

Durante questo periodo, fu concesso a Joumblatt di ricevere gli ufficiali siriani senza incontrare il presidente al-Assad?
Questo si ebbe dopotutto, dopo il martirio di Hariri, e gli attacchi pesanti di Jomblatt. Assad aveva dei dubbi ma nessuna obiezione all’incontro di Joumblatt con altri ufficiali siriani.

Il “vertice siriano”

Joumblatt dice che l’attuale divisione dipende dal regime siriano e non dalla gente siriana. Permettimi di andare più a fondo: c’è chi dice che Hizbollah abbia un programma di vedere l’influenza siriana ritornare in Libano.
Prima di tutto, questa è una carica non dimostrabile. In secondo luogo, pensando a Hizbollah, come esso ha beneficiato della presenza siriana in Libano? dal 1982, fino ad oggi, quando le forze siriane si stabilirono in Libano , cosa ci ha guadagnato Hizbollah della presenza dei siriani in Libano? cosa ci ha guadagnato Joumblatt ? O molti e molti altri?
Lasciami parlare del periodo della presenza della Siria in Libano. prima di tutto, la nostra presenza nell’amministrazione dello stato: non avevamo nessuna presenza. Al contrario, le porte ci sono state chiuse quando la Siria arrivò alla burocrazia. Così come nelle regioni dove noi siamo attivi, e in cui abbiamo una grande influenza, la deprivazione e la povertà sono aumentate. Non abbiamo tratto alcun beneficio in termini di progetti o sviluppo o potere ufficiale, o in altri domini di cui invece gli altri hanno beneficiato. D’altronde, non abbiamo nessun problema riguardo chiunque voglia giudicare questo periodo. Certamente, la presenza siriana in Libano ci riguarda per due aspetti. Primo, il primo fattore racchiude la stabilità della sicurezza interna, dovuta alla fragilità della situazione. Secondo, questa presenza costituiva uno schermo protettivo per la resistenza contro l’occupazione israeliana. La mia posizione sulla Siria dipende da considerazioni nazionali e strategiche, e non da calcoli personali, o calcoli di partito, o interessi a breve termine. Non ho appoggiato la Siria in Libano perché avrei voluto assumere posizioni nell’amministrazione statale, o perché mi avrebbe assicurato degli incarichi, o darmi un ammontare di lavoro o ministeri o ministri in parlamento. Così è come lavorano. Al contrario il commitee siriano che è stato abituato a trattare questioni libanesi fino al 2000 ignorerebbe di proposito Hizbollah.

Perché?
La questione riguarda loro non lo so.

Vuole dire che il commitee siriano ha capito Khaddam, Shehabi, Ghazi Kenaan?
Si, quel “committee siriano”. D’altronde le mie considerazioni erano strategiche sto parlando della sicurezza e della stabilità del Libano, della protezione della resistenza. Oggi non lavoro più per introdurre le forze siriane in Libano o l’intelligenza siriana o la sua influenza. A proposito, che ci piaccia o meno la Siria ha un’influenza in Libano che nessuno può eliminare, dovuta a ciò che si dice riguarda ai fattori comuni della storia e della geografia e agli interessi delle reti e all’intersezioni delle relazioni familiari e sociali. Questo è un altro risultato per cui stiamo lavorando. Rifiutiamo una Siria che lotta contro il Libano, rifiutiamo di vedere il Libano coinvolto in qualsiasi progetto di destabilizzazione del regime siriano. Sarebbe rischioso sia per la Siria che per il Libano.
Dovuta a ragioni nazionali libanesi crediamo che qualsiasi guerra in termini di politica, sicurezza o dei media, non parlo di una guerra militare che alcuni avrebbero voluto portare in Libano, rappresenti qualcosa che sarebbe contro gli stessi interessi nazionali libanesi, e della causa panaraba. In Libano c’è gente che vuole smantellare il regime siriano.

Che tipo di gente?
Gente tipo Joumblatt, che invita le truppe americane ad occupare la Siria e rovesciare il regime come hanno fatto in Iraq. Ha fatto parte dell’opposizione siriana per chiedere aiuto all’esterno. Joumblatt si distingue per il fatto di dire quello che vuole. Ci sono altri che fanno quello che vogliono senza dirlo. Ma non chiedermi chi sono; quando lo diranno, lo dirò anche io.
Secondo me, è pericoloso per il Libano. Oggi il nostro problema è che alcuni di questi vogliano far parte di una guerra aperta contro la Siria e noi lo rifiutiamo. Il problema è che si dice che questi non vogliono l’influenza siriana mentre noi si. Questo non è vero.

Quindi ti opponi a un ritorno dell’ influenza siriana in Libano?
Se ciò significa creare governi, far diventare certa gente ministri ed interferire nelle cose interne, sì ci opponiamo. Credo che quando Assad parlò di errori e di una nuova strategia ( nei confronti del libano) intendeva ciò che ho detto. Quindi quando io ho detto in un intervista che la Siria non voleva ritornare in libano nel modo in cui prevalse nel passato intendevo proprio questo e ne ero cosciente.

Ma davvero crede che la Siria abbia rinunciato al sogno di manipolare il Libano?
Per quel che riguarda Assad credo proprio di si. È proprio il caso.

Ad ogni modo, c’ è chi dice che la Siria o vuole riavere influenza in Libano o creare tensione nel Libano stesso, per dimostrare che i libanesi non sono in grado di avere stabilità senza di loro.
Non sono d’accordo. E dico ai libanesi che dovremmo collaborare assieme per risolvere i problemi con la Siria. Certo, per evitare ogni confusione e soprattutto per evitare che non ci sia confusione nelle mie parole, l’investigazione internazionale dovrebbe continuare, e continuare nella ricerca degli assassini di Hariri, finchè si arrivi a dei risultati. Lo stesso Mehlis ha detto, prima di andarsene, che l’investigazione richiederebbe uno o due anni. Ma se c’è un tribunale internazionale, non sapremo quanto potrebbe durare. Nel frattempo sistemeremo le cose con la Siria e coglieremo l’opportunità come libanesi, di gestire il nostro paese, e vedere se i siriani ce lo lasceranno fare. Dovremmo provarci, prima di fare accuse. Comunque il Libano è stato sfruttato per organizzare complotti contro al Siria, in termini internazionali, in termini politici. La Siria ha assunto, in un modo o nell’altro una posizione di autodifesa. Anche coloro con i quali in tutte le discussioni dicevano di no, noi siamo in una posizione difensiva e i nostri attacchi sono difensivi. Lasciaci cessare quest’attacco sederci e provare. L’ultimo tentativo, a Jeddah, tra il re Abdullah e il presidente Assad fu un tentativo per sistemaree le cose tra il Libano e la Siria, in un modo da mettere sia la Siria che il Libano a proprio agio .
Io ho il sentimento che in Libano ci siano persone che non vogliono nessun tipo di dialogo con la Siria, e alcuni di questi sono quelli che hanno più paura a rivelare la verità riguardo l’attentato ad Hariri.

