Potere agli oppressi !

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Ogni nostra azione è un grido di guerra contro l'imperialismo, è un appello vibrante all'unità dei popoli contro il grande nemico dei popoli: gli Stati Uniti d'America. In qualunque luogo ci sorprenda la morte, che sia la benvenuta, purché il nostro grido di guerra giunga a un orecchio ricettivo, e purché un'altra mano si tenda per impugnare le nostre armi e altri uomini si apprestino a intonare canti di morte con il crepitio delle mitragliatrici e nuove grida di guerra e di vittoria. ( Ernesto "Che" Guevara: "Creare due, tre, molti Vietnam" ) «Qui non è solo che abbiamo due destre e che quella peggiore ha vinto le elezioni. Questa vittoria, coronata da quella capitolina, fotografa un paese che sprofonda nel baratro delle proprie paure, una plebaglia che andati in fumo i propri sogni piccolo borghesi di ascesa sociale, lungi dal pigliarsela col sistema capitalistico, mette in piazza i suoi lati più oscuri, le sue pulsioni securitarie più ripugnanti. Se la prende con gli immigrati che vorrebbe ridotti a schiavi, coi poveri che non vuole trovarsi tra le palle, coi musulmani colpevoli di non genuflettersi ai piedi del Moloch Occidente e dei cretini che lo abitano. Verrà, non c’è da dubitarne, il momento della caccia alle streghe, della persecuzione di tutti i sovversivi. Siamo davanti a quella che potremmo fascistizzazione sui generis». ( Campo Antiimperialista, L'ITALIA S'E' DEST(R)A )






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martedì, 26 maggio 2009

L'estrema destra negazionista di Israele




Il partito di estrema destra Yisrael Beiteinu ha proposto l'incarcerazione fino a tre anni per chi dovesse commemorare la Nakba

Dure le reazioni dei partiti di sinistra del parlamento israeliano alla proposta di legge avanzata dal partito di estrema destra dell'attuale ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, secondo la quale sarà possibile incarcerare, fino a tre anni, i cittadini arabi-israeliani che commemoreranno la Nakba.

La Nakba, letteralmente in arabo catastrofe, viene celebrata ogni anno il 15 di maggio, in ricordo di quando avvenne nel 1948, quando più di 700mila palestinesi vennero cacciati dalla loro case sulle terre che poi diventarono Israele. Al momento, circa il 20 percento degli israeliani fa parte di quella minoranza palestinese che non abbandonò le proprie case più di 60 anni fa. Sempre in maggio, in accordo con il calendario ebraico, viene celebrata la creazione dello stato di Israele. Secondo il partito Yisrael Beiteinu, promotore della legge che verrà votata domenica prossima, le sanzioni contro chi commemorerà la Nakba "hanno l'intenzione di rafforzare l'unità dello stato israeliano". Hanna Swaid, membro della Knesset per il partito Hadash ha definito la proposta di legge "razzista e immorale" e "un grave insulto ai diritti politici e democratici". Il ministro per gli Affari Sociali, Isaac Herzog, ha detto che "potremmo danneggiare la libertà di espressione e la libertà di protesta e ottenere il contrario dei nostri scopi - aumentando l'alienazione e rinforzando l'estremismo". Intanto in agenda del partito di Lieberman c'è anche il giuramento di fedeltà, che gli arabi-israeliani dovrebbero fare nei confronti di uno stato "Ebraico, Sionista e democratico" prima di ottenere la carta d'identità.

http://it.peacereporter.net/articolo/15937/Israele,+dure+reazioni+alla+legge+anti-Nakba

postato da: MarkusWolf alle ore 18:28 | link | commenti
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martedì, 24 marzo 2009

Il nuovo riciclaggio del fascismo, dalla destra forcaiola al regionalismo xenofobo

http://www.demim.go.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/111070/borghezio_bonifazio.jpg


Borghezio traccia la via del potere ai fascisti francesi

Martedì 24 Marzo 2009 17:36


Uno sfregio al Parlamento italiano e alla nosta Costituzione

La scorsa settimana la rete francese Canal Plus manda in onda un documentario dal titolo “Europe, ascenseur pour les fachos”. Nel filmato appaiono le immagini registrate durante il meeting organizzato dal movimenti dell'estrema destra "Nissa Rebela", capitanato da Philippe Vardon, già accusato e condannato per incitamento all'odio razziale.

 

 

Ospite dell'incontro Mario Borghezio, il quale dopo un 'intervento che lascia completamente perplessi, impartisce lezioni ai neo fascisti francesi su come tornare al potere. E così si conferma nuovamente che la  politica italiana è inquinata da certi personaggi che in barba alla Costituzione propagandano il peggior nemico che la storia abbia conosciuto: il nazismo. Di seguito il video,

postato da: MarkusWolf alle ore 22:37 | link | commenti
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martedì, 23 dicembre 2008

Ida Magli torna ai Protocolli di Sion

Sicuramente molti di voi si ricorderanno di Ida Magli, la sedicente "antropologa" pubblicata dai vari Il Giornale, Libero, La Padania, ecc. dopo l'undici di settembre perchè ci metteva in guardia dal "pericolo islamico" (se non sapete di chi sto parlando andatevi a leggere http://salamelik.blogspot.com/2005/09/ida-magli-finanza-e-politica-islamica.html) bene questa stessa "austrice" che veniva descritta come "l'erede di Oriana Fallaci", la stessa che faceva pochi anni fa le recensioni dei libri di quella ''razzista democratica'' (e sionista) di Fiamma Nirenstein http://www.mclink.it/personal/ME3643/Edito02/magli1503.htm se ne è uscita con un articolo, intitolato ''IL PROGETTO EBRAICO'' che forse dovrebbe far meditare tutti quelli che poi si scandalizzano per le pataccate di Memri.

http://www.mclink.it/personal/ME3643/Edito08/progettoebraico.html


Il progetto ebraico

di Ida Magli
ItalianiLiberi | 17/12/2008

  Abbiamo aspettato inutilmente nei giorni scorsi che almeno qualcuno dei politici, in America, in Europa, in Italia, qualcuno dei Capi di Governo o dei Ministri dell’Economia denunciasse, facendone i nomi e destituendoli dalle cariche, gli operatori finanziari responsabili dell’immensa truffa messa in atto. Una truffa mai avvenuta in precedenza almeno in queste proporzioni e che ha provocato il crac delle più importanti Banche, il crollo delle Borse mondiali, la perdita dei propri investimenti e risparmi per coloro che glieli avevano affidati convinti che fossero degni della massima fiducia, e che adesso si trascina dietro il fallimento di innumerevoli grandi e piccole industrie. Sembra incredibile: cosa fa la magistratura? Mette in carcere, come al solito, chi ruba un etto di parmigiano al supermercato? E cosa facevano i vari Istituti di controllo e di valutazione, le Agenzie di rating, i Presidenti delle Banche Centrali, a cominciare da quella europea dal cui pulpito un ineffabile Trichet ogni giorno straparla del proprio dovere di tenere stretti i cordoni della borsa? Non si erano accorti di nulla? Dobbiamo per forza pensare che, o sono del tutto incapaci di fare il proprio mestiere, oppure che sono corresponsabili delle avventure criminose messe in atto. In ogni caso avrebbero dovuto essere rimossi e condannati. Invece, nulla. Silenzio assoluto. La Borsa è una istituzione “sacra” il cui andamento, anche quando è azzardato al massimo, non può in nessun modo essere oggetto di censure in quanto, secondo le norme che la guidano, è sufficiente che l’investitore sia a conoscenza del fatto che opera in zona “rischio”; più o meno come chi gioca alla roulette .
 
E’ fallito adesso anche il maggiore finanziere americano, Bernie Madoff, provocando un terribile terremoto in quanto gli avevano affidato le proprie ricchezze i più grandi capitalisti d’America. Ricchezze andate in fumo a causa della incredibile “catena di S. Antonio” messa in atto da Madoff con la vendita di prodotti finanziari inesistenti. In un particolareggiato articolo su questo argomento pubblicato nel suo sito (e che non possiamo riprodurre perché accessibile soltanto agli abbonati) il giornalista Maurizio Blondet ha messo l’accento sulla responsabilità di una particolare “visione del mondo” nelle attuali disavventure delle Banche e delle Borse, quella degli Ebrei. Di fatto sono quasi tutti ebrei gli operatori della finanza, compreso il Madoff e i capitalisti di cui sopra, e come è noto lo sono sempre stati anche quando le Borse e le Banche non esistevano, ed erano loro che prestavano soldi ad alto interesse ai poveri, piazzandosi con piccoli “banchetti” vicino ai mercati, mentre ai Re e Papi fornivano il denaro per le guerre e le conquiste in cambio di ipoteche su intere città. Gli Ebrei non amano  ricordarlo, ma uno dei motivi che ha contribuito alla formazione dell’immagine negativa che li ha accompagnati lungo lo scorrere della storia è stato proprio il loro arricchirsi attraverso il commercio di denaro. Del resto il primo Monte di Pietà è nato in Italia ad opera di S. Bernardino da Feltre con il preciso scopo di prestare denaro ai poveri senza richiedere “interesse”, per sottrarli all’usura dei banchi ebraici cui non erano in grado di far fronte e che spesso li faceva finire nella prigione prevista per i debitori insolventi. Lo Statuto dei Monti di Pietà era un modello di tutela giuridica per coloro che vi si rivolgevano tanto da vietare espressamente che fossero accettati “in pegno” gli strumenti di lavoro (erano quasi tutti contadini e artigiani i lavoratori del tempo) e qualsiasi oggetto necessario alla vita quotidiana.

 Perché ci si trova oggi a dover precisare l’identità ebraica dei manipolatori della finanza mondiale? Perché esiste appunto una “visione del mondo” che li guida, un progetto di vita sul quale si fondano i dogmi che tutti noi, non ebrei, siamo stati obbligati a condividere dalla fine della seconda guerra mondiale: il primato dell’Economia nella struttura della società, il Mercato come massimo e quasi unico valore (non dimentichiamoci che anche Marx era ebreo). In realtà il “progetto” ebraico riguarda gli “altri”, tutti gli “altri” perché gli Ebrei per quanto riguarda sé stessi hanno sempre messo al primo posto la propria identità come “Popolo” e non si sono dati pace fino a quando non hanno ottenuto, con Israele, il proprio territorio, la propria patria, il proprio Stato. Ma agli altri popoli questo è negato. L’Europa del nazismo, del fascismo, della persecuzione razzista doveva pagare, o meglio non aveva diritto a sopravvivere se non cancellando la sua storia, la sua identità, i suoi sentimenti, i suoi valori, perfino la sua configurazione geografica, per abbracciare totalmente il modello ebraico. E’ così che è nata l’Unione Europea: eliminando la vecchia Europa.
 
L’Unione Europea, perciò, è stata fondata sul “progetto ebraico”: il Mercato come unico legame fra i popoli e fra le Nazioni; la Moneta come cemento per la unificazione. Non si è parlato di altro dalla firma del Trattato di Maastricht in poi; tutto quello che è stato deciso dai governanti e messo in atto aveva come suo unico scopo l’incremento del Mercato, la libertà assoluta del Mercato, l’abbattimento di ogni frontiera, di ogni ostacolo al Mercato, sventrando montagne e spianando vie per “ l’alta velocità”, in una frenesia parossistica per giungere a realizzare il massimo sogno: una Europa-Mercato. Il prototipo utopistico, non più di una Città del Sole, ma di un Continente del Sole-Mercato.

Adesso, però, il crollo delle Borse, la crisi dell’economia, segnala il fallimento del progetto prima ancora che fosse completato. Non sembra che i governanti si siano fermati neanche un momento a riflettere se non fosse il caso di cambiare direzione, anzi. Invitano a consumare, consumare in funzione del circolo perverso del Mercato che alimenta se stesso, e si affrettano a conformare il territorio dell’Europa a inestricabile intrico di vie di comunicazione. Ma  tocca ai cittadini resistere. Troppe volte nella storia si è ceduto alla volontà di governanti accecati dai propri insani disegni. L’Italia, l’Europa, non sono fatte per scambiare merci, per vivere di mercati. Già da molti anni sono state spinte al silenzio le intelligenze creative, affogate nell’arido mare del commercio. Non è questo che possiamo e dobbiamo dare al mondo. Il fallimento dei grandi finanzieri ci invita a liberarcene.

Ida Magli

Roma, 17 Dicembre 2008


Evidentemente ci troviamo davanti all'ennesima vecchia razzista, parafrasando Dacia Valent, a cui sì gli ebrei "fanno schifo", certo, ma non quanto "arabi, negri e islamici" (a proposito,
Ercolina Milanesi la trovate ormai solo su Liberali per Israele e i blog sionisti-fallaciani che gli ruotano attorno).
Penso che altri commenti siano superflui.
postato da: MarkusWolf alle ore 20:20 | link | commenti (9)
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martedì, 23 settembre 2008

OBSESSION!


La sobria affiche che campeggia qui sopra e reca nei titoli in sovrimpressione le parole: "OSSESSIONE: la guerra dell'Islam radicale contro l'occidente", è la copertina di un DVD attualmente in distribuzione gratuita in Florida, o tramite consegna diretta alla cassetta della posta, o anche con la benevola collaborazione di quotidiani come il Miami Herald e il South- Florida Sun-Sentinel, che lo impacchettano con il giornale.

Il DVD è prodotto da una organizzazione no-profit di nome Clarion Fund, impegnata a "educare il pubblico sulle minacce alla sicurezza nazionale". Il suo contenuto di un'ora mantiene le promesse del titolo e della copertina: delirio islamofobo nella forma più pura.

La Clarion Fund - presumibilmente non amica di Barak Obama - programma di distribuire il prodotto, prima dell'Election Day del 4 novembre, a 28 milioni di famiglie con particolare focus sugli stati più elettoralmente sensibili: Florida, Ohio e Colorado.

L'iniziativa segue di qualche settimana la messa online su Internet, con download gratuito, di "Muslim Massacre", un video game in cui un "eroe americano" paracadutato in Medio Oriente ha il compito di "spazzare via la razza musulmana con un arsenale delle più distruttive armi del mondo". Per i più lenti di comprendonio si precisa che per il massimo punteggio è " necessario assicurarsi che nessun uomo o nessuna donna musulmani restino in vita".

Capite dunque quanta ragione avesse il nostro ministro degli esteri, Franco Frattini, a metterci in guardia qualche giorno fa contro ogni rigurgito di antisemitismo.

 

http://achtungbanditen.splinder.com/post/18474851/

postato da: MarkusWolf alle ore 21:08 | link | commenti
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mercoledì, 17 settembre 2008

Israele: apartheid e schiavismo

ISRAELE: Dove impera il traffico di schiavi

Mel Frykberg

 

 

GERUSALEMME, 1 settembre 2008 (IPS) - Israele continua ad essere meta privilegiata del traffico di donne per l’industria del sesso, anche noto come commercio di schiave bianche, ma anche di un’altra forma di moderna schiavitù: lo sfruttamento dei lavoratori migranti provenienti dai paesi in via di sviluppo.

Nel rapporto 2007 del Dipartimento di Stato USA sul traffico di esseri umani, Israele figura al secondo posto. E un tribunale israeliano ha deliberato contro la politica dei visti per lavoro del paese, che costringe i lavoratori stranieri a contratti vincolanti con un solo datore di lavoro.

"Israele è passato al secondo posto solo lo scorso anno", ha dichiarato all’IPS Romm Lewkowicz, portavoce della Hotline di Israele per i lavoratori migranti, un gruppo di difesa dei diritti dei lavoratori stranieri.

Il Dipartimento di Stato USA suddivide i diversi paesi in tre gruppi: nel primo rientrano i paesi che hanno attuato con successo misure per il controllo del traffico di esseri umani (categoria che comprende la maggior parte dei paesi occidentali). Al secondo gruppo appartengono i paesi che stanno cercando di sradicare questa nuova forma di schiavitù, ma che non hanno raggiunto gli standard richiesti. Il terzo gruppo, infine, include i paesi che non hanno ancora attuato nessuna misura per fronteggiare il problema.

Nel 2006, Israele rientrava nella Watch List del Dipartimento di Stato USA per il traffico di persone.

"Questa posizione si colloca tra la seconda e la terza categoria. Gli USA applicano sanzioni economiche ai paesi che rientrano nel terzo gruppo, ma date le sue forti relazioni economiche con gli USA, Israele ha ricevuto un avvertimento ed è stato incluso in una categoria un po’ più alta", ha spiegato Lewkowicz.

Il governo di Israele ha anche ricevuto nette critiche dagli USA per la sua politica di visti di lavoro ritenuta costrittiva, che di fatto vincola il lavoratore migrante - soprattutto se proveniente dai paesi in via di sviluppo e dei paesi orientali dell’ex blocco sovietico impiegati nell’industria edilizia, nella manodopera, nei servizi di assistenza domestica e nell’agricoltura - al rapporto con il datore di lavoro menzionato sul visto.

"L’emissione di questi visti è soggetta alla condizione che il lavoratore rimanga legato al datore di lavoro dichiarato nel visto; quando questa condizione viene infranta, il lavoratore migrante diventa illegale ed è passibile di espulsione senza possibilità di presentare ricorso in tribunale", ha spiegato all’IPS Sigal Rosen di Hotline.

Questo ha incoraggiato i datori di lavoro senza scrupoli a trattenere i salari e ad estorcerli ai loro impiegati, sapendo di poterli sostituire in qualsiasi momento senza essere penalizzati.

Uno dei casi più noti è quello dell’accordo "turchi in cambio di carri armati" (Turks for Tanks) del 2002, grazie a cui l’industria militare israeliana (Ta’as) vendette 200 carri armati alla Turchia per 687 milioni di dollari, in uno dei più grandi accordi di esportazioni di armi del paese. Il patto prevedeva la concessione di 800 permessi ad altrettanti lavoratori turchi da impiegare nell’edilizia in Israele, collocati dall’agenzia di lavoro turca Yilmazlar.

Uno dei lavoratori contrattati da Yilmazlar, Shaheen Yelmaz, è arrivato in Israele nel 2006, sperando di poter aiutare il padre a saldare i suoi forti debiti, e avendo ricevuto la promessa di un buon posto di lavoro in Israele, per 1.400 dollari al mese - una fortuna per gli standard della Turchia, che registra alti tassi di disoccupazione.

Al suo arrivo, il lavoro che Yelmaz sognava si è trasformato in un incubo: passaporto e telefono cellulare gli sono stati sequestrati, ed è stato alloggiato insieme ad altri lavoratori turchi in condizioni pessime.

"La sera non potevamo lasciare il posto di lavoro; ci facevano uscire solo nel nostro giorno libero. E non ci hanno pagato per i primi tre mesi", ha raccontato Yelmaz all’IPS. L’ambasciata turca non è voluta intervenire, per i forti interessi nell’accordo con Israele.

Yelmaz e le altre persone assunte con lui, quasi tutte con uno scarso livello di istruzione, sono state costrette a firmare alcuni documenti in bianco prima di lasciare la Turchia, che garantivano la loro dipendenza da Yilmazlar.