Si dice che la verità sarà dura per alcuni parti, forse per la Siria e per Hizbollah. Quale è la sua risposta?
Potrebbe diventare un po' troppo pesante per alcuni di quelli della manifestazione del 14 marzo. Se la verità viene fuori rivelando che la Siria non ha avuto relazioni con l’assassinio di Hariri, cosa significherebbe? Significherebbe che ogni politico, psicologico, e sociale fondamento, e ogni cosa costruita sull’idea di accusare la Siria cadrebbe in un solo momento.

Pensa che la Siria non sia coinvolta?
Fino ad adesso, non c’è nessuna prova in questo.

Quando un ruolo siriano nell’assassinio del primo ministro Hariri è menzionato, lei parla di prove. Non c’è nessuna evidenza fino adesso?
Chi accusa lei per l’assassinio di Hariri? Il ruolo di Israele non è stato provato, nè dalla giustizia libanese né dal comitato di investigazione internazionale.
Nessuna investigazione sull’ ipotesi del coinvolgimento di Israele ha avuto luogo, sia da parte della giustizia libanese sia da parte del comitato di investigazione internazionale. Nessuno che potesse avere un legame con Israele o un esperto in espolisivi, assassini o operazioni speciali, è stato arrestato. Nessuno è stato trattenuto, al contrario Israele è stato trattato come qualcuno che potesse darci informazioni o potesse aiutarci.

Quale è la sua opinione sull’idea che al Qaida o fondamantalisti siano coinvolti?
Questa ipotesi resta, è possibile.

Questa ipotesi si è ulteriormente sviluppata di recente?
Non ho alcuna particolare informazione sulle operazioni investigative riguardanti al Qaida, ad eccezione di quelle apparse nei media. Comunque a prescindere da queste operazioni, ritengo che un numero di ipotesi rimanga valida.

Sono più probabili che le ipotesi su Israele?
Non ho alcuna prova nè informazioni speciali. Non posso dire nulla.

Sappiamo che Hizbollah ha un’organizzazione di sicurezza. È vera la voce che la macchina utilizzata nell’attentanto a Marwan Hamade sia stata riempita di esplosivi nei sobborghi del Sud? Walid Jumblatt ha sollevato questa ipotesi nei media.
Ne ho sentito parlare dai media. Prima di tutto non ho alcuna informazione speciale riguardo a questo, secondariamente chiunque dica che la macchina sia stata riempita di esplosivi nei sobborghi, dovrebbe produrre una testimonianza o una prova. Terzo non abbiamo alcuna autorità sui sobborghi del sud, né monitoriamo chiunque entri o esca. Vi sono moltissime aree di parcheggio, quante ne vuole, ci sono zone industriali strapiene, c’è moltissimo traffico. Posso dirle quello che accade tra i due cancelli che lei ha attraversato per venire qui per l’intervista : questa è la nostra zona di sicurezza. Io sono responsabile solo di ciò che accade qui. Per quanto riguarda ciò che accade nei sobborghi posso solo dire che non sono responsabile. Due delle nostre migliori persone sono state assassinate nel cuore dei sobborghi del sud.

Il paese è testimone di assassinii, con impatto politico, e ciascuno si chiede se Hizbollah non abbia informazioni su questo o perchè non muova accuse contro nessuno.
Per me fare un accusa significa avere informazioni. Da dove provengono? Dallo spremere un certo gruppo se questo gruppo ha condotto un’operazione. Ora parlo in termini tecnici. Bene: se colui che ha fatto il crimine è un partito libanese, io non ho alcuna influenza all’ interno di questo partito, non ho alcuna conoscenza nella Falange, nelle Forze libanesi o nel partito comunista o nel partito nazional socialista siriano, la mia attività non include loro. Poniamo che sia stata al Qaida; io non ho nulla a che fare con al Qaida. Le mie attività sono limitate ad Israele.

 

Puo dichiarare che Hizbollah non ha niente a che fare con questi assassinii?
Tanto per cominciare mi rifiuto di vedere l’indice puntato verso di noi. Naturalmente lo nego nel modo più assoluto, ma prima di tutto non accetto che siano fatte accuse. Noi siamo quelli più colpiti da ciò che è accaduto in Libano. Si immagini se io che rilascio interviste e dichiarazioni sul Libano, Palestina la nazione arabo-islamica, possa coinvolto in auto bombe e divisione settarie tra scritti sanniti drusi e maroniti. Chi ha trascinato al resistenza in questo dibattito interno? È proprio questo che ci fa pensare che l’assassinio di Hariri è un evento molto sospetto e noi dovremmo prendere tempo prima di accusare. Il target di questa operazione era molto grande e importante quanto Hariri stesso. Uccidere il primo ministro significa puntare al Libano e a tutta la regione. In altre parole c’e qualcuno che ha un piano per la regione. Oggi, non vi è alcuna stabilità e sicurezza.
Lo stato si muove da crisi in crisi ma quello che è peggio è che si sono risvegliate le ostilità religiose e settarie. I cristiani iniziano a sentire che lo stato non è in grado di proteggerli e lo stesso vale per i drusi. Gli sciiti sono relegati nelle loro aree e lo stesso per i sunniti. Questo sempre che non arrivino alle armi gli uni contro gli altri.


La storia della tutela

C’è un gran parlare a proposito dell’argomento tutela franco-americana mentre da parte sua pare non vi sia alcuna obiezione sulla tutela siriana. Vi sono persone che sostengono che Hizbollah abbia partecipato al governo al solo fine di far esplodere le cose al momento giusto come la questione della formazione di un tribunale internazionale. Quale è la sua opinione in merito?
Non sono d’ accordo con la sua premessa. Noi abbiamo preso parte al governo dopo che ci è stato detto di essere parteners e che avremmo trovato un tentativo di intesa circa le questioni fondamentali e che avevamo un’opportunità di costruire la nazione.