"Il nostro datore di lavoro israeliano ci ha anche detto che se non eravamo soddisfatti potevamo licenziarci. La polizia ci avrebbe arrestato come illegali e saremmo stati espulsi", ha proseguito Yelmaz. In seguito a una serie di casi analoghi, Hotline e altre organizzazioni israeliane per i diritti umani hanno presentato un’istanza alla Corte Suprema di Israele. Il tribunale ha riconosciuto l’iniquità del sistema, ma ha sentenziato che il contratto di Yilmazlar con l’industria della difesa di Israele rappresentava un caso unico, e che il contratto dell’impresa con Israele era limitato.

Ma nel 2006 la Corte aveva dichiarato illegale la politica restrittiva dei visti di Israele, e ordinato allo stato di proporre un'alternativa. Ma secondo Rosen, lo stato non avrebbe ancora dato una risposta definitiva.

Yelmaz è stato quindi deportato in Turchia, con 15mila dollari di debiti, e il contratto di Israele con Yilmazlar è stato rinnovato.

"Mentre la situazione dei lavoratori vincolati rimane grave, il traffico di donne bianche è in qualche modo migliorato", ha commentato Lewcowicz all’IPS.

"Da quando il Dipartimento di Stato Usa ha inserito Israele nella sua Watch List nel 2006, è sceso il numero delle vittime del traffico di donne, che adesso è stato dichiarato illegale".

"Per di più, oggi il governo garantisce alle prostitute un visto di riabilitazione di un anno. Anche se, a causa della burocrazia, la concessione di questi visti è spesso problematica", ha spiegato Lewcowicz.

Sono sorti anche nuovi problemi. "Israele non è più soltanto un importatore, ma è anche diventato un esportatore di prostitute. Lo scorso anno abbiamo scoperto un nuovo business in cui donne israeliane vengono mandate in Gran Bretagna e Irlanda per lavorare nell’industria del sesso", ha segnalato.

La prostituzione è anche diventata clandestina in Israele. "Prima veniva esercitata apertamente per le strade, mentre adesso molti sono tornati a lavorare negli appartamenti privati, in seguito all’azione repressiva di polizia e governo sul traffico", ha proseguito Lewcowicz.

Secondo la Task Force on Human Trafficking (TFHT) con sede a Gerusalemme, circa mille delle 10mila prostitute stimate in Israele sono minorenni. Gli immigrati provenienti dai paesi dell’ex blocco sovietico, coinvolti nella mafia russa, gestiscono circa il 20 per cento del commercio, mentre il restante 80 per cento è israeliano, ha detto il portavoce di Hotline.

Il rapporto "Analisi sul terrorismo globale" pubblicato dalla Jamestown Foundation di Washington dichiara che molte delle donne vittime del traffico vengono introdotte clandestinamente dal Sinai egiziano dai beduini, coinvolti anche nel contrabbando di armi. L’industria si è rivelata molto redditizia per i trafficanti di esseri umani, laddove il guadagno per ogni donna venduta in Israele è tra i 50mila e i 100mila dollari.

Ma anche lo stato ottiene profitti rilevanti dal traffico di schiave bianche, secondo Hotline.

I fornitori di servizi, come gli autisti di taxi che trasportano le prostitute, gli avvocati che rappresentano i clienti, i locatori che affittano i locali per i bordelli, pagano tutti le imposte sul reddito, che vanno a finire nelle casse dello stato. Per non parlare dei casi dei funzionari di polizia corrotti che fanno la loro parte incassando bustarelle.

http://www.uruknet.info/?p=s8424&hd=&size=1&l=i

postato da: MarkusWolf alle ore 10:59 | link | commenti
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domenica, 07 settembre 2008

Obama promette di incriminare Bush. O quasi.


Maurizio Blondet

E’ accaduto a Deerfield Beach, Florida, durante un incontro di cittadini-elettori con Joe Biden, il candidato alla vicepresidenza a fianco di Obama. Alla domanda di alcuni presenti, se la nuova amministrazione democratica è disposta a «perseguire le violazioni commesse contro la Costituzione dal presente governo», Biden ha risposto di sì (1).

«Non ci ritrarremo dal perseguire ogni fatto penale accertato», ha detto. Ed ha ricordato che varie commissioni del Congresso «stanno raccogliendo dati, convocando e registrando testimoni, formando un dossier. Fanno la cosa giusta, non muovo accuse false su niente». Ma «se ci sono basi per perseguire penalmente un violatore, saranno coltivate. Non per spirito di vendetta, ma per la necessità di preservare la coscienza che nessuno - non un attorney general, non un presidente - è al disopra della legge».

Anche Barak Obama, intervistato ad aprile dal Philadelphia Daily News, aveva detto più o meno: se sarò eletto, chiederò al procuratore generale di intraprendere prontamente l’esame degli atti dell’era Bush, se non altro per distinguere «le cattive politiche» dai «fatti penali veri e propri» (genuine crimes).

Poi però aveva aggiunto una frase che si può tradurre così: «D’altra parte, avete ragione, non vorrei consumare il mio primo mandato in qualcosa che sarebbe sentito dai repubblicani come una caccia alle streghe settaria; abbiamo troppi problemi da risolvere».

Anche Joe Biden, interpellato dalla Fox (neocon), ha annacquato tutto, in questo modo contorto: «Il fatto è che il Congresso USA sta raccogliendo testimonianze e documenti su questioni come se la legge è stata violata da qualcuno. Ma, come si sa,  avvengono un sacco di cose sgradevoli. E il solo fatto... che siano avveute sotto una precedente Amministrazione non significa che il ministero della Giustizia seguente, se ci sono prove di fatto, non debba perseguirle. Ma io non ho prove di questo. Non sto parlando di perseguire penalmente il presidente Bush».

Allora sì o no?

Il tema è delicato e questa ambiguità è costante fra i democratici. Da una parte la loro speaker, Nancy Pelosi, ha sempre rigettato anche la più lontana possibilità di ammettere una mozione di impeachment contro Bush, benchè i democratici abbiano ora la maggioranza parlamentare. Dall’altra, parecchi democratici hanno emesso parecchie convocazioni obbligatorie (subpoena) per chiamare a deporre alti esponenti del governo Bush, specie sul tema dell’autorizzazione alla tortura degli «enemy combatants» a Guantanamo, ed altre questioni gravi: per esempio aperta un’inchiesta sul licenziamento «politicamente motivato» di procuratori federali, e tre personaggi come Harriet Miers (già consigliere della Casa Bianca), Karl Rove (lo spin doctor) e Josh Bolten attuale capo dello staff, sono stati incriminati per «disprezzo del congresso» per aver rifiutato di rispondere alla convocazione. I casi sono ora davanti a una corte federale.

La prudenza e ambiguità democratica si spiega col fatto che anche il partito «di sinistra» è nelle mani dell’AIPAC, e del resto della nota lobby, che difende Bush ben cosciente che sta difendendo se stessa; ed ha tutti i mezzi per rovinare la campagna di Obama attraverso i media. Difatti, da giorni Biden corre qua e là davanti ad elettorati ebraici a rassicurare: Obama difenderà Israele meglio di Bush (2).

Ora però, sotto elezioni, i democratici sanno bene che una parte consistente del loro elettorato reclama azioni dure contro l’amministrazione Bush (non solo cattive politiche, ma veri e propri crimini), e vuole attrarre quei voti. Dopotutto, secondo sondaggi che risalgono al 2007 il 39-45% degli americani vorrebbero l’impeachment di Bush; ma 46-55% sono contro, e ciò dice come la questione sia altamente polarizzante, e dunque da maneggiare con prudenza. Dicendo sì ai seguaci in riunioni, e no alla Fox news.

Nel febbraio 2006 la American Bar Association (l’ordine degli avvocati, in certo senso) ha denunciato Bush di avere superato i suoi poteri costituzionali autorizzando intercettazioni telefoniche senza mandato giudiziario. La Casa Bianca sostiene che questi poteri sono impliciti nella funzione di Comandante in Capo che il preidente assume in guerra. La cosa è stata insabbiata.

Nel marzo 2003, un gruppo di soldati e loro familiari, cui si sono uniti membri del Congresso, ha ingaggiato una causa (John Doe I vs. President Bush) sostenendo che la guerra all’Iraq era stata scatenata in assenza di una dichiarazione di guerra varata dal Congresso, e dunque in violazione della Costituzione: un delitto, se provato, alquanto più grave della relazione sessuale per cui Clinton è stato sotto minaccia di impeachment per due anni. Ma il tribunale investito del caso lo ha respinto.

Le giustificazioni per l’invasione dell’Iraq - le armi di distruzione di massa di Saddam, i legami tra Saddam e Bin Laden - sono state comprovate false da documenti ufficiali, persino del Pentagono. La Commissione senatoriale per l’intelligence ha cercato di avviare un’approfondita inchiesta sulla questione, ma è stata insabbiata da nuovi «regolamenti» creati ad hoc dai repubblicani quando ancora erano maggioranza.

Autorevoli membri della American Association of  Jurists hanno denunciato che la guerra all’Iraq, non essendo difensiva, è una guerra d’aggressione: contraria dunque alla Carta dell’ONU (ratificata dagli USA), e quindi configarabile come «crimine contro la pace». Già il segretario dell’ONU in carica aveva definito l’aggressione dell’Iraq «illegale».

Nulla di fatto.

Dall’11 settembre 2001 Bush ha sancito che talebani, membri di Al Qaeda ed altri non meglio specificati «terroristi» sono «unlawful combatants» e dunque, a suo dire, non soggetti alle salvaguardie delle Convenzioni di Ginevra.

L’American Bar Association, Human Rights Watch e persino il Council on Foreign Relations hanno opposto che ciò è contrario al diritto interno e internazionale; una maggioranza di giudici della Corte Suprema (Hamdan vs. Rumsfeld) ha sancito che le Convenzioni di Ginevra si applicano ai detenuti per «terrorismo globale».

Risultato: zero.

Anzi il Congresso ha approvato nel 2006 una legge (Military Commissions  Act) che fornisce un quadro «legale» per la detenzione dei «combattenti illegali» e il loro processo in commisioni militari a porte chiuse. Molti senatori hanno dichiarato che questa «legalità» è incostituzionale, e implicitamente che simile legge sarebbe motivo di impeachment, almeno quanto il lavoretto di Monica Lewinsky.

Zero su zero.

Numerose «renditions» di prigionieri e sospetti sono state fatte dalla CIA, ossia estradizioni in Paesi dove questi detenuti sono stati torturati. Le Nazioni Unite reiteratamente, con la UN Convention Against Torture, ancora il 19 maggio 2006 hanno dichiarato questa pratica americana illegale, e in violazione delle norme internazionali.

La stessa UN Convention ha deplorato le tecniche di «interrogatorio intensificato» (enhanced interrogation techniques), fra cui il famigerato waterboarding, come tortura. Tali «tecniche» sono state documentate molte volte e al di là di ogni dubbio.

Alcuni alti giuristi militari americani, come Alberto J. Mora, hanno testimoniato che gli ordini di torturare (pardon, «interrogare con intensità»)  sono giunti dai più alti livelli dell’Amministrazione. Esiste persino un rapporto della Croce Rossa Internazionale che ha avvertito la Casa Bianca che i metodi d’interrogatorio usati dalla CIA possono rendere l’Amministrazione passibile di denuncia per crimini di guerra.

 L’Amministrazione ha infine varato il Detainee Treatment Act nel 2005, per regolamentare e ridurre i numerosi abusi documentati. Ma nella dichiarazione di firma della legge (signing statement), Bush ha esplicitamente affermato la sua intenzione di non tener conto della legge, in caso di «necessità».

Lasciamo perdere altri casi da impeachment - dalla latitanza del governo durante l’uragano Katrina, fino al licenziamento di sei avvocati federali (attorney general) per motivazioni politiche oscure (per vari motivi, erano invisi ai repubblicani), fino al potere di detenere cittadini americani senza accusa nè processo, ossia l’abolizione dell’habeas corpus.
Il centro della questione è che Bush (o chi lo manovra) si è accaparrato poteri esecutivi di un’ampiezza e arbitrarietà mai viste, rendendosi insindacabile con la scusa che c’è la guerra al terrorismo globale e quindi lui è il Commander in Chief.

Praticamente, secondo quanto ha denunciato il giurista Glenn Greenwald, oggi i tre poteri dello Stato (esecutivo, legislativo e giudiziario) sono accentrati nella stessa persona, in contrasto totale con lo spirito e la lettera della Costituzione voluta dai Padri Fondatori.

A questo proposito John Nichols di The Nation ha scritto, con giustificato allarme: «Se Bush e Cheney non sono chiamati a render conto, questa Amministrazione consegnerà ai suoi successori un armamentario di strumenti di potere più grande di quanto abbia mai avuto un esecutivo; più autorità, e concentrata in meno mani, di quanto i Fondatori abbiano mai concepito, per non dire consentito» (3).

Ciò significa riconoscere che la democrazia americana ha subìto un colpo di Stato ed è ora un regime dittatoriale.

Tutte le accuse di cui sopra sono state nel giugno scorso raccolte dal deputato Dennis Kucinich, subito affiancato dal collega Robert Wexler, che ha depositato 35 motivi di impeachment contro George Bush. I democratici hanno fatto finta di niente, o trascinato le cose fino ad oggi - quando ormai un procedimento d’impeachment contro Bush, uscente, ha poco senso.

Resta dunque la possibilità di azioni penali successive, del genere di quelle evocate da Biden e da Obama per chiari motivi elettorali, e poi in parte smentite davanti ai media della nota lobby.

Ma la sola eventualità sta inducendo in queste settimane Bush e la sua amministrazione a varare leggine intese a proteggersi il didietro: la conferma dello stato di guerra perpetua (che giustifica gli arbitrii del commander in chief), un embargo più feroce contro l’Iran (4), il tutto unito alle provocazioni intese ad aprire forse nuove fasi belliche (Georgia, Ucraina, Pakistan), probabilmente alla ricerca del casus belli che possa - magari - giungere fino alla sospensione del voto.

Così, magari per eccesso di pessimismo, tendiamo a credere che Obama non farà nulla: troppe verità scottanti rischiano di venire alla luce, dirompenti per la fede nella «religione civile» americana. E forse, a qualunque successore non dispiace di avere «un armamentario di poteri senza precedenti».

Lo stato orwelliano di guerra perpetua è troppo favorevole, ed appare ormai inerente al regime americano. 





1) Elana Schor, «Obama might pursue criminal charges against Bush administration», Guardian, 3 settembre 2008.
2) Brendan Farrington, «In Florida, Biden touts record on Israel», AP, 3 settembre 2008.
3) Per una descrizione generale della casistica, si veda l’ottima voce «Movement to impeach George W. Bush» su Wikipedia.
4) John Byrne, «Bush quietly seeks to make war powers permanent  by declaring indefinite state of war», Raw Story, 30 agosto 2008. «Buried in a recent proposal by the Administration is a sentence that has received scant attention - and was buried itself in the very newspaper that exposed it Saturday. It is an affirmation that the United States remains at war with al Qaeda, the Taliban and "associated organizations". Part of a proposal for Guantanamo Bay legal detainees, the provision before Congress seeks to «acknowledge again and explicitly that this nation remains engaged in an armed conflict with Al Qaeda, the Taliban, and associated organizations, who have already proclaimed themselves at war with us and who are dedicated to the slaughter of Americans».
postato da: MarkusWolf alle ore 23:20 | link | commenti
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domenica, 24 agosto 2008

Sostenere Barack Obama?

Chi ha ucciso Obama?
Marcello Pamio – 5 agosto 2008

Il designer di moda israeliano Doron Braunstein (conosciuto come Apollo Braun) va molto fiero della sua nuova creazione di T-shirts e felpe con cappuccio.
Deve sicuramente esserlo in quanto le vende a 250$ al pezzo, e i fanatici ebrei oppositori di Obama le acquistano in quantità industriale.
Cos’hanno di speciale queste magliette che sono diventate molto popolari in certi ambienti?
Semplicemente hanno stampato scritte come: “Chi ha ucciso Obama?” e “Gli ebrei contro Obama”.  


Il designer di moda Apollo Braun

Per quale motivo Barack Hussein Obama junior, senatore dell’Illinois, è disprezzato da molti ebrei negli USA e oltremare?
Dopo tutto, le statistiche dimostrano che la grande maggioranza degli ebrei americani residenti favoriscono l'ala liberale del Partito Democratico e Obama.
Nonostante questi dati, la lobbies ebraica ha votato in massa non per Obama ma per il repubblicano John Sidney McCain III.
Il senatore McCain (sposato con Cindy Lou Hensley dell'omonima famiglia Hensley che controlla oggi la distribuzione della birra in America) viene infatti stimato come “Primo Difensore di Israele”, ed essendo un liberale, farà del suo meglio per il “popolo eletto”: Israele.


Il senatore John McCain, con tanto di kippah in testa, mentre prega davanti al muro del pianto

Da diversi mesi gruppi sionisti israeliani e i filo-sionisti statunitensi molto influenti stanno spingendo l’opinione pubblica e il governo americano perché venga intrapresa una operazione militare nei confronti del loro nemico acerrimo: l'Iran.
McCain sta facendo il possibile per portare a termine tali richieste, e se sarà eletto Presidente le realizzerà di certo.

Obama d’altro canto, ben sapendo come funzionano le elezioni presidenziali, cerca di ammansire i suoi oppositori ebrei, e per questo ha partecipato recentemente ad una convention dell'A.I.P.A.C. (la più potente lobby ebraica negli States) per ruffianarsi gli Illuminati…


Barack Obama alla convention dell'AIPAC (American Israel Public Affairs Commitee)

Ma secondo un articolo pubblicato online dal sito sionista www.ynet.com, l’atteggiamento di Obama è dichiaratamente falso.
In definitiva viene chiesto ad Obama di affermare di essere un ardente sostenitore di Israele, insomma un vero e proprio Golem, il gigante d’argilla forte e ubbidiente!

Secondo il sito Haaretz.com, sembra che gli ebrei siano “ossessivamente occupati” con Obama, temono che una volta alla presidenza non persegua i loro obiettivi con lealtà.
Soprattutto sospettano che egli non permetterà ai miliardari di Wall Street di continuare la loro oltraggiosa e sinistra opera che consiste nel determinare i prezzi del greggio, del cibo e di altri beni.
Perlopiù viene odiato anche perchè sembra voler porre in primo piano gli interessi americani rispetto a quelli di Israele!
Come spiega Shirley Weitzman, un benestante ebreo che vive a Boyton Beach, in Florida, “La gente del posto, gente liberale, non voterà per Obama a causa del suo atteggiamento nei confronti di Israele. Voteranno, infatti, per McCain” (International Herald Tribune, May 22, 2008).  