C’è una sorte di atmosfera raggelata al momento. Stiamo assistendo a movimenti in direzione dello scioglimento del governo?
No, la porta del dialogo non è stata chiusa ancora. Aspettiamo risposta dal Primo Ministro Siniora.

Sente la mancanza di Hariri in simili circostanze?
Naturalmente alla fine ciascuno ha la propria personalità e esperienza. Non per sminuire l’importanza degli altri, ma Hariri aveva un grandissimo livello di flessibilità anche nei momenti più delicati.

L’argomento della Presidenza della Repubblica è stato intavolato?
No.

Ha in programma di incontrarsi con Lahoud?
No.

Hizbollah sarebbe stato d’accordo nel caso di una soluzione studiata per abbreviare il mandato del presidente per sciogliere le tensioni?
Affrontare la situazione, adesso, con mosse parziali non sarebbe d’aiuto. Ciascuna soluzione deve essere definitiva.
Lo stesso Lahoud accetta la discussione. Il dialogo deve prender posto tra il governo libanese in Libano

L’argomento delle armi palestinesi fuori dai campi le ha causato imbarazzo?
Non diciamo che queste armi debbano restare dove stanno ma ci rifiutiamo che queste armi debbano essere rimosse con la forza.

C’è la possibilità di un incontro tra lei e Joumblatt?
Naturalmente anche se siamo rivali e credo che lui sia stato sleale e ci abbia insultato.
La nostra convinzione e che il Libano non possa fondarsi su due o tre soli gruppi grandi o piccoli che siano. Il Libano ha bisogno del contributo di tutti.

E incontrare Geagea?
Lui è il benvenuto. Non ho obiezioni.

Ha pensato di incoraggiare il ritorno in Libano di Saad al Hariri o facilitarlo?
Mi piacerebbe ma non oserei invitarlo. Io non posso dare sicurezza né a lui né a nessun altro. Io proteggo me stesso è questo è l’unico ordine dall’alto. Ci sono partiti sospetti in Libano che lavorano per dividere la nazione.

Sono questi gruppi di Israele?
Assolutamente no. Il divario è solo arabo. Solo Dio lo sa. È nell’ interesse della nazione che Saad Hariri sia presente a Beirut.


Ha paura di scontri tra sunniti e sciiti e pensa che ci sia qualcuno che stia spingendo in questa direzione?
Si.

Ha paura che qualcosa del genere possa scoppiare in strada?
Ci sono tensioni in strada e una delle ragioni per cui abbiamo messo da parte Joumblatt erano le sue dichiarazioni giornaliere che accrescevano le tensioni. Con le sue dichiarazioni sulla resistenza non ha fatto che incitarla. Quando Joumblatt parla di autobomba incita i drusi contro gli sciiti, i cristiani contro gli sciiti. Quando parla di esplosioni e quando parla della resistenza incita i cristiani contro Hizbollah. Dunque dico sì, c’è un clima molto negativo.

Al-Qaida in Libano

Al Zarqawi ha dichiarato che il lancio di razzi dal sud fosse pertinente a Osama bin Laden? Che informazione ha Hizbollah?
Non ho alcuna informazione speciale ma la questione non è di mia competenza.
Nel sud noi siamo la resistenza non la autorità. C’è l’esercito libanese le forze di sicurezza. Ci sono i check points. Dunque noi ci troviamo ai confini ed anche se gli israeliani dovessero venire a commettere aggressioni contro la nazione noi saremmo costretti ad affrontarli, questa è la situazione.

Non crede che sia una situazione pericolosa?
Si, pericolosa e inaccettabile.

Dunque cosa può essere fatto?
Non c’è alcuna soluzione anche se l’esercito fosse stazionato al confine.

È provato che al Qaida sia stato il gruppo che ha condotto l’operazione?
Possibile. Sebbene non posso dirlo con certezza so che nel campo Ain al helwe vi sono alcune persone che hanno dato la loro fedeltà a Zarqawi. Ma riteniamo che questa operazione sia stata un errore perchè i razzi katiuscia dovrebbe essere utilizzati solo come strategie difensive. Lanciare un razzo katiuscia senza ragione viola la nostra strategia e noi non siamo d’accordo.

postato da: MarkusWolf alle ore 17:17 | link | commenti
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Comunicati stampa del Movimento costitutivo per il Partito Comunista dei Lavoratori

Comunicato sulla situazione in Libano e Palestina

(17 luglio 2006)

La criminale aggressione dello Stato sionista contro il popolo di Gaza e oggi contro il Libano richiede un'immediata risposta di mobilitazione.

Denunciamo non solo il diretto sostegno ad Israele del governo americano, ma anche il sostegno indiretto al sionismo dei governi europei e del governo italiano.

Che, proprio dietro le ipocrite riserve degli "eccessi" dell' "autodifesa" israeliana, fanno propria la clamorosa mistificazione della propaganda sionista: quella che dipinge Israele come vittima aggredita, e come aggressori i palestinesi e chi li difende.

Denunciamo altresì la capitolazione delle sinistre governative italiane, del Prc in particolare: che al di là delle critiche, non solo rifiutano di promuovere qualsiasi mobilitazione reale contro l'aggressione israeliana, ma continuano a sostenere quel governo PRODI-RUTELLI che ricerca, ad ogni costo il benestare degli ambienti sionisti della capitale.

Il movimento costitutivo del partito comunista dei lavoratori fa dunque appello a tutte le forze del pacifismo e dell'antimperialismo per promuovere e sostenere la più ampia e forte mobilitazione unitaria a difesa dei palestinesi e del Libano aggrediti.

E' necessaria un'immediata azione dimostrativa di denuncia sotto l'ambasciata israeliana.

E' necessario sostenere, senza riserve, il diritto d'autodifesa del popolo palestinese e libanese contro le forze militari israeliane.

E' necessario contrastare con la mobilitazione, la provocatoria presenza di Olmert in Italia il 27 luglio.

Soprattutto è necessario rilanciare, controcorrente, in queste ore drammatiche una battaglia di verità: non ci sarà mai pace in Medioriente all'ombra di uno Stato d'Israele che si regge sulla discriminazione razziale, sull'espansionismo militare, sul terrore quotidiano.

Solo il superamento di questo Stato coloniale potrà riaprire il varco ad una pacifica convergenza tra arabi ed ebrei in Palestina: in cui la piena autodeterminazione palestinese ad araba possa convivere con il diritto di autodeterminazione della minoranza ebraica.

Movimento costitutivo per il Partito Comunista dei Lavoratori


VIA DALL’AFGHANISTAN
NESSUN FINANZIAMENTO AD UNA MISSIONE DI GUERRA

PRODI COME BERLUSCONI?

(12 luglio 2006)

Milioni di lavoratori e di giovani si sono mobilitati negli ultimi anni per chiedere il ritiro delle truppe italiane dai teatri di guerra: è stata una delle bandiere dell’opposizione di massa a Berlusconi. Oggi, il nuovo governo Prodi ripropone, in salsa diversa, la continuità delle missioni militari e dei loro fini imperialistici.
In Iraq si va via? Forse sì, ma solo in accordo con gli USA e sostenendo l’allungamento dei contratti petroliferi (Eni inclusa): ciò che voleva Berlusconi. In Afghanistan - dove andò Berlusconi - non solo si resta ma si rafforza il ruolo tricolore dentro un’impresa di guerra devastante il cui unico fine era ed è quello di rimpiazzare il regime talebano con un governo fantoccio presidio degli interessi occidentali.
“Siamo tra i grandi del mondo. Dunque partecipiamo al governo del mondo e alla sua sicurezza” afferma orgoglioso il ministro Parisi. E’ vero: ma solo nel senso che la grande industria italiana, le grandi banche, le grandi compagnie petrolifere chiedono allo Stato e alle sue Forze Armate di tutelare la propria sicurezza internazionale. E dunque di partecipare a quelle missioni militari che concorrono alla spartizione dei mercati e delle zone d’influenza. Balcani, Afghanistan, Iraq, sono solo le pagine di questo libro. I governi di centro-sinistra o di centro-destra sono solo i comitati d’affari di questi interessi. Altro che “democrazia” “ diritti umani” e quant’altro! O qualcuno vuol dirci che sono difensori dei diritti umani i campioni di Guantanamo, i torturatori di Abu Graaib, i massacratori di civili inermi a Bagdad come a Kabul?

Francamente penoso ci pare in queste ore il ruolo delle sinistre di governo ( PRC, PdCI, Verdi , Sinistra Ds). Avevano formalmente giurato “no alla guerra, senza se e senza ma”: e ora si accingono a votare il rifinanziamento della missione di guerra in Afghanistan per salvaguardare un paio di ministri e... una presidenza della Camera. E’ la conseguenza del compatto voto di fiducia a un programma di governo che rivendica testualmente “ l’ alleanza leale con gli Stati Uniti”.

Noi diciamo che è ora di dire basta.
Chiediamo che tutte le sinistre e tutte le forze dei movimenti che si erano pronunciate in questi anni contro le guerre, rifiutino di appoggiare la continuità delle missioni militari.
Chiediamo ai deputati e senatori “dissenzienti” di non cedere, di votare NO al rifinanziamento alla missione afgana, e di collocarsi con chiarezza all’opposizione del governo, rompendo con i rispettivi partiti.
Chiediamo a tutte le forze dei movimenti di tornare nelle strade e nelle piazze per dire a voce alta: via dalle imprese di guerra, basta col colonialismo, abbattiamo le spese militari per investire in salari, pensioni, sanità, e scuola!

Al tempo stesso non basta rivendicare la pace se non si mettono in discussione gli interessi capitalistici che sospingono le missioni militari, se non si lotta per un’alternativa anticapitalista in cui siano i lavoratori, i giovani, la maggioranza della società a prendere nelle proprie mani il proprio destino. In Italia, in Europa, nel mondo.

Il Movimento Costitutivo del Partito Comunista dei Lavoratori è nato per battersi per questa prospettiva. Per una nuova sinistra d’opposizione che lotti per un’alternativa vera.

Movimento Costitutivo per il Partito Comunista dei Lavoratori

postato da: MarkusWolf alle ore 15:05 | link | commenti
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martedì, 18 luglio 2006

Sardegna - Le Idee non si ingabbiano

MANIFESTAZIONE A CAGLIARI CONTRO LA DURA REPRESSIONE IN SARDEGNA
 - Comunicato A Manca pro s' Indipendentzia



In data 17 luglio le nostre due compagne attualmente sequestrate nel carcere di Buoncammino, Manuela e Stefania, quest’ultima non in buone condizioni di salute, hanno annunciato l’inizio dello sciopero della fame come unica forma di protesta politica attuabile nel contesto carcerario contro la criminalizzazione delle opinioni politiche e del movimento indipendentista sardo.
Ribadiamo la nostra totale solidarietà nei confronti dei compagni che vivono direttamente sulla loro pelle questa durissima esperienza e scontano la coerenza della propria militanza politica e delle proprie idée. Riconosciamo ai nostri compagni l’enorme dignità con la quale affrontano questa dura vicenda, esempio per tutti i patrioti che si battono quotidianamente per l’affermazione del diritto di autodeterminazione del nostro Popolo.
Ora dopo ora risulta sempre più evidente l’esclusivo fine politico dell’agire della magistratura che, mascherandosi dietro un’azione giudiziaria non solo priva di qualsiasi prova concreta della responsabilità degli accusati nei fatti loro attribuiti, ma che addirittura si basa esclusivamente su indizi frutto di un certosino lavoro di “copia e incolla” di frasi prese quà e là e completamente decontestualizzate dai discorsi originari.
A Manca pro s’Indipendentzia ringrazia tutte le organizzazioni, le associazioni, i gruppi e i singoli, appartenenti all’area indipendentista, antagonista, anarchica e i sinceri democratici per la solidarietà dimostrata in questi giorni di fronte a questo vergognoso attacco ai diritti di partecipazione e di libera espressione delle proprie idée.
Con estremo rammarico registriamo il silenzio assordante del Partito Sardo d’Azione, al quale fin dall’inizio di questa vicenda abbiamo lanciato un appello perchè esprimesse una posizione pubblica. Pur nella differenza di posizioni politiche che ci contraddistingue (autonomismo da una parte, indipendentismo dall’altra) abbiamo la piena consapevolezza che tale Partito ha rappresentato per molti anni una speranza di riscatto per il nostro Popolo e proviamo sincero dolore in questo momento nel dover prendere atto che non una parola, non un minimo dubbio sulla veridicità delle accuse è stato espresso dalla dirigenza.
Comunichiamo agli organi di stampa e a tutti i partiti, organizzazioni, gruppi e singoli le prossime iniziative di mobilitazione:
Mercoledì 19 luglio, presso circolo Arci “Aggabachela”, in V. Diaz 22/a – Sassari, la sezione territoriale di a Manca pro s’Indipendentzia organizza per le ore 18 un’assemblea pubblica aperta a tutta la cittadinanza e a tutte le forze politiche e sociali del territorio per discutere degli arresti e di questo delicato momento di attacco ai diritti democratici. Gli organi di stampa sono invitati a presenziare.