Obama farà la stessa fine di Kennedy?
Qualcuno sta già ipotizzando il parallelo tra Obama e John F. Kennedy.
Sinceramente queste sono affermazioni azzardate, anche perché Obama molto probabilmente è stato “usato” dai Poteri Forti per affossare la candidatura di Hillary Clinton e lanciare l'agente dei Rothschild, McCain al traguardo delle presidenziali.
Nel libro di Michael Collins, “Sporchi Segreti”, si afferma che il Mossad israeliano in concomitanza con la nostra FBI e CIA, uccisero Kennedy. I sionisti erano adirati perchè il Presidente Kennedy aveva ordinato al Primo Ministro israeliano David Ben-Gurion, di eliminare le centinaia di bombe nucleari nel suo stato e perché favorì la questione palestinese. Dopo l'omicidio Kennedy, il suo successore, Lyndon B. Johnson, totalmente capitolò a tutte le richieste sioniste.
 
Non fu solo quella la causa dell’assassinio di Kennedy, perché la goccia che fece traboccare il vaso, fu l’Ordine Esecutivo 11110. Un Ordine presidenziale firmato il 4 giugno 1963, che ripristinava al governo USA il potere di emettere e stampare moneta (4,3 miliardi di dollari) saltando la Federal Reserve, la banca centrale privata nelle mani dei banchieri kazari. Casualmente, dopo l’assassinio di Kennedy, sempre lo stesso Lyndon B. Johnson, ritirò tutte le banconote emesse…
A rafforzare l’ipotesi dei cospirazionisti, poco tempo fa la stampa ha riportato che il jet usato da Obama per la sua campagna elettorale ha dovuto effettuare un atterraggio di emergenza a St. Louis, a causa di un'avaria, secondo il pilota, incontrollabile e soprattutto inspiegabile. Il telegiornale affermò che il FAA (Federal Aviation Administration) stava investigandone le cause…
Che si tratti di un monito per il Senatore Obama? Un monito con la stella a sei punte?


Abbraccio simbolico dei membri del “Bohemian Group”: G.W. Bush junior e John McCain.

 

Articoli collegati:

- “John Mccain, Rothschild puppet, Zionist warmonger” http://www.texemarrs.com/052008/john_mccain_puppet_warmonger.htm
- “Who killed Obama?” http://www.texemarrs.com/who_killed_obama.htm

 
www.disinformazione.it  

Vanunu sostiene che Israele assassino' John Fitzgerald Kennedy a causa delle pressioni esercitate sull'ex Primo Ministro Ben-Gurion

La spia nucleare Mordechai Vanunu afferma in una intervista che Israele era
dietro l'assassinio nel 1963 del Presidente degli Stati Uniti JF Kennedy, e
alcuni ufficiali israeliani sperano a voce alta che l'inverosimile commento
colpira' la credibilita' di Vanunu.
27 luglio 2004 - Aaron Klein - Trad. di Chiara Panzera
Fonte: WorldNetDaily.com - 25 luglio 2004

Vanunu e' un ex tecnico nucleare recentemente rilasciato dopo una sentenza di
detenzione di 18 anni per aver reso pubblico, attraverso il Sunday Times, il
programma nucleare di Israele dello stabilimento di Dimona. Gli e' stato
vietato di lasciare il paese, parlare con i mezzi di comunicazione e con gli
stranieri.

Ma il giornale Al-Hayat, che ha sede a Londra, ha pubblicato ieri (il 24-7,
n.d.t.) un'intervista, dichiarando che e' la prima rilasciata da Vanunu, e
nella quale afferma che secondo "certe indicazioni vicine", Kennedy e' stato
assassinato a seguito della "pressione che aveva esercitato sul capo del
governo israeliano, David Ben-Gurion, per fare luce sul reattore nucleare di
Dimona." "Noi non sappiamo quale irresponsabile Primo Ministro israeliano
assumera' l'incarico e decidera' di fare uso delle armi nucleari nelle
battaglie con gli altri stati Arabi confinanti," cosi' viene riportato quello
che Vanunu ha detto. "Quanto e' gia' stato rivelato sulle armi di cui Israele
e' in possesso puo' distruggere la regione e uccidere milioni di persone."

Vanunu, che non e' in grado di conoscere le attuali disposizioni di sicurezza
del piano nucleare israeliano, afferma che il Medio Oriente corre il rischio di
diventare una "seconda Chernobyl", nel caso che succeda un incidente
all'impianto di Dimona. Un eventuale terremoto potrebbe causare delle crepe al
centro dell'impianto e provocare una massiccia fuoriuscita di radiazioni che
"minaccerebbe milioni".

La Giordania deve controllare i residenti nelle regioni confinanti con Israele
per essere sicura che non siano gia' stati esposti alle radiazioni e
somministrare i medicinali necessari, riferisce Vanunu. Altresi' critica la
visita che il capo dell'Agenzia per l'Energia Atomica Mohammed el-Baradei ha
fatto in Israele all'inizio del mese. "Lui [Baradei] avrebbe dovuto rifiutarsi
di visitare Israele [perche'] non gli e' stato permesso di visitare il reattore
nucleare," sempre secondo quanto riferisce Vanunu.

Secondo quanto riportato da al-Hayat, Vanunu adesso vive "con i suoi amici
palestinesi" a Gerusalemme Est. Gli ufficiali israeliani non hanno commentato
sui provvedimenti che prenderanno contro Vanunu, che non e' sottostato ad una
parte degli accordi previsti dopo il suo rilascio, e che non gli permettono di
rilasciare interviste ai media.

"Le opinioni su Vanunu sono contrapposte," riferisce ai reporter Ra'anan
Gissin, un portavoce del primo ministro israeliano Ariel Sharon. "Alcuni dicono
di lasciarlo parlare e lo aggiungono alla politica ambigua, mentre altri dicono
che piu' parla e piu' aumentano le tensioni, in special modo nelle circostanze
attuali."

Gisin dice che i commenti di Vanunu riguardo JFK servono solo a portare
discredito alla ex spia. "E' un qualcosa che ti saresti aspettato da [Yasser]
Arafat," dice Gissin.

Allo stesso tempo una fonte israeliana ha riferito a WorldNetDaily, che dopo
l'uccisione di Kennedy, i servizi segreti israeliani hanno effettuato delle
esercitazioni per vedere come il tiratore Lee Harvey Oswald, che ha usato un
fucile calibro 6,5 mm ordinato per corrispondenza, fu in grado di uccidere
Kennedy dalla sua angolazione al sesto piano di un edificio nelle vicinanze.

La simulazione dell'esercitazione e' stata fatta da tiratori scelti con un
equipaggiamento molto piu' potente, poggiato su cavalletti, ed utilizzando
puntatori al laser per vedere dove le persone nella macchina presidenziale
sarebbero state colpite, dopo che i tiratori scelti avevano fatto fuoco. La
fonte dice che l'esercitazione ha dimostrato che "e' quasi impossibile per
Oswald poter avere fatto quello che ha fatto."

 

Note:

Traduzionedi Chiara Panzera a cura dell'associazione Peacelink

http://www.peacelink.it/pace/a/6247.html

 

Evo Morales sostiene Obama



riporto dall'intervista a Evo Morales pubblicata sul Venerdì di Repubblica, purtroppo non posso mettere un link dato che dell'intervista esiste solo la versione cartacea

a un certo punto comunque Morales, parlando do Obama dice: "se negli Usa vincesse un nero, tutta l'America camminerebbe su senteri più moderni. I primi risultati dicono che la vecchia politica dei Clinton è alla fine".

http://politicaonline.net/forum/showthread.php?t=407061

 

E i pubblicisti neocons contro Obama polemizzano sul suo pastore afro terzomondista e antiamericanista

Geremiah Wright, pastore di Trinity United Church of Christ di Chicago che, nelle sue omelie, prese posizioni antiamericane all´indomani dell´11 settembre quando lancio´ una maledizione contro l´America, un paese colpito al cuore e in lutto, con la seguente imprecazione: " God damn America!" -Dio maledica l´America!- offendendo i sentimenti degli americani ed aggiungendo anche invettive antisioniste: "we supported Zionism shamelessly while ignoring the Palestinians .."- abbiamo sostenuto il Sionismo senza vergogna ignorando i Palestinesi- "L'America ha ciò che si merita, dopo Hiroshima, Nagasaki e dopo aver sponsorizzato il terrorismo di Stato contro i palestinesi e i neri sudafricani". 

postato da: MarkusWolf alle ore 05:23 | link | commenti (1)
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venerdì, 01 agosto 2008

IMPEDIRE IL CONGRESSO INTERNAZIONALE RAZZISTA

Riprendo da: http://informazioneindipendente.noblogs.org/post/2008/07/30/lega-nord-a-congresso-con-i-neofascisti-di-tutta-europa

Lega Nord a congresso con i neofascisti di tutta Europa ·

Lega Nord a congresso con i neofascisti di tutta Europa

La Lega Nord aderisce al “Congresso contro l’islamizzazione” indetto a Colonia, dal 19 al 21 settembre prossimo, dal movimento "Pro Köln". Ne dà notizia il sito informativo francese Rue 89.

Al congresso sarà presente un po’ tutta la galassia dell’estrema destra europea. Tra gli altri interverranno il fiammingo Vlaams Belang, nato sulle ceneri del Vlaams Blok, partito sciolto dall’Alta Corte belga per incitamento alla discriminazione e all’odio razziale, e l’Npd, organizzazione orgogliosamente neonazista che in certe regioni del nord della Germania supera il 30 per cento dei consensi. L’Npd, per intenderci, è quel partito i cui deputati, un paio di anni fa, uscirono dall’aula mentre l’Assemblea osservava un minuto di silenzio in memoria delle vittime di Auschwitz, e che, in occasione del 60° anniversario della fine delle seconda guerra mondiale, pretendeva di poter andare a sventolare bandiere uncinate nei pressi della Porta di Brandeburgo, a pochi metri dal Memoriale della Shoah.

Annunciata, anche, la presenza del "Lavoro, Famiglia e Patria" di Henry Nitzsche (già membro della CDU ma indotto ad abbandonare il partito a seguito di sempre più esplicite manifestazioni di simpatia per l’estrema destra neonazista), e della rivista, anch’essa tedesca, Nation-Europa, fondata da ex appartenenti alle SS e le cui pagine possono vantare la firma di Alain de Benoist, ideologo della Nuova Destra francese nonché uno dei “Buoni Maestri” dei nostri Giovani Padani, come si può leggere sul loro sito.

Ovviamente aderiscono pure l’Fpö austriaco ed il francese Front National di Le Pen, adesione, quest’ultima, che desta qualche preoccupazione oltralpe. Ma che dire, allora, della Lega Nord, che non solo propone gli stessi odiosi argomenti di Le Pen, che non solo, a differenza di Le Pen, trova sponda elettorale presso gli altri partiti di destra e del centro destra, ma che pure, sempre a differenza di Le Pen, insieme a quegli altri partiti se ne sta tranquilla e minacciosa al governo?

Comunque vadano pure, gli impenitenti leghisti, a levare la spada dell’Alberto da Giussano in mezzo a rune e croci celtiche. Che Roberto Maroni poi la smetta di affermare, però, con un’irritante faccia tosta, che i suoi provvedimenti in materia di immigrazione sono vittime di pretestuosi “fraintendimenti”.

Daniele Sensi

http://danielesensi.blogspot.com/2008/07/lega-nord-congresso-con-i-neofascisti.html




IMPEDIRE IL CONGRESSO INTERNAZIONALE RAZZISTA

http://www.hingesetzt.mobi/cms/index.php?option=com_content&view=article&id=113&Itemid=112

Dal 19 al 21 settembre 2008 razzisti e neofascisti da tutta l'Europa
vogliono tenere a Colonia un cosiddetto "Congresso
anti-islamizzazione". Invitati dall'autodefinitosi "Movimento Civico per Colonia"("Bürgerbewegung pro Köln"), membri di gruppi di destra europei, che si presume possano raggiungere il numero di 1000 presenze, di diversa connotazione (dai "classici" neonazisti fino ai conservatori di destra), vogliono divulgare la loro propaganda contro cittadini di altra origine e religione, con il pretesto di una presunta critica all'Islam. Pro Köln (Per Colonia) è un partito di estrema destra che da anni porta avanti a Colonia e a livello sovra regionale una politica razzista. Molti funzionari e membri di Pro Köln provengono da partiti neonazisti e da gruppi quali il "NPD", i "Republikaner" e la "Deutsche Liga für Volk und Heimat" (lega tedesca per il popolo e la patria). Ultimamente Pro Köln ha aizzato gli animi principalmente contro la costruzione di una moschea a Colonia-Ehrenfeld, cercando così di catturare voti con propaganda razzista e di estrema destra.
Al congresso di settembre hanno annunciato la loro partecipazione tra l'altro rappresentanti di partiti di estrema destra dall'Austria (FPÖ), Belgio (Vlaams Belang), Italia (Lega Nord), USA (Robert Taft Group), Gran Bretagna (British National Party), Spagna e Ungheria. Vi dovrebbe inoltre partecipare il presidente del FN, Front National, di estrema destra Jean Marie Le Pen, noto a livello internazionale. Con questo congresso europeo basato su di una campagna di odio, i neofascisti di vecchi data di Pro Köln perseguono due obiettivi: intensificare la collaborazione tra i partiti di estrema destra in tutta l'Europa e aprire con questa grossa iniziativa la campagna elettorale per le elezione comunali nel Nordreno-Westfalia del 2009.

Noi non tollereremo né un congresso internazionale di stampo razzista né permetteremo che il partito Pro Köln/Pro NRW possa portare avanti indisturbato la sua propaganda razzista.
Per questa ragione chiamiamo tutti a raccolta per impedire questo congresso!
Questo obiettivo può solo riuscire se durante quei giorni un numero più alto possibile di persone bloccherà il luogo in cui si tiene la manifestazione e impedirà il passaggio ai militanti della destra.
Sebbene abbiamo diversi punti di vista politici, questo obiettivo ci
unisce.
Ci contrapporremo a questo congresso con fermezza e il nostro
intervento sarà comune e ricco di una grande varietà di posizioni.
Tramite la disobbedienza civile respingeremo Pro Köln e suoi seguaci.
Partecipate ai blocchi di massa davanti al luogo di svolgimento del congresso!
Non passeranno!

postato da: MarkusWolf alle ore 05:59 | link | commenti
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lunedì, 28 luglio 2008

Notiziario del Campo Antiimperialista del 14 Luglio

Notiziario del 14 Luglio      
Monday, 14 July 2008
Questo Notiziario contiene:

1. DOPO L’IRAQ E IL LIBANO, L’IRAN - APPELLO
Fai sentire la tua voce contro la nuova guerra imperialista
2. IN RISPOSTA A QUELLI CHE NON CI CREDONO
Perché riteniamo che i compagni nordamericani abbiano ragione
3. LA MOSCHEA DI VIALE JENNER A MILANO
Diritti e lotta per i diritti di Hamza R. Piccardo
4. LE FARC SULLA QUESTIONE BETANCOURT
COMUNICATO DELLE FARC-EP: SULLA FUGA DEI 15 PRIGIONIERI DI GUERRA
1. DOPO L’IRAQ E IL LIBANO, L’IRAN - APPELLO
Fai sentire la tua voce contro la nuova guerra imperialista

HANNO GIA’ DATO LA LORO ADESIONE: LUCIO MANISCO, HAMZA PICCARDO,

«Quello che veniva considerato un incubo impossibile incombe invece minaccioso sull’umanità.

Le forze armate israeliane, con la copertura e l’appoggio di quelle degli Stati Uniti, stanno per sferrare un attacco devastante contro l’Iran allo scopo di distruggere le centrali nucleari di questo paese.

La stessa Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica come pure gli stessi servizi segreti nordamericani hanno smentito la Casa Bianca e il governo israeliano, affermando che non ci sono prove che il governo iraniano voglia utilizzare queste centrali a scopi militari.

Come accadde per aggredire l’Iraq, anche questa volta il pretesto dell’attacco è lo spauracchio delle «armi di distruzione di massa».

Come allora anche in questo caso Stati Uniti e Israele sono pronti a calpestare la legalità internazionale e le stesse Nazioni Unite pur annientare ogni paese ostile al loro disegno strategico. Quale sia questo disegno è evidente: sconfiggere ogni Resistenza popolare, imporre governi fantoccio in tutto il Medio Oriente, controllare i pozzi e le rotte petrolifere al fine di rafforzare la propria soffocante egemonia mondiale.

Bush non solo ha dato via libera ad un attacco aereo israeliano, ha anche assicurato il pieno appoggio americano in caso di reazione iraniana. La più potente armata aerea, navale e terrestre che la storia abbia mai visto è infatti schierata attorno all’Iran.

Berlusconi, che non nasconde la sua simpatia per i guerrafondai americani e israeliani, ha assicurato che farà la propria parte nel sostenere l’attacco. E’ in chiave antiraniana che va infatti interpretata la gravissima decisione di autorizzare i soldati italiani presenti in Afganistan a partecipare a pieno titolo alle operazioni belliche, oggi contro la Resistenza, domani contro il confinante Iran.

Negli Stati Uniti il Movimento contro la guerra ha da tempo lanciato un appello contro questa nuova guerra imperialista e ha indetto per il 2 agosto una prima giornata di mobilitazione.

Invitiamo tutte le forse e le soggettività che in Italia e in Europa sono contro la guerra «senza se e senza ma», ad accogliere quest’appello, a prepararsi per una massiccia protesta popolare.

Sappiamo che l’estate non è un momento propizio per scendere in piazza. Tuttavia la minaccia incombente ci impone di agire.

Per questo invitiamo chiunque abbia a cuore la pace e detesti, assieme all’arroganza imperiale americana, la tracotante aggressività israeliana, a partecipare al presidio di solidarietà col popolo iraniano che si svolgerà a Roma il 6 agosto, nell’anniversario del genocidio di Hiroshima, proprio sotto l’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran.»

Per aderire al presidio e COSTRUIRE ASSIEME UNA VASTA MOBILITAZIONE CONTRO LA PROSSIMA GUERRA:
stopguerrairan@fastwebmail.it


2. IN RISPOSTA A QUELLI CHE NON CI CREDONO
Perché riteniamo che i compagni nordamericani abbiano ragione

Nel Notiziario del 20 giugno abbiamo raccolto e rilanciato l’appello dei compagni nordamericani per una mobilitazine urgente contro l’aggressione all’Iran. Lo abbiamo fatto perché siamo daccordo con loro che l’attacco all’Iran non solo è altamente probabile ma imminente. Né i compagni nordamericani né noi abbiamo la palla di vetro. Abbiamo semplicemente messo assieme tutti i pezzettini del grande puzzle della politica estara di Bush. Né l’occupazione dell’Afghanistan né quella dell’Iraq erano azioni fini a se stesse, motivate solo dalla necessità di far fuori regimi nazionalisti ostili. Erano piuttosto passi obbligati per realizzare un disegno strategico arcinoto: «il nuovo Medio oriente». Questo disegno implica necessariamente tagliare la testa del drago, ovvero azzoppare se non travolgere la Repubblica Islamica dell’Iran, che da anni, abbandonata l’idea dell’esportazionde in versione shiita della rivoluzione islamica, è riuscita invece a porsi come bastione di un ampio e trasversale schieramento antimperialista e antisionista. L’alleanza con HAMAS come pure altre forze tradizionalmente ostili alla Shia, è il più grande successo di questa strategia iraniana. La saldatura con il Venezuela di Chavez è un altro tassello della visione strategica di Tehran. La politica collaborativa con gli USA applicata in Iraq, per quanto nefasta, non contraddice ma conferma a suo modo la rotta di collisione tra Tehran e Washington.