Venerdì 21 luglio il Senatore dei Verdi Mauro Bulgarelli, componenete della Commissione “Giustizia” del Senato italiano, alle ore 11, entrerà nel carcere di Buoncammino per visitare i nostri compagni. Alle ore 12.30 a Manca pro s’Indipendentzia convoca una conferenza stampa all’esterno del carcere di Buoncammino alla quale saranno presenti esponenti delle organizzazioni indipendentiste sarde, rappresentanti delle istituzioni italiane e rappresentanti delle organizzazioni indipendentiste corse e basche con le quail aMpI ha solidi rapporti politici. Sarà presente il segretario territoriale della provincia di Sassari del Sindacadu Natzionale Sardu – CSS, Anghelu Marras. Gli organi di stampa sono invitati a presenziare.
Sabato 22 luglio a Manca pro s’Indipendentzia aderisce, con la massiccia mobilitazione delle sue sezioni e strutture, alla manifestazione nazionale indetta dall’Assemblea spontanea contro la criminalizzazione delle opinioni politiche. Il concentramento è previsto alle 17.30 in P.zza repubblica a Cagliari. Il corteo terminerà sotto il carcere di Buoncammino. La nostra organizzazione invita tutti i partiti, le organizzazioni, associazioni, gruppi e singoli a scendere in piazza ognuno con i propri simboli e le proprie bandiere per contribuire in tal modo a respingere questo attacco ai diritti democratici del Popolo Sardo.

Direttivo Politico Nazionale di a Manca pro s’Indipendentzia.
Sede nazionale: via Aurelio Saffi 12 - Nugoro

http://www.manca-indipendentzia.org
Mail: manca@manca-indipendentzia.org
Mail: mancaindipendentzia@libero.it
Mail: ufficiostampa@manca-indipendentzia.org
Comunicato di solidarieta’ ai compagni-patroti arrestati

Il circolo "28 de Abrili" intende esprimere la sua assoluta e incondizionata solidarietà ai compagni-patrioti di a Manca pro s’Indipendentzia arrestati, all’intera organizzazione e alle svariate decine di perquisiti appartenenti a diverse realtà antagoniste sarde.


Per via dei rapporti politici esistenti con a Manca pro s’Indipendentzia, il circolo "28 de Abrili" esprime la ferma convinzione e consapevolezza dell’estraneità del movimento in questione e dei suoi dirigenti e militanti arrestati agli atti incriminati, essendo la volontà comune a entrambe le forze quella di lavorare alla luce del sole col popolo lavoratore sardo, nel popolo lavoratore sardo e per il popolo lavoratore sardo per il conseguimento della sua piena emancipazione nazionale e sociale.


Ciò che invece risulta evidente in questa emblematica operazione di repressione politica è la volontà da parte dello stato imperialista italiano di criminalizzare, stroncare e schiacciare sul nascere qualsivoglia fenomeno di lotta indipendentista, progressiva e rivoluzionaria che miri alla costruzione di un modello di società radicalmente alternativo rispetto a quello impostoci dal capitalismo colonialista d’oltremare.


I suddetti arresti e perquisizioni sono pertanto avvenimenti da cui ogni patriota, ogni comunista e ogni rivoluzionario deve sentirsi direttamente colpito e la mobilitazione per la liberazione di questi nostri fratelli e sorelle incarcerati deve da ora in avanti essere una delle principali parole d’ordine della nostra militanza e lotta politica.


CONTRA DE SA REPRESSIONI: LIBERTADI PO IS PATRIOTUS!
Casteddu, 13 de su Mesi ‘e Arjolas de su 2006

Tzirculu Comunista Natzionalitariu "28 de Abrili"
po s’Indipendentzia, sa Democratzia direta e su Sotzialismu
postato da: MarkusWolf alle ore 19:38 | link | commenti
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Petizione contro l'aggressione al Libano e il massacro di civili

FIRMATE !!!

http://www.petitionspot.com/petitions/NoAggressioneIsraele

 

Firmate la petizione contro la spropositata reazione di Israele contro il Libano che sta causando un massacro di civili innocenti !


 Dopo 6 anni del ritiro israeliano dal sud del libano, e dopo un anno dal ritiro delle truppe siriane da quel martoriato paese, Israele è tornato ad attaccare massicciamente il Libano.

Decine di civili uccisi, porti e strade distrutte, e un popolo in preda al terrore sono i danni, purtroppo si teme ancora provvisori, di questa nuova guerra.

Israele ha deciso deliberatamente di colpire i civili -che nessuna complicità hanno del rapimento dei soldati israeliani da parte di Hezbollah- e di infliggere sul corpo degli uomini e donne libanesi una punizione collettiva che si sta trasformando in morte di decine di cittadini innocenti (anche donne e bambini) e incolpevoli.

La comunità internazionale non può accettare quello che si sta prefigurando come un nuovo crimine senza nessuna giustificazione nè razionale nè tantomeno morale.

Per questo chiediamo al presidente del consiglio on. Romano Prodi, e all' Unione Europea di:


Interrompere immediatamente la cooperazione militare con Israele.

Interrompere gli accordi di associazione economica con lo stato israeliano.

Mandare in Libano una forza di interposizione ONU con il compito di proteggere i civili - di qualsiasi nazionalità essi siano - dalle aggressioni delle parti in conflitto, e di aiutare le due parti in conflitto a trovare una soluzione politica, che è l'unica soluzione che può evitare nuove tragedie e un pericolosissimo allargamento del conflitto che porterebbe l'intero Medio Oriente in una guerra totale da cui non vi sarebbe nessun ritorno.



postato da: MarkusWolf alle ore 12:50 | link | commenti
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domenica, 16 luglio 2006

Comunicato di Progetto Comunista - Rifondare l'Opposizione dei Lavoratori

ISRAELE E L'IMPERIALISMO CONTRO I PALESTINESI


di Davide Margiotta


In questi giorni stiamo assistendo ad una nuova tappa della guerra di Israele e dell’imperialismo mondiale contro il popolo palestinese.
Il vero motivo scatenante della guerra in corso è la vittoria di Hamas alle elezioni di gennaio, non certo perchè “hanno vinto i terroristi”, ma perchè quella vittoria ha rappresentato, pur in maniera deformata, la vittoria della voglia di liberazione sui compromessi liquidatori siglati negli anni dall’Autorità Nazionale Palestinese.

L’azzeramento degli aiuti dell’Unione Europea all’Anp è stato il chiaro segnale che l’insieme dell’imperialismo mondiale riteneva questa un’occasione storica per rilanciare il tentativo di piegare la resistenza.
Il rapimento di un soldato israeliano nei giorni scorsi nella Striscia di Gaza e quello successivo di altri due ad opera questa volta della guerriglia libanese sciita 'Hezbollah' ha scatenato l’immediata reazione sionista: Ehud Olmert ha definito l'episodio «un atto di guerra» da parte del governo di Beirut. Truppe di terra e cacciabombardieri hanno lanciato un'offensiva nel sud del Libano cercando i militari rapiti e trovando le vite dei civili.
Gli episodi di questi giorni sono stati l’alibi di cui si è servito il governo sionista per dare il via ad una vera e propria guerra dalla Striscia di Gaza al Libano: in pochi giorni sono decine e decine i palestinesi e i libanesi sterminati (tra cui molti bambini) dagli attacchi “chirurgici”, mentre metà del governo di Hamas è stato rapito.
I militari di Tel Aviv stanno sistematicamente devastando case, fattorie e infrastrutture, non risparmiando l’uso di "armi sonore" (che con il loro fragore impediscono il sonno alla popolazione civile di Gaza), e chimiche, come denunciato dal ministro della sanità palestinese all’Agenzia Ma’an.
Il presidente dell'Anp Abu Mazen non ha trovato di meglio che volare ad Amman per cercare il sostegno del Re di Giordania, dimostrando una volta di più come le vecchie direzioni delle classi possidenti siano totalmente impotenti di fronte alla violenza imperialista. Dal canto loro, gli Usa hanno immediatamente evidenziato le responsabilità che avrebbero Iran e Siria nella vicenda dei rapimenti, da lungo tempo individuati come i prossimi Paesi da aggredire.
La situazione si fa sempre più esplosiva per l’intero pianeta.


Hamas sinora non ha mai accettato di riconoscere l’esistenza dello Stato di Israele: grazie a questo, alla corruzione dell’Anp e al proprio sistema di aiuti alla popolazione più diseredata ha vinto le elezioni.
Questa vittoria ha dimostrato come il popolo palestinese non ha mai rinunciato alla propria liberazione e al diritto di rientro per i profughi.
Ma è bene chiarire che Hamas non rappresenta il popolo pur essendo appoggiato dai suoi strati più diseredati, ma la borghesia clericale nazionale, che si serve dell’integralismo religioso per controllare le masse col fine di ristabilire il proprio dominio.
La condizione del proletariato arabo è disastrosa: la disoccupazione è così diffusa da rappresentare la normalità, mentre i pochi aiuti internazionali che arrivavano erano facile bottino della stessa borghesia clericale.
Anche il proletariato israeliano è oppresso dal sionismo. La Banca Centrale d'Israele ha reso noto come gli israeliani sotto la soglia di povertà siano triplicati negli ultimi tredici anni. Israele conosce la più grave crisi economica della sua storia, schiacciata dalle spese militari.

Lo stato sionista non è altro che il cuneo che l’imperialismo mondiale ha inserito nel fondamentale scacchiere mediorentale.
Al di là di necessarie tregue armate e di finti ritiri dai territori occupati il vero scopo dell’imperialismo è l’annientamento del progetto palestinese di liberazione nazionale, che rappresenta il maggiore ostacolo alla stabilizzazione del proprio avamposto strategico.
Nell’epoca in cui viviamo, l’epoca dell’imperialismo, è impossibile che la borghesia guidi vittoriosamente una lotta di liberazione nazionale, perchè essa è divisa tra il desiderio di riprendere pieno possesso del proprio dominio e la paura che una lotta vittoriosa potrebbe rianimare il proprio proletariato e detronizzarla o costringerla a concessioni che non è intenzionata a fare.
Questa è la ragione principale per cui, presto o tardi, tutte le direzioni borghesi scendono a compromessi con l’imperialismo una volta che venga loro riconosciuta una fetta di potere e di profitto. La borghesia palestinese non farà certo eccezione a questa regola.
Al momento il popolo palestinese non ha una direzione in grado di guidarlo verso la vittoria sul sionismo e l’imperialismo. Certo la direzione di Hamas non può rappresentare in alcun modo una speranza di vittoria. Questa direzione deve essere ancora costruita e forgiata nelle battaglie.
La questione palestinese è una questione mondiale, pertanto solo una direzione a livello internazionale può uscire vittoriosa da questa titanica lotta.
Noi lavoriamo perchè questo accada cercando di rifondare una internazionale proletaria che unifichi i lavoratori arabi e quelli israeliani e li liberi dalla comune oppressione dell’imperialismo per la costruzione di un unico stato laico di Palestina, che riconosca agli ebrei i diritti di minoranza nazionale, nel quadro di una Federazione socialista del Medio-Oriente.
Per quanto ad oggi questa soluzione possa apparire fantastica, in realtà è l’unica possibile. Peraltro, proprio la sproporzione delle armi tra sionismo e Intifada mostra chiaramente come senza una rivoluzione che unifichi il proletariato arabo ed ebraico e che mini alle fondamenta il potere costituito ogni altro tentativo di pacificazione della regione è destinato al fallimento.
Ad oggi il popolo palestinese dispone soltanto di una invincibile voglia di riscatto e di liberazione, che nessun massacro e genocidio è finora riuscito a domare. Noi siamo con loro.

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I leaders Sionisti ammiravano il Nazismo

Vorrei proporre queste dichiarazioni di importanti personalità sioniste nei riguardi del nazionalsocialismo e del fascismo.

Buona lettura

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“Ogni paese può assorbire solo un numero limitato di ebrei, se non vuole avere disturbi nello stomaco. La Germania ha già troppi ebrei.” [Chaim Weizman, presidente dell'Organizzazione sionista mondiale, futuro presidente di Israele, (1912) citato in Lenni Brenner, “Zionism in the Age of the Dictators”, cap. 3].

“Anche noi siamo d'accordo con l'anti-semitismo culturale, in quanto che noi crediamo che i tedeschi di fede mosaica siano un fenomeno indesiderabile e demoralizzante.” [Chaim Weizman, presidente dell'Organizzazione sionista mondiale e futuro presidente di Israele, “The letters and papers of Chaim Weizman”, Letters, Vol. 8, p. 81, 1914].