Molti nostri amici tuttavia obiettano: «Gli americani hanno già tanti guai in Iraq e Afghanistan, figurarsi se mo’ attaccano Tehran!». Qui sta l’errore. Gli USA, se non vogliono abbandonare con conseguenze per essi gravissime il loro disegno strategico, e se non vogliono lasciare le penne in Iraq e Afghanistan, non possono lasciare andare le cose per l’attuale corso; debbono anzi alzare il tiro, debbono osare il colpo di maglio. Non pensano certo ad un’invasione di terra stile Afghanistan o Iraq, no, questo non possono permetterselo. Pensano piuttosto ad un conflitto come quello con la Jugoslavia: ad un massiccio attacco missilistico e aereo che mentre provocherebbe danni incalcolabili all’Iran, poche perdite significherebbe per loro. Quello che Bush vuole è un cambio della guardia a Tehran allo scopo di far fuori l’ala antiamericana e favorire l’ascesa al potere di frazioni politiche disposte a sottomettersi.

Sostegono poi i nostri critici che essendo Bush a fine mandato e il governo Olmert sia moribondo, l’attacco in grande stile è altamente improbabile. Errore! L’attacco diventa più probabile proprio per queste ragioni. Bush e il blocco guerrafondaio che lo sostiene vogliono in ogni modo ipotecare, ovvero tracciate i binari di ferro sui quali dovrà procedere la politica estera della amministrazione che si insedierà nel febbraio 2009. D’altra parte l’interfaccia di questo blocco guerrafondaio, quello sionista israeliano ritiene che proprio un primo ministro debole come Olmert, appunto per evitare la propria debacle, sia quello più adatto a sferrare un attacco contro l’Iran. L’Esercito israeliano poi, dopo la figuraccia in Libano nel luglio 2006, non ha meno bisogno di Olmert di riscattare la sua immagine di potenza ed afficenza.

I nostri critici obiettano infine che l’Iran non è l’Iraq, e che le conseguenze di un attacco israelo-americano sarebbero devastanti per tutto il Medio oriente e la stessa economia mondiale. E se gli iraniani riuscissero a chiudere lo stretto di Ormutz? A quanto schizzerebbe il barile di petrolio? E se Tehran decidesse di muovere le sue pedine in Iraq e Afghanistan, e in Libano? In che guai si ficcherebbero gli imperialisti? Il punto è che nei guai ci sono già, ed essi debbono agire per invertire la tendenza dominante che li vede appunto in grave affanno. Domanda: qualcuno dubita forse che chi e’ al potere negli USA e in Israele sia pronto a tutto, anche a richiare un conflitto totale, pur di dominare l’area geopolitica più importante del mondo?

Questo il ragionamento non solo nostro, ma degli antimperialisti nordamericani e di molti altri che stanno iniziando la mobilitazione contro la minaccia di guerra.
Per questo occorre muoversi, agire, protestare, fare tutto quello che può e si deve fare per inceppare la macchina bellica imperialistica.
O vogliamo trovarci in piazza all’ultimo momento come accadde la notte del 10 ottobre 2001 quando inziarono i bombardamenti su Kabul?


3. LA MOSCHEA DI VIALE JENNER A MILANO
Diritti e lotta per i diritti di Hamza R. Piccardo


La questione della moschea di Viale Jenner rischia di riscaldare ulteriormente l'estate già calda su diversi fronti politici e, siccome difficilmente passeranno l'aggravante per clandestinità, il reato di immigrazione clandestina, la legge salva Berlusconi, il lodo schifezza ecc. ecc perchè non rifarsi la faccia, pardon i muscoli, prendendosela con i più deboli... zingari, rom, musulmani, non necessariamente nell'ordine.

Dopo averlo "promesso al suo elettorato" Maroni piomba a Milano e convoca una runione in prefettura per decretare che "quella moschea non ha da essere, nè domani nè mai". Non ci sono le condizioni igieniche, non ci sono i parcheggi, il venerdì gli oranti occupano i marciapiedi ecc.ecc.

Tutte cose risapute e meglio di tutti le hanno ben presenti i fratelli che gestiscono l'Istituto Culturale Islamico di Milano (questo il nome formale di quello che tutti chiamano "Mahd" che stanno cercando da anni un luogo più consono allo svolgimentodelle loro, attività e proporzionato alla cospicua affluenza di fedeli nel giorno della preghiera settimanale e non solo.

Ci scriveva nei giorni scorsi un nostro lettore (non musulmano):

Nonostante la Costituzione della Repubblica Italiana affermi che non vi devono essere distinzioni in base alla religione, si assiste ormai da anni alla pressoché totale violazione di tale enunciato: pubbliche amministrazioni che, con cavilli burocratici quali la non conformità di impianti elettrici o altre disposizioni ASL dispongono la chiusura di luoghi di preghiera islamici – non importa se altri luoghi di preghiera quali quelli cristiani o addirittura le scuole pubbliche sono del tutto fuori norma e continuano ad essere utilizzati. Quando poi alcune comunità ri rendono disponibili a costruire a proprie spese un luogo di culto rispettoso della propria dignità e del decoro comune, tali amministrazioni pongono altre serie di cavilli burocratici, o addirittura leggi regionali che di fatto ne impediscono l'apertura. Clamorose sono le dichiarazioni del vicesindaco di Milano che, con la scusa che il territorio di Milano è molto urbanizzato, non è possibile costruire alcuna moschea nel proprio territorio. Ovviamente i mega centri commerciali che distruggono la vita agli abitanti della zona potranno continuare ad essere costruiti.

Sante parole, dettate dal buon senso ma si oggi il buon senso è merce che scarseggia.

Ad agosto, (fine?) il Mahd "dovrà" chiudere, cessare ogni attività a meno di una soluzione che al momento sembra lontano dopo che l'intransigenza leghista ha fatto saltare quella possibilità di concedere ai musulmani il velodromo del Vigorelli per la preghiera del venerdì.

Da molte parti si scorge nell'atteggiamento leghista una volontà provocatoria, mirante a scatenare reazioni a fronte delle quali passerebbe la criminalizzazione dell'intera comunità islamica milanese. Se così fosse speriamo con tutto il cuore che rimaranno con un palmo di naso se la comunità saprà reagire e resistere nel quadro d'iniziative di lotta pacifiche e non violente e saldare attorno a sè una parte importante della città che è già nauseata da certi atteggiamenti.

Provenienti, per la stragrande maggioranza da paesi che pur nella finzione "democratica" delle loro costituzioni, ignorano quasi totalmente i diritti civili così come l'intendiamo in Occidente, i musulmani che vivono in Italia si trovano fortemente a disagio di fronte ad un sistema che sbandierando i diritti dell'uomo li nega nei fatti.

La lotta civile e democratica, pacifica e non violenta ma strenua e determinata non è nelle loro corde. Ma è tosto l'ora che apprendano che i diritti nessuno li ha mai regalati, essi sono il frutto di un'azione che ha determinato favorevoli rapporti di forza e che, anche se scritti nella Costituzione e regolati dalle leggi, essi devono essere difesi e possibilimente ampliati.

In caso contrario, il potere, ogni potere, cercherà di riprenderseli, di annullarli, di svuotarli di significato perchè... perchè un regolamento di polizia urbana non è stato rispettato, perchè "la tipologia" è incongrua, perchè...

Abbiamo proposto ai nostri fratelli dell'Istituto di non farsi isolare, di chiamare a raccolta i rappresentanti delle associazioni islamiche della provincia di Milano ( e poi della Lombardia) e costituire un coordinamento che sappia pianificare una strategia di resistenza civile e non violenta atta a costringere le istituzioni a deideologizzare i loro comportamenti e occuparsi con saggezza e continuità delle problematiche connesse con la presenza di molte decine di migliaia di musulmani sul loro territorio.

In questi termini e condizioni non potremo far mancare ai nostri fratelli tutto il sostegno nazionale e internazionale che potremo mobilitare intorno a loro.

4. LE FARC SULLA QUESTIONE BETANCOURT
COMUNICATO DELLE FARC-EP: SULLA FUGA DEI 15 PRIGIONIERI DI GUERRA

1. La fuga dei 15 prigionieri di guerra, avvenuta lo scorso 2 luglio, è stata conseguenza diretta dello spregevole comportamento di César ed Enrique, che hanno tradito il loro impegno rivoluzionario e la fiducia che era stata riposta in entrambi.

2. Indipendentemente da un episodio come quello successo, che può darsi in qualunque conflitto politico e militare in cui si presentano vittorie e sconfitte, manteniamo vigente la nostra politica di materializzare accordi umanitari che portino all’interscambio e che proteggano inoltre la popolazione civile dagli effetti del conflitto. Persistendo nella liberazione militare come unica via, il governo dovrà accettare tutte le conseguenze della propria temeraria ed avventuriera decisione.

3. La lotta per liberare i nostri e gli altri combattenti politici incarcerati sarà sempre all’ordine del giorno nell’insieme delle unità fariane, e specialmente nella loro dirigenza. Portiamo tutti loro nella mente e nel cuore.

4. In nessuna parte del mondo e in nessun momento della storia è stato facile il cammino per conquistare trasformazioni rivoluzionarie, anzi, e perciò il nostro impegno si accresce di fronte ad ogni nuova sfida o difficoltà.