“L'ebreo è una caricatura di un essere umano normale e naturale, sia fisicamente che spiritualmente. Come individuo nella società si rivolta e butta via le briglie degli obblighi sociali, egli non conosce né ordine, né disciplina.” [Our Shomer “Weltanschauung”, articolo scritto nel 1917 e pubblicato nel dicembre 1936 in Hashomer Hatzair, p, 26, organo dell'Organizzazione Giovanile Sionista].

“Noi ebrei, noi i distruttori, rimarremo dei distruttori per sempre. Nulla che voi facciate darà soddisfazione ai nostri bisogni e alle nostre esigenze.Noi distruggeremo sempre perché noi abbiamo bisogno di un mondo tutto nostro, un mondo divino, che non è nella vostra natura di poter costruire ... quelli tra di noi che non riescono a capire questa verità saranno sempre gli alleati delle vostre fazioni ribelli, fin quando non giungerà la disillusione, il destino maledetto che ci sparse in mezzo a voi ci ha assegnato questo sgradito ruolo.” [Maurice Samuel, “You Gentiles”, p. 155,1924].

“Se noi [sionisti, ndt] non ammettiamo che gli altri abbiano il diritto di essere anti-semiti, allora noi neghiamo a noi stessi il diritto di essere nazionalisti. Se il nostro popolo merita e desidera vivere la propria vita nazionale, è naturale che si senta un corpo alieno costretto a stare nelle nazioni tra le quali vive, un corpo alieno che insiste ad avere una propria distinta identità e che perciò è costretto a ridurre la sfera della propria esistenza. E' giusto, quindi, che essi [gli anti-semiti,ndt] lottino contro di noi per la loro integrità nazionale. Invece di costruire organizzazioni per difendere gli ebrei dagli anti-semiti, i quali vogliono ridurre i nostri diritti, noi dobbiamo costruire organizzazioni per difendere gli ebrei dai nostri amici che desiderano difendere i nostri diritti.” [Jacob Klatzkin, (1925), citato in Jacob Agus, “The Meaning of Jewish History”, in “Encyclopedia Judaica”, vol II, p. 425].

“Ho elaborato una filosofia del Giudaismo affine alla Tendenz spirituale del Fascismo molto prima che quest'ultimo fosse diventato la regola nella società politica italiana.” [Alfonso Pacifici ideologo del sionismo italiano, intervistato da Guido Bedarida, 1932].

“Per i sionisti, il nemico è il liberalismo; esso è anche il nemico per il nazismo; ergo, il sionismo dovrebbe avere molta simpatia e comprensione per il nazismo, di cui l'anti-semitismo è probabilmente un aspetto passeggero.” [Harry Sacher, Jewish Review, settembre 1932, p. 104, Londra].

“L'hitlerismo ... ci ha reso per lo meno un servizio dal momento in cui non ha tracciato una linea di demarcazione tra l'ebreo religioso e l'ebreo apostata. Se Hitler avesse fatto eccezione per gli ebrei battezzati [al cristianesimo], avremmo assistito allo spettacolo poco edificante di migliaia di ebrei che correvano a battezzarsi. L'hitlerismo ha forse salvato l'ebraismo tedesco, che stava assimilandosi fino all'annichilimento.” [Chaim Bialik, “Palestine and the Press, New Palestine, 11 dicembre 1933].

“Vi dico che voi siete più potenti del Signor Hitler (...) noi tutti lo seppelliremo. Ma dovete creare uno Stato ebraico. Sono sionista, io. L'ho detto già al Dr. Weizmann. Dovete avere un vero Stato ebraico e non il ridicolo Home National che gli inglesi vi hanno offerto. Vi aiuterò a creare uno Stato ebraico. La cosa più importante è che gli ebrei abbiano fiducia nel loro avvenire e non si lascino spaventare da quell'imbecille di Berlino”. [Benito Mussolini a Nahum Goldman dell'Agenzia Ebraica internazionale (sionista), il 12 novembre 1934].

“E' un fatto innegabile che gli ebrei presi collettivamente sono infermi e neurotici. Quei professionisti ebrei che, colpiti sul vivo, negano sdegnosamente questa verità sono i più grandi nemici della loro razza, perchè guidano gli altri ebrei alla ricerca di false soluzioni, o, al massimo, di palliativi.” [Ben Frommer, sionista revisionista, (1935), “The Significance of a Jewish State”, in Jewish Call, maggio 1935, p. 10].

“I membri delle organizzazioni sioniste non devono essere, date le loro attività dirette verso l'emigrazione in Palestina, trattati con lo stesso rigore che invece è necessario nei confronti dei membri delle organizzazioni ebraico-tedesche (cioè gli assimilazionisti).” [Circolare della Gestapo bavarese indirizzata al corpo di polizia bavarese, 23 gennaio, 1935, pubblicata in Kurt Grossman, “Zionists and Non-Zionists under Nazi Rule in the 1930's”, Herzl Yearbook, vol VI, p. 340].

“Il momento non può più essere lontano ormai in cui la Palestina sarà in grado di nuovo di accogliere i suoi figli che aveva perduto da oltre mille anni. I nostri buoni auguri e la nostra benevolenza ufficiale li accompagnino.” [Reinhardt Heyndrich, capo dei Servizi Segreti delle SS, “The Visible Enemy”, articolo pubblicato in Das Schwarze Korps, organo ufficiale delle SS, maggio 1935].

“Hitler tra qualche anno sarà dimenticato, ma avrà un bellissimo monumento in Palestina. Sapete, la venuta dei nazisti è stato un avvenimento piuttosto benvenuto. Vi erano tanti dei nostri ebrei tedeschi che pendevano tra due sponde; tanti di loro navigavano nella corrente ingannatrice tra la sponda di Scilla dell'assimilazione e quella di Cariddi di una conoscenza compiaciuta delle cose ebraiche. Migliaia di loro che sembravano completamente perduti per l'ebraismo furono riportati all'ovile da Hitler, e per questo io sono personalmente molto riconoscente verso di lui.” [Emil Ludwig, intervistato da Meyer Steinglass, “Emil Ludwig before the Judge”, American Jewish Times, aprile, 1936, p. 35].

“Uno stato costruito sul principio della purezza della nazione e della razza (cioè la Germania Nazista) può solo avere rispetto per quegli ebrei che vedono se stessi allo stesso modo.” [Joachim Prinz, (1936), citato in Benyamin Matuvo, “The Zionist Wish and the Nazi Deed”, Issues, (1966/67), p. 12].

“Le speranze dei sei milioni di ebrei europei si fondano sull'emigrazione. Mi è stato chiesto: 'Puoi portare sei milioni di ebrei in Palestina?' Ho risposto, 'No' ... Dal profondo della tragedia voglio salvare ... dei giovani [per la Palestina]. I vecchi passeranno. Sopporteranno il loro destino o non lo faranno. Sono polvere, polvere economica e morale in un mondo crudele ... Solo il ramo giovane sopravviverà. Dovranno accettarlo.” [Chaim Weizmann, futuro primo presidente di Israele, nel discorso al Congresso Sionista del 1937 nel quale riporta le sue risposte davanti alla Commissione Peel, Londra, luglio 1937. Citato in 'Yahya', p. 55].

“Per i sionisti era molto disagevole operare. Era moralmente imbarazzante sembrare essere considerati i figli prediletti del governo Nazista, in particolare proprio nel momento in cui esso scioglieva i gruppi giovanili (ebraici) antisionisti, e sembrava preferire per altre vie i sionisti. I nazisti chiedevano un 'comportamento più coerentemente sionista'.” [Joachim Prinz, “Zionism under the Nazi Government”, in Young Zionist, Londra, novembre 1937, p. 18].

“Lo stato sionista deve essere fondato con ogni mezzo e appena possibile ... Quando lo stato ebraico sarà stato fondato secondo le attuali proposte contenute nel documento della Commissione Peel, e in linea con le promesse parziali dell'Inghilterra, allora i confini potranno essere spostati ulteriormente in avanti secondo i nostri desideri.” [Feivel Polkes a Adolf Eichman, citato in Klaus Polkehn, “The Secret Contacts: Zionism and Nazi Germany 1933-41”, Journal of Palestine Studies (primavera 1976), p. 74. Citato anche in Lenni Brenner, Op. Cit. cap. 8].

“Se sapessi che è possibile salvare tutti i bambini (ebrei) di Germania portandoli in Inghilterra e solo metà di essi portandoli in Eretz Israel, allora opterei per la seconda alternativa.” [Ben-Gurion nel suo discorso ad una assemblea di Sionisti Laburisti in Gran Bretagna nel 1938].

“Per essere un buon sionista uno deve essere in qualche modo un antisemita.” [Chaim Greenberg, “The Myth of Jewish Parasitism”, Jewish Frontiers, marzo, 1942, p. 20].

“Se mi viene chieso, 'Potresti dare una parte dei soldi dell'Unione delle Agenzie Ebraiche per salvare gli ebrei (in Germania), io dico NO! E ripeto NO!” [Izaak Greenbaum – capo del Comitato di Soccorso dell'Agenzia Ebraica (Jewish Agency Rescue Committee) – rivolto al Consiglio Esecutivo Sionista, il 18 febbraio 1943].

“Una mucca in Palestina vale più di tutti gli ebrei in Polonia.” [Izaak Greenbaum – capo del Comitato di Soccorso dell'Agenzia Ebraica (Jewish Agency Rescue Committee) – rivolto al Consiglio Esecutivo Sionista, il 18 febbraio 1943].

“Finanche nel 1943, mentre gli ebrei d'Europa venivano sterminati a milioni, il Congresso americano propose di istituire una commissione per 'studiare' il problema. Il rabbino Stephen Wise, che era il principale portavoce sionista in America, si recò a Washington per testimoniare contro il progetto di legge perché esso avrebbe sviato l'attenzione (degli ebrei) dalla colonizzazione della Palestina. Si tratta dello stesso rabbino Wise che, nel 1938, in quanto dirigente del Congresso ebraico d'America, scrisse una lettera nella quale si opponeva a qualsiasi cambiamento della legislazione americana sull'immigrazione, cambiamento che avrebbe permesso agli ebrei di trovare accoglienza. In quella lettera scriveva: 'Può essere d'interesse per voi sapere che alcune settimane fa i dirigenti delle più importanti organizzazioni ebraiche si sono riuniti in una conferenza ... Vi si è deciso che, in questo momento, nessuna organizzazione ebraica avrebbe sponsorizzato una legge destinata a cambiare in qualsiasi modo la legislazione sull'immigrazione'.” [Citato in Lenni Brenner, “Zionism in the Age of the Dictators”, p. 149].
postato da: MarkusWolf alle ore 12:36 | link | commenti (1)
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Esiste la lobby ebraica?

Sabato, 29 luglio

Solo pochi anni fa, chi osava porre questa domanda veniva subito tacciato di «antisemitismo». E non solo da sionisti o ebrei, ma soprattutto da personaggi di `sinistra'. Fa meraviglia che oggi la cosiddetta `sinistra', e non solo quella non-alternativa, sia scivolata nel pantano ripugnante dei sostenitori del sionismo, delle colonie, di Israele, e dei suoi innumerevoli e sempre nuovi crimini?


No nessuna meraviglia. É la logica conseguenza di scelte sciagurate di tanti anni fa. Quando si definisce il sionismo `lotta di liberazione degli ebrei', di tutti gli ebrei, anche dei non-sionisti o dei non israeliani, allora è logico dire che chi si oppone a Israele, cioè al frutto della `lotta di liberazione' è solo un «antisemita», non vuole che gli ebrei siano liberati, li vuole semplicemente sopprimere. Ma se il sionismo è la `lotta di liberazione degli ebrei', perché tanti ebrei, comunisti, socialisti, semplicemente democratici, si sono opposti al sionismo? erano contro la loro liberazione? Perché oggi questo genere di persone continua ad esistere nella comunità ebraica mondiale?


Una lotta di liberazione è tale perché libera un territorio da una potenza coloniale, non dai suoi abitanti. Il sionismo invece ha patteggiato con l'impero britannico il possesso della Palestina e infine l'ha `liberata' dei suoi abitanti palestinesi, per costruire uno Stato che oggi costituisce la punta di diamante dell'imperialismo occidentale, quello americano in testa.



Prima ancora che lo dicessero i sionisti o Israele, la `sinistra' italiana, confondendo sionismo e ebraismo, lanciava a destra e a manca facili accuse di «antisemitismo». Oggi che la destra storica è filo-israeliana perché è filo-imperialista e filo-americana, la sinistra si trova spiaz