5. La pace di cui ha bisogno la Colombia dev’essere il risultato di accordi che beneficino le maggioranze, e non sarà la pace dei sepolcri basata sulla corruzione, il terrore dello Stato, la fellonia ed il tradimento. Le cause per le quali lottano le FARC-EP continuano ad essere vive, e il presente è di lotta ma il futuro è nostro.

Segretariato dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP


Montagne della Colombia, 5 luglio del 2008

 

 

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giovedì, 05 giugno 2008

MAI PIU' AL GOVERNO COI PADRONI APPELLO



Firma l'appello - appello@costituenterivoluzionaria.org
Chi promuove o aderisce a questo appello ha provenienze e collocazioni differenti: siamo militanti, attivisti e sostenitori di organizzazioni politiche comuniste e del sindacalismo di classe. Diversa è anche la valutazione che facevamo, prima delle elezioni del 14 aprile, sulla possibilità o meno di condizionare a sinistra il governo Prodi. Oggi ci ritroviamo tutti d'accordo su alcuni elementi essenziali di bilancio necessari per un rilancio dei comunisti.
1) BILANCIO DELLA PARTECIPAZIONE DEI COMUNISTI AL GOVERNO PRODI

Due anni di partecipazione dei partiti più grandi della sinistra al governo Prodi ha portato a un peggioramento delle condizioni di vita dei lavoratori, dei giovani, degli immigrati. Il potere d'acquisto dei salari è diminuito; le condizioni di lavoro nelle fabbriche sono peggiorate e per questo continua a crescere il numero dei morti sul lavoro; il lavoro precario è diventato la condizione abituale per milioni di giovani; l'età pensionabile è stata aumentata e ora si preparano a distruggere il contratto nazionale di lavoro. I Cpt non sono stati chiusi e anzi sono state promosse politiche dal chiaro segno razzista, inseguendo sul terreno della cosiddetta "sicurezza" la destra reazionaria, con caccia a Rom e rumeni. Le spese militari sono aumentate, con il via libera al Dal Molin e si è avuta un'accelerazione nelle privatizzazioni dei servizi, nello smantellamento della scuola pubblica, nella devastazione del territorio per favorire gli affari delle imprese. Gli unici a guadagnarci sono stati i padroni, che hanno moltiplicato i profitti, hanno ricevuto miliardi dalle casse pubbliche e attuato il loro programma nell'assenza di una reale mobilitazione di opposizione dei lavoratori, anche grazie alla presenza al governo dei partiti della Sinistra Arcobaleno, che hanno persino rinunciato ai simboli storici del movimento operaio, alla falcemartello.
Alla fine di due anni di partecipazione di Prc e Pdci al governo, infine, Berlusconi ha vinto per la terza volta e la sinistra non ha più nessuna rappresentanza parlamentare.
2) VA FATTO UN BILANCIO STORICO: E' FALLITA L'IPOTESI DI UN GOVERNO COMUNE DI PADRONI E LAVORATORI

Alcuni di noi (non tutti) ci avevano creduto. Avevano creduto, cioè, che fosse possibile esercitare una pressione su un governo che (ne eravamo consapevoli dall'inizio) non era nostro. Ma la pressione di Rifondazione e Pdci -se c'è stata- non ha portato ad alcun effetto e viceversa abbiamo pagato la presenza al governo con la rinuncia a costruire lotte contro il governo che sostenevamo. Ora siamo tutti d'accordo nel dire che è necessario fare un bilancio complessivo che vada oltre questa esperienza di due anni, che guardi a tutta l'esperienza storica del movimento operaio. Riconosciamo che in tutta la storia degli ultimi due secoli non si è dato un solo esempio in cui un governo comune di padroni e operai abbia portato benefici, seppure minimi, agli operai. Ogni volta, anzi, i lavoratori hanno subito i costi dei "risanamenti" del capitalismo, perso al governo le conquiste che avevano strappato con le lotte e si sono allontanati ulteriormente da una prospettiva di alternativa di potere e di società.
3) TUTTE LE COSTITUENTI PROPOSTE OGGI RILANCIANO L'IDEA DI UN GOVERNO CON LA BORGHESIA E IL PD

E' sulla scorta di questo bilancio che soppesiamo tutte le proposte che oggi vengono avanzate da più parti per risolvere la crisi drammatica della sinistra.
C'è chi, come Bertinotti e Vendola, propone una "costituente della sinistra" che superi il comunismo e dia vita, nei fatti, a una forza socialista. C'è chi, come Ferrero e Grassi, propone di rilanciare Rifondazione Comunista. C'è chi, come Diliberto e Giannini, propone una "costituente dei comunisti". Si tratta di proposte diverse ma accomunate da uno stesso riferimento di fondo: l'idea che si debba, prima o poi, tornare a governare con la borghesia "progressista", col Pd di Veltroni e D'Alema, nazionalmente come nelle giunte locali.
Gli stessi dirigenti che hanno promosso la "costituente dei comunisti", al di là di un richiamo a nomi e simboli che pure noi rivendichiamo, hanno infatti subito accolto con entusiasmo le recenti aperture di D'Alema al rilancio di un'alleanza di governo tra il Pd e i partiti della sinistra.
4) SERVE L'UNITA' DEI COMUNISTI: MA NON PER TORNARE AL GOVERNO COI PADRONI

Molti compagni davanti a questa ennesima sconfitta della sinistra sostengono la necessità di ritrovare l'unità e in primo luogo l'unità dei comunisti. Pensiamo che sia giusto. Ma crediamo che non sia possibile costruire questa unità rimuovendo il bilancio di questi due anni, ignorando il bilancio storico di tutte le esperienze di governo, continuando a governare oggi in tante città con il Pd e rilanciando questa stessa prospettiva di governo comune nazionalmente. Ai dirigenti che invocano "l'unità dei comunisti" va detto: noi siamo d'accordo, serve l'unità di classe, ma allora impegnatevi da subito a non sostenere mai più un governo con i banchieri.
Noi, firmatari di questo appello, partiamo da posizioni programmatiche differenti e oggi militiamo in organizzazioni diverse. Non pensiamo che questo ci impedisca di discutere e di fare questa discussione senza interrompere la battaglia di opposizione contro il nuovo governo Berlusconi. Ma siamo convinti che per fare tutto questo sia necessario partire almeno da una certezza comune: mai più al governo con i padroni!
5) COSA PROPONIAMO

A tutti i militanti e gli attivisti -ovunque collocati, politicamente e sindacalmente- ai tanti compagni senza tessera e a tutte le organizzazioni e comitati che condividono questo punto di partenza -mai più al governo con i padroni, nelle città come nazionalmente- proponiamo di sostenere questo appello, di diffonderlo e raccogliere attorno ad esso nuove adesioni. Sappiamo che l'idea dell'autonomia dalla borghesia e l'opposizione di classe ai suoi governi non è di per sé sufficiente per costruire quel nuovo partito comunista radicato e di massa di cui c'è bisogno. Ma si tratta -di questo siamo convinti- del punto di partenza obbligato per delimitare un campo comune di discussione che, pur senza avere la pretesa di annullare d'incanto le differenze, ci consenta di non partire da un terreno che già sappiamo fallimentare, quello governista, per evitare di ricadere subito nella stessa sconfitta.
Vogliamo organizzare in ogni città banchetti per promuovere questa prospettiva, raccogliere adesioni a questo appello, indire assemblee pubbliche in vista di una assemblea nazionale da organizzare in autunno, in un intreccio stretto tra una discussione in cui ogni singolo o organizzazione intervenga con il proprio punto di vista e la lotta unitaria contro Berlusconi.
Se saremo riusciti in questo lavoro, raccogliendo forze e approfondendo intanto tra noi la discussione, potremo poi fare un passo avanti reale nella costruzione di una nuova unità dei comunisti su basi chiare, in una costituente dei comunisti rivoluzionari che abbia come baricentro le lotte ma che non escluda la possibilità di presentare alle prossime scadenze elettorali (a partire dalle europee) una lista unitaria con la falcemartello e che miri a costruire quel partito comunista che oggi ancora non c'è, un partito che lotti per un'alternativa vera al capitalismo.




Promotori - primi firmatari



Mino Capettini - Direttivo Regionale lombardo Cub Trasporti (Promotore dello sciopero ad oltranza dei lavoratori dei trasporti di Milano del dicembre 2003)
Enzo Caccese - Operaio, Rsu Filtea Cgil, Gruppo Safilo (Venezia)
Domenico Petruzzelli - Presidente Movimento disoccupati di Bari
Claudio Signore - Delegato Rsu ATM Milano (Promotore dello sciopero ad oltranza dei lavoratori dei trasporti di Milano del dicembre 2003)
Cesare Castellani - Comitato operaio contro l'amianto (Latina)
Claudio Onorato - Comitato operaio contro l'amianto (Latina)
Patrizio Cacciotti - Dir. Naz. Rdb Cub
Giorgio Silvestrini - Megafono Rosso - per l'Unità degli studenti in lotta
Stefano Morini - Operaio Fincantieri, Fiom Cgil (Ancona)
Giovanna Bosco - Insegnante, Rsa Cgil Flc (Salerno)
Orlando Micucci - Dipendente pubblico (Ancona)
Cassandra Steca - Collettivi studenti medi (Fermo)
Stefano Bonomi - Collettivo Valseriana antifascista (Bergamo)
Oltjon Collaku - Comitato Via le truppe - campagna europea per il ritiro delle truppe
Nicola Filannino - Coordinamento provinciale per la ripubblicizzazione dell'acqua (Barletta-Adria-Trani)
Maurizio Torelli - Operaio Biesse, ex membro del direttivo Fiom Cgil (Pesaro)
postato da: MarkusWolf alle ore 14:11 | link | commenti
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